lunedì 2 gennaio 2012

COUNTING CROWS - AUGUST AND EVERYTHING AFTER

A volte capita di ascoltare un disco e di accorgersi che è la perfetta colonna sonora di un certo momento della nostra vita.Quando succede, la musica diventa altro, non più solo una serie di note che ci piacciono, ma una vera e propria estensione dell’anima, il respiro modulato delle nostre riflessioni, l’innesco per sentire più forte uno struggimento, la magia che accompagna la creazione di un ricordo. Nell'estate del 1994, mi trovai di fronte ad uno dei periodi più difficili della mia esistenza: problemi familiari sempre più pressanti, la fine di una lunga storia d'amore, il primo anno di lavoro e la conseguente perdita della verginità da studente universitario, mantenuto e senza responsabilità. Mi sentivo allo sbando, senza punti di riferimento, padrone solo di me stesso e della mia irresolutezza. Comprai il cd dei Counting Crows senza alcuna velleità specifica, a scatola chiusa,  attratto esclusivamente dal titolo. Era agosto, faceva un caldo infernale ed ero in procinto di iniziare una vacanza con quella famiglia allargata che era la squadra di calcio per cui giocavo. Non sapevo cosa mi avrebbe riservato il futuro, non avevo una certezza che fosse una, il mio umore stava virando verso una pericolosa depressione. Quel titolo, "August and Everything After", sembrava indicare la strada per la quale mi accingevo ad affrontare incognite che, in quei giorni, parevano ai miei occhi come montagne da scalare, senza l'aiuto di corde e ramponi. Misi per la prima volta il cd nello stereo con un po’ di curiosità ma senza troppa convinzione. Non sapevo assolutamente cosa fosse contenuto in quelle undici tracce, insomma il buio più totale. Per quel che ne sapevo, poteva essere sonnacchiosa musica country, pop zuccherino o addirittura, visto il nome del gruppo, una bella baraonda death metal. Fu così che già al primo ascolto mi convinsi che gli angeli custodi esistono davvero e che il mio, quando la smette di bere come una spugna e di frequentare locali malfamati, almeno per quanto riguarda la musica, è così gentile da prendersi cura di me. "August.." era esattamente ciò che volevo ascoltare, e capii che non ci poteva essere in giro nulla di meglio come colonna sonora per il mio tormento: l'epica del dolore, della malinconia e dello smarrimento condensato in undici canzoni, ognuna delle quali guardava con condiscendenza alla mia tristezza. Merito soprattutto della voce straziata di Adam Duritz, un novello Van Morrison con l'attitudine al pianto e una certa propensione  all’esasperazione emotiva del cantato. Una musica, quella dei Counting Crows, che traeva linfa dalla tradizione americana, recuperando, in piena epoca grunge, un suono che richiamava alla mente Dylan e la Band, il Jackson Browne più malinconico  e le intuizioni melodiche dei Credence Clearwater Revival. Eppure, nostante i richiami a cotanto passato, il citazionismo veniva mitigato da un approcio deliziosamente mainsteam, e le canzoni, malinconicamente orecchiabili,  non suonavano nè furbette né zuccherine. "August .." è un disco che vendette tantissimo grazie soprattutto al singolo spaccaclassifiche intitolato " Mr.Jones " ( citazione da Dylan ). E ciò nonostante, anche a riascoltarli ora col senno del poi, trovo che nessuno degli undici brani dell'album fosse costruito a tavolino per mere velleità commerciali. Semplicemente, l'impasto dolente di melodia e suoni vintage, la voce particolarissima di Duritz, uno che canta aggrappandosi alle note come un naufrago alla zattera, il marchio di fabbrica così spudoratamente e genuinamente americano, conquistarono il cuore della gente in ogni angolo del globo. Le canzoni sono tutte di ottimo livello compositivo, alcune addirittura eccellenti, come  " Round Here ", una delle più belle ballate degli anni novanta, così intensa e sincera, che finisci davvero per immedesimarti nella storia di questo bambino, a cui hanno imposto fin dall'età più precoce ferre regole di comportamento, e che una volta diventato adulto vive come un fantasma, incapace di rapportarsi al genere umano. L’uno due iniziale è da ko. Dagli struggimenti intimisti di “ Round Here” si viene catapultati nel folk della provincia americana, rurale e contadina, di "Omaha ", terra e pioggia e le stagioni della vita che passano inutili, là, da qualche parte "..in the middle of America ". Canzone dalla genesi complessa, dal momento che nasce elettrica, ma per il disco si trasforma in una ballata acustica, grazie a un’intuizione di T-Bone Burnett, qui in veste di produttore. Sfilano, poi, una dietro l'altra, piccole gemme di dolore e autocommiserazione, tra delicatissimi fraseggi di chitarra, le trame leggere dell'hammond di Charlie Gillingham, e la voce commossa di Duritz.: " Perfect Blue Building " e " Anna Begins" danno un senso nuovo alla parola malinconia; " Time And Time Again " torna a giocare col citazionismo della grande epopea musicale americana degli anni ’70, mentre la pianistica " Raining On Baltimore", accarezza l’anima con i languori autunnali di un giorno di pioggia. Dopo "August And Everything After" i Counting Crows si perderanno per strada sfornando una serie di lavori sempre più charts-oriented e privi ( oppure sovrabbondanti ) del sincero pathos che aveva intriso questo spettacolare esordio.Alla cui semplice e perfetta tristezza renderò sempre grazie: mi tenne compagnia per un mese intero quando tutto mi sembrava perduto, e fu l'abbrivio per la mia rinascita.
Capirete quindi che, pur non vedendo di buon occhio le operazioni dal sapore nostalgico, non potevo perdermi in alcun modo “ August And Everything After- Live at Town Hall “, cd ( e dvd ) del concerto tenutosi l’anno scorso a New York, nel quale i Counting Crows suonano esclusivamente tutta la scaletta del loro disco d’esordio. Avevo timore di riaffrontare queste canzoni della mia giovinezza, canzoni che inevitabilmente mi legano a un periodo della vita pervaso di turbamenti ma anche di grandi speranze.Temevo, soprattutto, di riguardare in faccia un disco cresciuto con me e quindi inevitabilmente invecchiato, sospettando di ritrovarvi il simulacro di un’epopea ormai trascorsa e lacrime di rimpianto, che non ho alcuna intenzione di piangere. E invece, niente di tutto ciò. Il mio angelo custode, tra un purino di marja e un boccale di scura, ha trovato il tempo di farmi un nuovo regalo e ancora con questo disco. Perchè le canzoni del live di “ August And Everything After “ indossano un vestito nuovo di zecca, invecchiando si sono arricchite, hanno acquisito un’altra consapevolezza e un piglio rock che sembra dire “Hey, sono qui, coi capelli brizzolati, ma sono ancora io, ancora in piedi, ancora con la stessa fame di vita “. Una serata in stato di grazia, per una band che ritrova una scintillante caratura artistica e che rifugge il ricatto della nostalgia. Duritz trasforma “ Round Here “ in una lunghissima piece tetrale, l’assolo di Immergluck al mandolino con cui si apre “ Anna Begins “ fa letteralmente sussultare,  il finale roboante di “ A Murder Of One “ suona come il ruggito di un leone ferito  e “Rain King “ che si scioglie nelle note di “Thunder Road” di Springsteen, di sicuro per il sottoscritto è estasi pura. Inutile mentire: qualche lacrimuccia è scesa. Ma nulla che abbia a che fare con la nostalgia.Semmai con un palpito di gioia.Come guardarsi allo specchio, ritrovarsi migliori e pensare:” Ne hai fatta di strada, fratello, ma hai ancora una fottutissima voglia di correre !
Non posso fare a meno di dedicare questo post a Offhegoes, amico, fratello e discreto centroavanti, che dalla lontana Madrid collabora al blog. Quell’estate al mio fianco c’era lui. Queste canzoni le abbiamo vissute insieme, fra epiche partite di calcio, pirotecnici cannoni, sbronze leggendarie, birre ghiacciate in produzione seriale, la spiaggia di notte, il suono delle onde che si infrangono con serafica regolarità e sopra di noi un cielo ammiccante di stelle e di promesse.


Blackswan, lunedì 02/01/2012

16 commenti:

MrJamesFord ha detto...

Un disco fantastico, che hai descritto benissimo.
Anche io lo ebbi come colonna sonora di un periodo di sbando, qualche anno dopo il tuo.
Ancora oggi lo ascolto con piacevole malinconia.

Offhegoes ha detto...

e va beh!! volevi farmi piangere in questo malinconico lunedi di inizio d'anno e di ritorno al lavoro e ci sei riuscito. Non so se sono state le tue parole o il facile conto che sono passati quasi 18 anni (!!!) da quell'agosto 94 cosi bello e cosi indimenticabile. Lo sai bene che non dimentichero' mai quella notte in spiaggia con ceres, cannetta e countring crows nelle orecchie (round here). Forse il momento piu' bello ed intimo che abbiamo vissuto insieme. Ok, vado ad asciugarmi le lacrime e poi torno per i commenti tecnici ;)))

Offhegoes ha detto...

eccomi. Lacrime asciugate, non la nostalgia. Per quanto riguarda il disco, sicuramente il migliore dei counting crows che pero' non ho smesso di seguire continuando a comprare il loro cd nella speranza di ritrovare le stesse emozioni di August. Duritz e' un grande interprete, spesso non compreso: ricordi i fischi che si prese al Rolling Stones di Milano? (concerto che andammo a vedere novembre stesso anno credo). A me piace copme riesce a rendere ogni canzone unica.

Un abrazo muy muy fuerte hermano!!

Narratore ha detto...

Il miglio loro disco, di sempre. Da quando acquistai questo non li ho più lasciati, incapace di concepire la musica senza di loro.
Non posso fare altro che lodare questo post e accorarmi a chi, come noi, lo ha amato e continua imperterrito a conservarlo gelosamente, finendo ogni volta per rimetterlo nel lettore e immergersi ancora e ancora in quelle suggestive atmosfere malinconiche.

Resto In Ascolto ha detto...

quoto Narratore. il loro miglior disco e uno dei miei preferiti di sempre. consumato in qu
egli anni insieme a grace di buckley.
bei ricordi....

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

disco mooolto 90s! :)

la mia preferita dei corvi però è a long december, sul disco successivo

pOpale ha detto...

Grande disco, tanti ricordi e di un bellissimo concerto di qualche anno fa. Come marco sono legato a "a long december"

mr.Hyde ha detto...

Intanto lascio un veloce: mi piacciono un casino!..Più tardi vengo a leggermi il tuo post...

Stefania ha detto...

Non è difficile, leggendo questo post, non commuoversi di fronte ad un racconto così esaustivo e compenetrante di emozioni e dettagli! ... la memoria è un qualcosa di spettacolare e, la tua vita di allora, (sebbene per tua stessa definizione, "scombussolata") è un ricordo bellissimo! una fase di crescita indispensabile!! ... mentre ti leggevo mi veniva in mente la canzone "Stand by Me" ... che non c'entra nulla con il tuo racconto, ma di certo mi faceva pensare alla tua vita, come uno di quei fantastici film che non fanno più, che si chiudono nel tramonto dei ricordi ... che vuoi farci? ... sono una sognatrice!! ^__^ E ancora una volta, prima di concludere con i saluti, ti rinnovo i miei complimenti per la scorrevolezza e l'intensità descrittiva con cui ti esprimi! Un'abbraccio! Stefy

Elle ha detto...

Naturalmente mai sentiti nominare.. e naturalmente mi piacciono (ma "naturalmente" in che senso? mah..).
Rain king è molto estiva, Anna Begins mi ricorda qualcosa che non saprei, non proprio di estivo ma quasi, mentre quella di Baltimora è troppo triste, quindi oggi preferisco le altre due (ho ascoltato solo la versione non live però).
E adesso continuo con le altre 8 :)

Sandra M. ha detto...

Ciao Black, grazie per il passaggio da me e per gli auguri che ricambio di cuore. Sono un po' fuori fase ultimamente ma presto tornerò attiva....

BUON ANNO
Macca

mr.Hyde ha detto...

..ritorno..e ripeto: la musica non può invecchiare, nè tanto meno il rock...Grazie per il tuo post appassionato, malinconico e così bene raccontato.

chaillrun ha detto...

Che nostalgia .. dell'estate.
La voglio, ora subito, seduta stante.
Le notti in spiaggia, con amici ..

Buon inizio 2012

chaillrun ha detto...

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=mJ549Hirkvo#!

;) così mi rimetto in sesto

Euterpe ha detto...

Ho adorato e continuo ad apprezzare quel disco.Tra lìaltro quel 1994 fu un anno fortunato per una serie di classici che uscirono tipo blackhole sun, basket case come out and play etc etc

Offhegoes ha detto...

@Euterpe: Blackhole sun...mamma mia che disco!! :))) peccato solo per il rigore di Baggio se no sarebbe stato l'anno perfetto!!! ;)))