lunedì 14 marzo 2011

L'USO IMPROPRIO DELLA LINGUA ITALIANA

“Guascone” in italiano significa spaccone,sbruffone,insomma il classico ammazza sette e storpia quattordici.Il termine,di derivazione letteraria,viene usato in accezione bonaria per identificare quella che si potrebbe definire anche una “simpatica canaglia “,sempre pronta a far rissa, ad accettare sfide improbabili o ad intraprendere imprese ai limiti della praticabilità.Berlusconi dice di aver baciato la mano a Gheddafi perché ama tenere comportamenti guasconi.C’è qualcosa che non quadra.O Berlusconi ha una conoscenza solo approssimativa della lingua italiana oppure ha in cantiere una riforma del vocabolario che gli consenta di attribuire nuovi significati alle parole che usa.Quando sento la parola guascone,infatti,mi tornano alla mente i Tre Moschettieri partoriti dalla fantasia di Dumas padre.Gente dal fioretto facile e dall’orgoglio smisurato,non certo incline a prostrarsi al potente in un atto di deferenza tanto mortificante.Un guascone la mano se la fa baciare,semmai;un guascone non si fa insultare come ultimamente Gheddafi ha fatto con il governo italiano,senza rispondere pan per focaccia;né tanto meno, si fa minacciare dal figlio del rais senza restituire un’immediata stoccata.In un’accezione negativa,però,il termine guascone sta a significare anche smargiasso,fanfarone,cioè colui che si vanta oltre misura di successi reali o immaginari o che fa bella mostra di un coraggio che non ha.Non credo che Berlusconi conoscesse questo secondo significato,che è quello invece che meglio descrive la genuflessione del premier al rais libico.Infatti Cerottone,credendo di essersi proclamato Moschettiere di Sua Maestà, ha continuato a suonare la fanfara,vantandosi,non più tardi di ieri,di essere un eroe e un temerario. Anche in questo caso l’uso della lingua italiana appare zoppicante.Quale eroismo si cela dietro una vita spesa tra bunga bunga,zoccole,privilegi e baci a mano di dubbia moralità?Non è dato saperlo.Io da sempre attribuisco un significato diverso alla parola eroe.Eroi,ad esempio,erano Paolo Borsellino e Giovanni Falcone,due magistrati che hanno perso la vita per servire lo Stato, indagando sui non limpidi rapporti fra cosa nostra e il fanfarone incerottato.Eroe è Ingroia, magistrato che rischia la vita tutti i giorni per combattere la mafia,e sale su un palco a mettere la propria faccia contro una riforma della Giustizia volta a sovvertire lo Stato di diritto. Ma Ingroia,per questa gente che non conosce la lingua italiana e la decenza,è solo un comunista che deve dimettersi.D’altra parte il magistrato palermitano ha fatto condannare per mafia Marcello Dell’Utri.Il quale,subito dopo la sentenza,tutto sorridente, definiva come eroe Mangano.Così il cerchio si chiude.Sugli eroi guasconi e sul nostro vocabolario.

Blackswan, lunedì 14/03/2011