lunedì 6 febbraio 2012

IL CASO COBAIN – EPISCH PORZIONI

Questo agile saggio di Epish Porzioni, funambolico critico musicale italo scozzese, è consigliatissimo per due ordini di motivi. Il primo, perché Porzioni da una sua particolarissima interpretazione del reportage giornalistico, grazie a una scrittura davvero fuori dagli schemi, sempre in bilico fra letteratura hard boiled, caustica ironia e un allegro stordimento da abuso di cannabis. In secondo luogo, perché l’autore non solo rielabora, ricomponendolo con inusitata verve, il materiale investigativo relativo al “suicidio” di Kurt Cobain, ma soprattutto perché disegna in modo estremamente efficace lo sfondo sia umano ( la figura del leader dei Nirvana e quella della moglie Courtney Love )  che storico della vicenda ( la nascita del grunge, il sottobosco sociale, musicale e etico in cui si muovono i protagonisti), evitando la partecipata ( e quindi partigiana ) commozione del fan, e sciegliendo invece l’obiettiva distanza dello studioso ( sui generis, of course ). I fatti del “caso “ sono noti a tutti. Il corpo senza vita di Kurt Cobain viene ritrovato l’8 aprile del 1994 nella sua villa di Lake Washington, Seattle. Ha il cranio spappolato da un colpo di fucile e l’arma, un Remington calibro 20, è per terra, tra le gambe del cantante.

Suicidio ? Pare proprio di si, o almeno queste sono le conclusioni degli inquirenti, che archiviano il caso alla velocità della luce. Nel corso degli anni, si fa largo però fra i media e i fans un’altra teoria : Kurt sarebbe stato ucciso e ci sono, se non le prove, quanto meno gli indizi. Ed è proprio da questi indizi che si muove l’indagine di Porzioni, che ricostruisce con accuratezza circostanze e moventi, evidenziando le numerose incongruenze di un’inchiesta, gestita quanto meno con superficialità, e proponendo alcune suggestive conclusioni.Ognuno sarà libero di credere ciò che preferisce : se archiviare la questione senza seguito, così come fece la polizia ai tempi, oppure lasciare lo spazio a un dubbio, a mio avviso non così campato per area. E’ chiaro che, in questa seconda ipotesi, alcune  domande rimbomberanno nel cervello del lettore con la forza stordente di un colpo di gong a due centimetri dall’orecchio. Perchè le indagini sono state chiuse in modo così affrettato tanto da non essere state rilevate nemmeno le impronte digitali sull’arma del ( presunto ) suicidio? Era davvero possibile che Kurt riuscisse a spararsi con in corpo un quantitativo di droga che avrebbe mandato in overdose anche un cavallo ? Chi utilizza la carta di credito di Cobain mentre questi è già deceduto ?

Perché il presunto biglietto d’addio trovato vicino al cadavere, non sembra essere un biglietto d’addio, e soprattutto è scritto con una grafia poco omogenea, che potrebbe essere riconducibile a due diverse persone ? Cosa ci fa nello zaino della Love un foglietto con prove di scrittura ? Chi è Courtney Love : una ragazza impulsiva, sconclusionata e brasata dall’abuso di droghe, o una donna fredda e cinica, disposta a tutto, ma proprio a tutto, per denaro e successo ? Chi è Heldon Hoke, alias El Duce ? Mitomane ciucchettone o testimone attendibile di un complotto ordito da Courtney? E soprattutto, perché El Duce finisce inspiegabilmente sotto un treno, poco tempo dopo aver rilasciato un’intervista in cui sostiene che la Love gli abbia offerto 50.0000 dollari per fare il lavoretto( offerta peraltro rifiutata e girata a tale Allen Wrench ) ? A voi l’ardua sentenza. Quel che è certo è che Kurt era un’anima fragile, un vaso di coccio in un negozio di elefanti, un ragazzo con un’infanzia dolorosa alle spalle e tanti fantasmi con cui convivere. Di certo, la dipendenza cronica dall’eroina, un male inspiegabile che gli attanagliava lo stomaco e una tendenza congenita alla solitudine non lo aiutavano a vivere bene. Ma davvero l’ormai certa fine dei Nirvana e quella probabile del suo matrimonio erano motivi sufficienti a togliersi la vita ? E perchè Courtney avrebbe dovuto prendersi i rischi di un omicidio, quando l’esistenza in vita di Cobain significava comunque denaro, fama e successo per le sue Hole ? Tante, troppe domande, troppi dubbi, e nessuna verità. Forse l’unica cosa vera su questa morte è racchiusa nel testo di " Immortality ", la canzone dei Pearl Jam che Eddie Vedder scrisse per ricordare il suo amico Kurt : “ Some die just to live “.Qualcuno muore solo per vivere. E Kurt, almeno nei nostri cuori, ora vive più che mai.


Blackswan, lunedì 06/02/2012

17 commenti:

Mary ha detto...

Ecco, il caso Cobain mi ha sempre intrigata parecchio..ti dirò, ma io propendo di più sulla possibilità che sia stato ucciso. E' indubbiamene una vicenda intricata...Kurt non era certo uno qualunque, gli interessi in gioco, e in particolare quelli economici, erano e sono tanti. E' vero che Kurt valeva da vivo, ma sicuramete continua a valere tanto anche da morto. Alcuni pezzi dei Nirvana sono splendidi..e lui sembrava un angelo maledetto...bello e dannato..altro caso emblematico in cui la grande sofferenza si trasforma in arte spettacolare..ed è quasi come se quel male di vivere sia, per queste persone, la spinta propulsiva, il motore per creare..il fuoco di malinconia, dolore e sofferenza che brucia dentro...rendendoli estremamente creativi ma al contempo incapaci di viere..o per lo meno incapaci di assaporare la vita per quella che è.
Il libro mi sa che lo compro..

Viktor ha detto...

Ciao Black. La storia dei Nirvana e quella di Cobain mi han sempre affascinato perchè son contestualizzate in un periodo di disfatta e ribellione giovanili che ha avuto il pregio, se non altro, di tradursi musicalmente con la formazione di alcuni dei gruppi più interessanti e intensi della mia generazione. Proprio per questo ultimamente mi ero ripromesso di comprarmi un qualche libro che analizzasse questo periodo e si affiancasse a quanto avevo già letto. Ho preso in considerazione l'acquisto di Porzioni, ma leggendo alcune recensioni come la tua, ho considerato in realtà le caratteristiche e modalità di scrittura dell'autore non troppo affini ai miei gusti e ho quindi optato per questo: http://www.lafeltrinelli.it/products/9788804574019/Nirvana/Everett_True.html?prkw=nirvana&srch=0&page=3

lozirion ha detto...

Il suicidio personalmente ho sempre creduto fosse l'unica possibilità, l'unica fine possibile di un'esistenza come quella di Kurt. Poi su personaggi come Kurt e sulla loro morte le leggende e le teorie si sprecano, e, inutile negarlo, affascinano, e quindi finirà che mi leggerò anche questo libro.... ^_^

A proposito, ho scoperto settimana scorsa uno dei pochissimi programmi interessanti che passano sulla tv in chiaro, si chiama "Almost true", è condotto da Lucarelli e lo trasmettono al martedì su rai 2, ovviamente in seconda serata, raccontano delle "verità alternative" sulle vite dei grandi della musica, tutto dichiaratamente inventato, ma confutato con prove e testimonianze, se ti capita buttaci un occhio.... ^_-

Elle ha detto...

A parte il mistero del caso in sé, che mi incuriosirebbe anche se fosse storia di fantasia, perché mi piace il genere, mi sembra interessante il contesto di cui parli, perché è un po' come se fosse un romanzo storico (a meno che il termine "storico" non sia valido solo per gli avvenimenti da libro di storia, ma ci siamo capiti): mi sembra utile per conoscere il periodo, i personaggi, l'ambiente in cui il delitto è avvenuto, per mano di chi in fondo non si sa con certezza, il mistero quindi rimane.. però il punto di vista dello studioso obiettivo lo preferisco :)

Melinda ha detto...

Da come ne parli sembra un saggio davvero davvero interessante.
La vicenda di Kurt Cobain mi ha lasciata sempre molto confusa e piena di domande. Credo che una lettura di questo saggio sarebbe da fare...per ora segno il tutto, ho una caterba di roba da leggere che non so come fare, ma almeno l'appunto me lo prendo da ora.
Grazie mille! :D

Alligatore ha detto...

Uno dei personaggi più veri delle ultime generazioni rock, fragile, che non sapeva fingere ... credo che si sia tolto la vita, e comunque la moglie bionda ed eccentrica è un bersaglio troppo facile. Passo.

George ha detto...

Io quella sera sera ero molto vicino lì, e sono più che certo sia stato un suicidio, quoto Ally.

Andrea ha detto...

Il giorno che seppei della sua morte fu uno dei giorni più tristi della mia vita. i nirvana con in utero e bleach restano il gruppo della mia vita. c'era una mia amica che per anni mi ha raccontato ogni possibile via alternativa al suicidio. aveva sviluppato un tale odio per la Love che se l'avesse trovata per strada...

nella ha detto...

Troppi i dubbi sulla morte di Cobain, dubbi che continuano ad esistere fino ad oggi. E questo ci fa riflettere ...La sensibilità e la fragilità dell'individuo non si discute, ma anche questo può essere a sfavore del coraggio(chiamiamolo cosi') di suicidarsi. Motivi che la mogliettina carissima aveva per toglierlo di mezzo, a scavare nel torbido , ce ne sono molti . Primo fra tutti , il divorzio ed il drastico taglio alle spese che era solita fare la signora Coutney. Unico intoppo grave , la figlia( identica fisicamente al padre, almeno di questo siamo sicuri...).. A chi sarebbe andata in custodia? Tutti e due i genitori avevano buoni motivi per non dare l'affido all'uno od all'altro. E per Kurt , sarebbe stato un duro colpo, pagato già sulla sua pelle da bambino.Anche i rapporti con la band , negli ultimi tempi , non erano dei più rosei, data la pigrizia del soggetto a scrivere pezzi nuovi e questa fragile anima, che aveva provato solo serenità nelle braccia della nonna , non era in grado di sostenere grandi pesi. Proprio non saprei rispondere a questo mistero, caro Blackswan... Penso ad una possibilità e ne esce fuori un'altra !!! Con l'affetto di sempre....

Massi ha detto...

Una idea me lo sono fatta:per me si tratta di suicidio,ma di suicidio indotto con molta probabilità dalla Love che normale non è mai stata.Non a caso la figlia è scappata dalla nonna PATERNA e s'è fatta togliere dalla sua tutela

Overthewall91 ha detto...

Io non ho dubbi, per me non si tratta di un suicidio.

79deadman ha detto...

Intanto grazie per la segnalazione...un libro che non mi lascierò scappare. Non sono un fan o un "conoscitore" profondo dei Nirvana e di Kurt e non volgio dare giudizi, però è una consueta(e a volte macabra) tradizione cercare il mistero e l'intrigo in morti eccellenti: è stato fatto per tutti, sopratutto in campo Rock.

P.S. ...io spero ancora che Jim Morrison sia da qualche parte in Micronesia!

Un saluto!

Zio Scriba ha detto...

Bella e struggente, "Immortality".
Su Kurt non so, mi viene da dire che uno come lui preferirebbe "accreditare" l'idea del suicidio anche se suicidio non fosse stato: in fondo ci aveva già provato, o almeno così mi pare, e si adatta alla sua fragilità di angelo dannato.
Venisse fuori adesso che è stata quella vipera, più che un fare giustizia sarebbe un fare ulteriore violenza al suo ricordo.

face ha detto...

la verita è che non cè la faceva piu a stare al mondo ...punto+

Granduca di Moletania ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Granduca di Moletania ha detto...

Penso anch'io che per Kurt la vita fosse diventata un peso troppo grande da portare. Ma forse lo era sempre stato; si arriva al punto che non ci trovi più la via d'uscita o un motivo valido per restare. E così te ne vai, prima che tutto diventi ruggine; perchè la ruggine non dorme mai.

Cobain non aveva in simpatia i PJ, ma hanno fatto benissimo a scrivere per lui questo capolavoro.

Un abbraccio e una prece.

Ernest ha detto...

questo devo proprio leggerlo!