martedì 13 dicembre 2011

THE STYLE COUNCIL - CAFE' BLUE


La critica è sempre stata un pò ingenerosa nei confronti degli Style Council, anche se per certi versi, non a torto ( un finale d'avventura molto sottotono ). Prima c'erano i Jam, il modismo, le chitarre Rickenbacker, "The Gift" e l'embrionale talento di Weller che descriveva alla perfezione i fermenti di una generazione e un modo alternativo di vita. C'erano canzoni anfetaminiche, nelle quali il punk veniva concupito da sonorità tipicamente sixties, intrise di beat, di soul, di r'n'b.Il "modismo", non era solo uno stile musicale, ma una vera e propria filosofia che ispirava i giovani britannici a nuove modalità di comportamento, influenzando i costumi sociali a partire dall'abbigliamento ( quell'eleganza cheap fatta di capelli corti e cravattini neri ). Per cui la nascita degli Style Council, nuova creazione di Weller dopo lo scioglimento dei Jam, puzzava di tradimento lontano mille miglia.Se da un lato non erano in dubbio le qualità tecniche di Weller e Talbot, dall'altro si aveva l'impressione che quello stile musicale un po' troppo sofisticato fosse stato plasmato ad immagine e somiglianza del c.d. edonismo raeganiano che negli anni '80 intrideva molto rock di una ricercatezza effimera e posticcia ( ci sono alcune memorabili pagine di " American Psyco " di Bret Easton Ellis, che riflettono alla perfezione queste considerazioni ). Insomma, gli Style Council erano così poco amati, che i Tears For Fears ( i Tears For Fears, non una band di rock alternativo ! ), nel momento di loro maggior successo, inserirono nel testo di "Sowing The Seeds Of Love", il verso: " Kick out the Style! Bring back the Jam! ". E siccome non si esce vivi dagli anni 80, la critica musicale del tempo relegò il nuovo gruppo di Weller nel calderone di quelle band portate alla canzone ruffianella e al pop zuccherino tanto in voga in quegli anni.Tuttavia, poichè il tempo è galantuomo e tutto rimette in ordine, riascoltato a distanza di un abbondante ventennio, oggi "Cafè Blue " suona ancora esattamente per quello che è: un gran disco, contenente alcune impennate di genio, momenti emozionanti e, forse si, qualche episodio minore, anche se di un livello qualitativo ben sopra la media ( attuale ).Piace, e suona ancora brioso e originale, quel meltin' pot di atmosfere vagamente jazzy e soul, quella sensazione un po' retrò da locale notturno aperto ben oltre l'orario di chiusura, quel citazionismo da colonna sonora anni '60, quel sentore di notte fumosa e malinconica o quella languida rilassatezza da bistrot parigino in una giornata di sole. Le gemme ci sono, eccome. "The Paris Match " è un notturno jazz per spazzole e delicate note di piano, impreziosito dalla meravigliosa voce di Tracey Thorn e dalla chitarra di Ben Watt ( ovvero, gli "Everything But The Girl " ); " The Whole Point Of Return " è una bossa nova liquida e malinconica, esempio abbagliante della scrittura cristallina del Weller che verrà ( e che peraltro a vent'anni aveva già composto un capolavoro dal titolo " English Rose " ) . E che dire di " My Ever Changing Moods ", piano e voce a disegnare una melodia da "divano a fine nottata ", il bicchiere della staffa e l'ultima sigaretta prima che sopraggiunga l'alba ? Certo, c'è anche il poppettino da classifica in salsa caraibica di "You're The Best Thing " ( ma bisogna saperle scrivere canzoncine così ), il funk bianco e derivativo di " Strength Of Your Nature " ( con D.C. Lee alla voce e le orecchie puntate sulle quadrate alchimie dei Gang Of Four) e il rap un po' insipido di " A Gospel ", che sembrano messe lì quasi per caso a fare da intermezzo svagato e disomogeneo. Ma quando il disco si chiude con la scintillante " Headstart For Happiness", passano in secondo piano le sbavature e i mezzi passi falsi, perchè il talento compositivo di Weller torna a declinare quella scrittura di derivazione beat, onnivora di intuizioni e contaminazioni, che marchierà a fuoco successivi capolavori del calibro di " Stanley Road " e " Wild Wood " .



Blackswan, martedì, 13/12/2011

18 commenti:

face ha detto...

noooo! ma questo è uno dei miei album cult anni 80,mio fratello era un fan degli style e anche io ...weller for ever e anche talbot chissa che fine ha fatto?:)

Blackswan ha detto...

il buon Mick credo stia pennicando da qualche parte :)

Elle ha detto...

Io me lo vedo, quel locale notturno, come se ci fossi dentro in questo momento.. è pure in bianco e nero, c'è fumo ed è tutto "vagamente jazzy e soul" (quest'espressione mi piace molto!)
Dici che fondo il computer se ascolto per la quindicesima volta la canzone?
Secondo me no :)

Elle ha detto...

E poi è bello quando ascolto dei perfetti sconosciuti e scopro che li conosco, mi sento a casa anche se "sono in un locale fumoso" ;)

Rouge ha detto...

Uff.... ma quanti anni son già passati? Già troppi anche dal Talbot con i Galliano, a contarli.

mr.Hyde ha detto...

Mi piaceva molto quest'album, l'unico che conosco..La loro immagine di fighettini un pò meno ma qui stiamo parlando comunque di bella musica...Dal vivo si dice, il rendimento calava molto..erano da studio.Il video in b/w la foto di Doisneau, sono deliziosi..la canzone è proprio bella!..Fa parte(?) di Eden degli Everything but.. un altro dei miei preferiti..
I tuoi post sono trattati di musica moderna + poesia!

economistapercaso ha detto...

non la conoscevo, ma devo dire che l'ho adorata...

Granduca di Moletania ha detto...

Mi dispiace dirlo (e forse anche il solo pensarlo mi fa male), ma per una volta nella vita sono in perfetto accordo con i Tears For Fears.

Massi ha detto...

Anche il pop bisogna saperlo scrivere

Ezzelino da Romano ha detto...

Mi permetto un commento secco e brusco in stile Gianf: trattasi di robetta.
Al di là dei generi, per me l'intera discografia di Jam + Style Council non vale un minuto degli Alice in Chains.
Non so perchè ma mi sono immaginato uno che intervista Lemmy e a un certo punto gli chiede: "Lemmy, cosa ne pensi degli SC e di quella loro eleganza cheap fatta di capelli corti e cravattini neri?"

pOpale ha detto...

Uno dei miei preferiti negli anni 80! Visti in concerto in una "calda lunga notte d'estate"!

Stefania ha detto...

Buonasera Black,
purtroppo, nonostante riconosca, ancora una volta le tue qualità di scrittore/giornalista, (perchè ciò che scrivi è davvero ben fatto), ammetto tranquillamente di non saperne molto sulla faccenda, per cui posso solo aggiungere un sincero saluto!
A presto!

Anonimo ha detto...

Ezzelino, a mio parere dei Jam il primo album + mezzo del secondo più qualche 45 giri del periodo sono ottimi, tutto il resto è noia. Gli style council non li ho mai cagati pur possedendone i primi due album. Di Weller solista salvo Wild wood, gran bel disco.
Questa invece è la mia top ten grunge che non c'entra una mazza, ma sono in vena top ten e mi aggrappo a qualsiasi scusa pur di farne:
Sub pop 200 various
Nirvana Nevermind
Mudhoney- superfuzz bigmuff
Temple of the dog st
soundgarden ultramega ok
alice in chains-jar of flies
nirvana-unplugged
mad season-above
Screaming trees- invisible lantern
Swallow - st

gianf

Blackswan ha detto...

@ Elle : ho più o meno le stesse visioni in bianco e nero.E non mi preoccuperei per il pc :)

@ Rouge : tanti che si fatica a contarli :)

@ Mr Hyde : io li vidi anche dal vivo e non mi sembrarono poi così male.Il pezzo fa parte di questo album e gli everything but the girlfanno un'ospitata nella canzone.

@ Economista : ne sono felice :)

@ Massi : su questo non c'è dubbio alcuno.

@ Ezzelino : rispondo nello stesso modo secco: robetta un cazzo!A prescindere dai gusti ( io adoro gli Alice ), e tenendo conto solo dei libri di storia,i Jam dal '79 all'82 inanellano 4 capolavori 4, gli Styles saranno una parentesi minore nella carriera di Weller,ma questo e Our Favorite Shop sono pezzi da novanta.Tralascio di parlare di weller solista perchè un disco brutto si fa fatica a trovarlo mentre i capolavori non si sa più dove metterli.Gli Alice azzeccano due dischi e un Unplugged.Il resto è passabile e basta.Che poi mi piacciano è un'altra questione.Ma se scrivessi solo su ciò che mi piace qui ci sarebbe un'infinita springsteeneide.

@ Granduca : Tra jam e Styles,ovviamente,non c'è confronto.E tutto sommato a me non dispiacciono nemmeno un paio di dischi dei tears for fears :)

@ Popale : una delle migliori cose pop di quegli anni.Li vidi anche io dal vivo e ne ho un ottimo ricordo.

@ Stefy : grazie mille:) E' un piacere sufficiente leggerti :)

Blackswan ha detto...

@ Gianf :tralasciando weller e passando al grunge,sottoscrivo,strano a dirsi,la tua top ten,con menzione speciale per i Mad Season ( disco epocale ).

Ezzelino da Romano ha detto...

Ah ah ah, missione compiuta!
Blackswan, era uno scherzo per provocarti.
Volevo vedere se mi avresti morso le orecchie o se avresti puntato direttamente agli occhi.
I Jam li conosco poco, e così pure i lavori da solista di Weller, ma un paio di album degli Style Council li avevo e so che i due sono bravi.
Il genere non mi fa impazzire ma sono indubbiamente bravi.
E poi lo so che il tuo approccio è ad ampio spettro, lo apprezzo.
E ho messo in carniere anche un'altra missione compiuta: ragazzi, Blackswan e Gianf sono finalmente allineati su qualcosa (vedi anche post successivo).
A questo punto vado a cercare un sito israeliano (o palestinese) e faccio scoppiare la pace anche lì.

Anonimo ha detto...

Blackswan, mi fa molto piacere

gianf

Fullina ha detto...

Ti ringrazio per il link, gentilissimo!!!
Il tuo blog è talmente ricco che mi era sfuggito. Letto e riletto con piacere...mitici!!!!!!!!
Ciao :))