mercoledì 2 novembre 2011

THE CLASH - LONDON CALLING

Ho una foto in corridoio, proprio davanti al mio studio. E' la foto di Joe Strummer, leader dei Clash, cantore di un'epoca, idolo di una generazione. Joe mi guarda insistentemente, con quegli occhi carichi di rabbia e di consapevolezza, ma nel contempo dolcissimi.Ogni tanto ricambio lo sguardo, cerco ispirazione. Non credo di essere in grado di dire una parola su “London Calling”, perchè anche se è stato uno dei dischi più importanti della mia vita, lo sento un lavoro così decisivo e seminale, da ritenere ancora oggi di non averlo compreso in tutte le sue sfumature, di non avere sufficienti nozioni per inquadrarlo chiaramente. E poi, è un disco che  vivo visceralmente, e allora raccontarlo sarebbe un pò come se, al top dell'innamoramento, cercassi di parlare obiettivamente della persona amata : finirei per ridurmi a scrivere una sequenza di sesquipedali banalità.Nonostante ciò, continuo a muovere le dita sulla tastiera cercando le parole, o quanto meno l'abbrivio di un'idea che possa trasmettere nel monitor del pc la mia passione per i Clash, la stima smisurata per Strummer, l'amore incondizionato per ” London Calling “. No, non ho idee. Ho gli occhi di Joe puntati addosso, le note di " Hateful "nelle orecchie, la copertina del cd in bella mostra accanto a me, ma non uno straccio di idea.Non mi resta che procedere per banalità, dunque. Iniziando, magari, dalla copertina più famosa della storia della musica.Lo scatto memorabile che immortala Paul Simonon che sfascia il basso ( l'unico nella sua vita, ha giurato in un intervista ), dopo un concerto pessimo.Un istante di rabbia, un gesto di una furia brutale e incontrollata. Simonon non è Hendrix che brucia la chitarra in un rito sciamanico di catarsi e idolatria verso lo strumento che sta rivoluzionando la musica.Simonon è solo un bassista punk, che reagisce così alle intemperanze del pubblico e all’inutilità di un live act che non lascerà traccia.Un'immagine, questa, che più delle spille da balia, dei capelli alla mohicana e degli anfibi, è in grado di parlare di una generazione e del movimento che questa generazione ha rappresentato. E c'è di più. La copertina di " London Calling " ricalca pedissequamente il lettering di quella del primo disco di Elvis Presley. Dicotomia lacerante, tra sberleffo e continuità della tradizione, come a dire :”Il rock'n'roll è morto, viva il punk! “. Certo, ma anche:ora ci siamo noi, la musica non morirà mai, ha di nuovo i suoi paladini, i suoi miti, idoli di una nuova epoca, ma altrettanto leggendari. Mai una copertina è riuscita a parlare così chiaramente del contenuto del disco che racchiude.E' il 1979, siamo all'apice dell'epopea punk. Mentre gran parte del movimento è ancora alle prese con la pars destruens ( azzerare il prog-rock, i virtuosismi seventies, gli orpelli classici e la magnieloquenza, e  gettare napalm sulla conformista società inglese, tutta the, tories e regina ), i Clash volano già oltre, costruiscono un genere, un suono, un'ipotesi ( realizzata ) di musica, che ancora oggi fa parte del bagaglio culturale di tantissime rock band del momento. Distruggere, radere al suolo, sovvertire, è la base. Ma la tradizione non va rinnegata in toto.Va ripresa, plasmata, adattata alle nuove esigenze musicali.Si crea un suono che parte dal punk, riprende Elvis, e tutto rimastica in una centrifuga visionaria che attinge al reggae, al folk, al funky, al jazz, al pop, alla dance, e anticipa  addirittura il movimento hip-hop che esploderà di lì a breve.L'approcio di Strummer per forma e contenuti è rivoluzionario, no-global, internazionalista, utopico,  davvero si pone al di là di ogni frontiera, anche temporale. Ma ci pensate quanta gente ha ereditato da “London Calling” e dai Clash dal 1979 ad oggi ? In ordine sparso: Manu Chao, Billy Bragg, Rancid, Gaslight Anthem, Hard Fi, The Pogues, Rocket from the Crypt,The Night Marchers,The Bedouin Sounndclash,  Mano Negra, Asian Dub Foundation,  Redskins, gli italiani The Gang...e potrei continuare a riempire la pagina. In “London Calling “ ogni canzone è un punto esclamativo, un’ affermazione stentorea che il centro del mondo musicale è qui, tra le note di canzoni che si succedono, levigate dalla produzione pulita ed asciutta di Guy Stevens, in una costruzione di suoni che segnerà per sempre il futuro. La title track, che è punk per attitudine, che è punk per rabbia, che è punk nell'ululato beluino di Strummer, ma che reiventa le cooordinate di un hard-rock che infiamma, brucia, scortica.Così semplicemente perfetta, con il basso che entra perentorio, che si sviluppa ondivago ed altalenante, ed accompagna uno di quei riff di chitarra che ti si piantano al centro del cervello per non lasciarti mai più. La cover di " Bran New Cadillac ", rockabilly sverginato da un sardonico ghigno punk, gli anni ‘50 tritati in un suono futuribile a metà fra Batman e quello che sarà il divertissement adrenalinico degli Stray Cats. La filastrocca ubriaca di " Jimmy Jazz ", capace di sfiorare atmosfere da cotton club, fumoso e grondante perversioni notturne. Il folk marcio di "Hateful", il pop-rock sguaiato di "Rudie Can't Fail " e di " Lost In The Supermarket ", la militanza senza compromessi di " Spanish Bombs ", l'assalto usque ad finem della punkissima " Clampdown ", la violenza urbana e barricadera di "Guns Of Brixton ", il mal d'amore in acido di "Train In Vain ", l'iconoclastia  di "Koka Kola".Tutto il disco è pervaso da febbre creativa, da innovativi colpi di genio, da folgoranti illuminazioni che oltrepassano il monologo ormai noioso e ripetitivo di un punk senza consapevolezza. Joe continua a guardami dal corridoio, quasi incredulo per quanto ho scritto, per tutte le cose che ho pensato di aver trovato fra le note di "London Calling ". Lui, che si diede il nome di Strummer, strimpellatore, forse avrebbe detto molto più semplicemente: "Abbiamo fatto un buon disco, tutto qui ". C'è da crederci. Ho un amico che lo ha conosciuto. Anzi di più. Ci ha passato insieme un'intera notte ad Ibiza , l'estate prima che Strummer morisse.Ogni tanto gli chiedo di rifarmi vedere le foto di quell'incontro .Per lui sono solo la testimonianza di una serata un pò diversa dalle altre, per me la materializzazione di una leggenda, la prova che un dogma può essere dimostrato.Mi racconta sempre di un uomo simpatico, semplice, alla mano, capace di scherzare con un giovane italiano conosciuto poche ore prima come se si trattasse di un amico di lunga data. A fine racconto, ogni volta, ho le mani sudate e il groppo alla gola. E provo verso questo mio amico un’invidia che non proverei mai per niente al mondo.

PS : questo post è figlio di una promessa estemporanea fatta su questa pagina a Marco ( Blog Alice 77 ), con cui condivido l'amore per Strummer. Punks Not Dead !

Per ulteriori approfondimenti sul disco, con particolare rigurado alla copertina, vi suggerisco il bel post di Marco.Questo il Link :

http://blogalice77.blogspot.com/2009/11/la-copertina.html 

Blackswan, mercoledì 02/11/2011

16 commenti:

marco ha detto...

Grande Black, non potevi usare parole migliori.E' difficile spiegare come hanno cambiato le vite di molti di noi i clash e questo album.
Io ho una perversione quasi maniacale per questo album e la sua copertina(poster, vinile, cd,maglietta, sfondo nel cellulare e nel pc..) ed esattamente due anni fa, io scrissi questa cosa:

http://blogalice77.blogspot.com/2009/11/la-copertina.html

Non si poteva iniziare meglio la giornata, grazie :)

Lucien ha detto...

Bellissimo post. Un amore condiviso che si tramanda: nel suo appartamento universitario il primo poster che ha voluto appendere mio figlio è proprio questo.

Blackswan ha detto...

@ Marco : ogni promessa è debito :)Mi sono permesso di inserire in calce alla recensione anche il link del tuo bel post che mi sono letto tutto d'un fiato.

@ Lucien: grazie mille :)certi capolavori sono immortali.E poi la musica,più di ogni altra forma d'arte, ha il potere di unire le generazioni.E' qualcosa di magico, insomma.Anche di questo disco ho la copertina in tela appesa nel mio studio :)

pOpale ha detto...

Grande post e grande album

lozirion ha detto...

Gran bel post fratello!

E grandissimo album.... Io credo che ogni generazione abbia i propri idoli, i propri personaggi o gruppi che la rappresentano, che ne mostrano uno spaccato limpido, e i Clash sono stati questo per il punk, la vera punk band, più dei tanto idolatrati Sex Pistols e dei comunque eccezionali Ramones. Fanculo le spille, gli anfibi e le creste colorate, il punk è la rabbia, lo sfogo nervoso di chi non ci sta, e i Clash l'hanno mostrato al mondo....

Ernest ha detto...

applausi... ma tanti!

Blackswan ha detto...

@ Popale : Grazie mille,merito dei Clash :)

@ Lozirion :Grazie,bro :) diciamo che i Clash sono stati la consapevolezza del punk.Una cosa che mancava a quasi tutti gli altri.

@ Ernest : giro i tuoi graditissi applausi all'angelo Joe, che continua a far casino anche da lassù :)

face ha detto...

che dire ...un discone.

Anonimo ha detto...

Grande album è vero, ma che di punk non ha assolutamente nulla.
L'unico album di tale genere è il primo che però non regge il confronto con l'esordio dei Sex pistols, ma anche con svariati altri, x ray spex,Germs, DK, X, ecc.ecc.

gianf

Blackswan ha detto...

@ face : un discone con la D maiuscola :)

@ gianf : finalmente su qualcosa andiamo quasi d'accordo.il mio post,infatti,conteneva all'incirca le tue stesse considerazioni.:)

Alligatore ha detto...

Disco epocale, c'è poco d'aggiungere. Pure mio nipote ventenne (sono suo zio, non nonno) lo adora ... e questo è un mio grande vanto.

AngS ha detto...

grazie per la tua visita su AngeliSonnambuli

ho apprezzato molto....



AngS.

Blackswan ha detto...

@ Alligatore : non avevo dubbi che avessi un nipote in quanto zio e non nonno:)e non è affatto male avere vanti di questa portata :)

@ AngS : è stato un piacere.tornerò a trovarti presto.:)

novalis ha detto...

Mi accodo ai commenti precedenti, condividendoli in pieno. :)

Blackswan ha detto...

@ Novalis : leggendo i tuoi post,non avevo dubbi che avresti apprezzato i ragazzi :)

Granduca di Moletania ha detto...

Questo disco ha cambiato la vita ad una generazione intera. Ha aiutato tanti di noi a ragionare in un certo modo, grazie a Joe Strummer.
Tra poco saranno 9 anni dalla sua scomparsa e mi manca moltissimo.
Ma probabilmente manca ancora di più ai giovani d'oggi, visto che noi siamo stati fortunati a "conoscerlo", loro purtroppo no.