giovedì 13 ottobre 2011

THE WATERBOYS - FISHERMAN'S BLUES


Quando nel 1983 Mike Scott, scozzese di Edimburgo, forma i Waterboys e pubblica il primo album, la stampa specializzata comprende subito di avere a che fare con un talento ispiratissimo.Da un lato, infatti, Scott dimostra una facilità di scrittura non comune ( il primo singolo, " A Girl Called Johnny", canzone dedicata alla musa Patti Smith, balza in vetta alle classifiche alla velocità della luce ); dall'altro, pare subito chiaro che i suoi Waterboys hanno tutte le carte in regola per sostituirsi nell'immaginario collettivo agli inglesi Fairport Convention, leggendaria band di folk rock.I due dischi successivi ( "A pagane place " e soprattutto l'ambizioso " This is the sea " ) confermano in pieno le buone impressioni suscitate dall'esordio e strappano consensi a critica e pubblico.Il successo in terra d'Albione non appaga,però,le velleità artistiche di Scott,che oltre ad essere talentuoso,è però anche musicista assai esigente e lunatico.Stufo dell'ambiente londinese, accetta l'invito di un amico e si trasferisce a Dublino,con l'intento di passare qualche settimana alla scoperta delle radici folk irlandesi.Scott, nell'isola color smeraldo, resterà,invece, 5 anni, durante i quali, raggiunto dalla band al completo, porta a compimento le registrazioni di " Fisherman's Blues ". Nasce qui, nella verde terra d'Irlanda,il disco migliore targato Waterboys.La dimensione meno internazionale, ma sicuramente più rilassata e bucolica, i tempi dilatati, la pace del buen retiro della splendida Spliddle House, ritratta sulla copertina del disco, e il contributo di alcuni musicisti nostrani, consentono a Scott di completare il percorso artistico iniziato cinque anni prima: recuperare le radici folk ( non però il folk caciarone e punk dei Pogues ), plasmandole all'urgenza espressiva del rock, con un approcio a tratti anche filologico, i cui riferimenti sono i citati Fairport Convention, Van Morrison, Patti Smith e U2. Ne esce un disco intenso, epico, perfettamente equilibrato nella commistione fra l'acustica della tradizione e certe ruvidezze elettriche tipiche del rock, e che alterna quindi momenti di energia pura ad altri di sincero ed evocativo lirismo.L' l'intensissima title track è l'esempio più calzante di quanto si diceva:una ballata rock blues vestita di violini e mandolino, in cui la voce roca di Scott crea un ponte atemporale fra l'Irlanda e gli Stati Uniti.Ancora più rock, è l'interminabile cavalcata della vibrante " We will not be lovers " in cui il basso di Trevor Hutchinson fa da contrappunto martellante all'ipnotico crescendo di mandolini e fiddle. Di suggestioni irlandesi fa invece il pieno la struggente " Strange Boat ", in cui sciabordii di violini ritmano una danza lieve che sfuma nel suono evocativo dell'armonica.L'omaggio a Van Morrison con una cover memorabile di "Sweet Thing " e il pop-rock di "World Party " rappresentano le due vette dell'album, portando a perfetto compimento la costruzione di un wall of sound ricchissimo e a tratti addirittura sorprendente ( si pensi all'incalzante pianoforte iniziale di " World Party e alla tromba che spunta inaspettatamente nel finale di brano ).Il target si mantiene altissimo anche sulla seconda facciata, sulla quale spiccano il divertissement folk della rivitalizzante  "And a bang on the ear " e la chiosa dell'album, affidata a "The Stolen Child ", lirica rivisitazione dell'omonimo poema di Yeats, a cui segue una breve ma intensa cover della mitica " This Land Is Your Land " di Guthrie.Disco straripante di intuizioni e idee, passionale in modo sanguigno, suntuosamente prodotto da John Dunford e dallo stesso Scott, "Fisherman's blues" raggiunge l'obiettivo prefissato di rendere omaggio alle radici del folk irlandese, universalizzandole però attraverso la lingua panmondista del rock.Un progetto, quello di Scott che venne affrontato con la sbrigliata creatività di chi in testa un sogno di " Big Music ".Il risultato finale delle lunghe e contrastate sessioni di registrazione, infatti, oltre che alle dodici canzoni in scaletta, porta alla luce complessivamente circa settanta brani, tanto che Scott,con parte del materiale tratto dalla lavorazione del disco ( e originariamente scartato per ovvi motivi di spazio ), pubblicherà nel 2001, un'altra piccola gemma dal titolo " Too Close to Heaven".

Blackswan, giovedì 13/10/2011

 

9 commenti:

Massi ha detto...

Mi sa che li sentirò sti Waterboys

novalis ha detto...

Un disco obbligatorio in ogni discografia che si rispetti.
Scrissi anch'io qualcosina > QUI

Alligatore ha detto...

Mi ricordo di aver consumato quel disco (avevo la cassetta, a dire la verità).

Blackswan ha detto...

@ Massi : vista la recensione di tre giorni fa,mi è venuta voglia di tornare a sentire questo.Un disco che mi accompagna da quando è uscito.

@ Novalis : Concordo e sono felice di avere una discografia rispettabile :) Ho letto la tua recensione e come sempre ti trovo ineccepibile.

@ Alligatore : Anch'io,giuro!Cassetta e poi, quando si è consunta,cd.

Sandra M. ha detto...

....Vorrei essere un pescatore lontano dalla terraferma
e dai suoi ricordi amari....
Bellissimo!

Resto In Ascolto ha detto...

e beh! this is the sea e il blues del pescatore hanno camminato con me per molti anni. è stato un bell'andare e di tanto in tanto le sirene di We will not be lovers e sweet thing mi catturano e mi trascinano nei loro mondi. grazie per averli ricordati!
gianni

lozirion ha detto...

Grande album! Di quelli che ti segnano.... "We will not be lovers" la ascolterei a ripetizione, è eccezionale, ma secondo me la più intrigante resta "And A bang On The Ear", non so di preciso perchè, ma mi prende un sacco....

chaillrun ha detto...

un 10+ a te che hai citato Jeff Buckley con Eternal Life nella gara delle canzoni anni '90 di Lozirion.
ciao

Blackswan ha detto...

@ Sandra : testo bellissmo e inizio fulminante.e la voce roca di scott non ci risaprmia proprio nulla in termini di emozioni.

@ resto in ascolto : Grazie a te, Gianni.E' bello condividere la musica :)

@ Lozirion : anche io ho una passionaccia per "We will not be lovers ",che nonostante l'estetica folk ha un'anima rock immensa.

@ Chaillrun : Grace è il mio disco per sempre,il primo che metterei in valigia per l'isola deserta.Prometto che prima o poi gli dedico una super recensione :)Grazie per il 10+,era dalle elementari che non prendevo un voto così alto :)