martedì 21 febbraio 2012

TIM BUCKLEY - LIVE AT THE FOLKLORE CENTER,NY-MARCH 6, 1967



Nel 1967, Tim Buckley è un ancora un artista folk alle prime armi, come ce ne sono tanti, in giro per i locali della Grande Mela. Ha pubblicato il proprio esordio con l'Elektra e di lui ci si accorge solo perchè possiede insolite doti vocali. Di lì a breve, tuttavia, il  giovane Tim partirà in un'avventura musicale che rivoluzionerà il concetto di canzone e andrà a incidere profondamente sul futuro del rock anni '70. In soli tre  anni, infatti, Buckley inanella un filotto di capolavori ( " Goodbye and Hello ", "Happy Sad ", " Blue Afternoon "," Lorca "e soprattutto " Starsailor " ) che realizzeranno compiutamente la sua idea non convenzionale di musica, capace di essere nel contempo solenne e visionaria, lisergica e innovativa, laboratorio di audaci sperimentazioni psichedeliche, in cui l'approcio alla composizione viene svincolato come mai prima da qualsiasi schema armonico. Un crossover onirico, dunque, nel quale il cangiante timbro vocale di Buckley riveste  il ruolo, mai così decisivo, di strumento solista e di collante di infiniti e, talvolta, confliggenti generi ( folk, pop, rock , jazz ). Un'esplorazione  appassionata e febbrile, alla ricerca di un linguaggio musicale che esprima, attraverso l'improvvisazione free, un connubio difficilmente definibile di estatici bagliori  lirici  ed esiziali ( come lo saranno nella vita ) declivi verso il buio opprimente del proprio tormento. Quando l'anno successivo,  partirà per il famoso tour londinese ( che vedrà poi la luce su vinile solo nel 1990 con il magnifico " Dream Letter " ) Buckley è già un musicista a tutto tondo. Ha le idee  chiare, il suo progetto sta prendendo forma, le sue performance live appassionano per suspence e inventiva, la sua musica si è completamente spogliata  di ogni canone convenzionale, è elusiva e ammiccante nel contempo, talvolta tanto avanguardistica da apparire inafferabile. Quando suona al Folklore Center, invece, la dimensione del suo folk è ancora concreta, reale. Siamo a New York, in un piccolo centro culturale. Il numero dei presenti è talmente esiguo che gli spettatori quasi si possono contare dal rumore degli applausi ( pare fossero solo 35 !! ). Tim è praticamente sconosciuto al grande pubblico ( è uscito solo l'omonimo album d'esordio e "Goodbye And Hello" vedrà la luce da lì a qualche mese ), ma ha già dimostrato di avere talento, di possedere una voce sublime, di cui la stampa specializzata continua a raccontare mirabilia. E' un artista in erba, quindi, ma con un futuro che pare già scritto. Tanto che viene spontaneo domandarsi  se quei pochi appassionati si siano davvero resi conto di assistere all'epifania di un suono che avrebbe spostato per sempre, e di una spanna abbondante, l'orizzonte musicale conosciuto. L'atmosfera è intima, dimessa, quasi colloquiale. Sul palco, siede un timido ragazzo ( Tim ha solo 20 anni ) con la sua chitarra acustica, che canta con voce profonda, tormentata,  straordinariamente personale. Le canzoni sono gioielli grezzi, che cercano una forma e una brillantezza nella pietra dura di un suono asciutto e un pò aspro. Eppure, quando Buckley dispiega le ali della propria voce, quelle fragili note spiccano il volo verso un altrove in cui non esiste materia, si trasformano in poetico nitore, alludono a quel livello di genialità superiore che si paleserà di lì a poco. " Live At Folklore Center" è un documento straordinario perchè racconta del giovane Tim prima che diventi il grande Buckley, perchè fotografa con chiarezza il momento storico in cui il folk è al suo apice espressivo ( siamo in pieno Greenwich Village ), e perchè recupera dall'oblio un'esibizione che, sebbene scarna ed essenziale, intride il piccolo centro culturale di una magia che a tratti sembra addirittura palpabile. Sono sedici le canzoni in scaletta, alcune delle quali il tempo consegnerà alla leggenda: " I Never Asked To Be Your Mountain ", " Phantasmagoria In Two ", " Dolphins "," No Man Can Find The War" e " Carnival Song ". Non solo la qualità della registrazione non paga dazio ai quarant'anni trascorsi ( è quasi un miracolo ) , ma l'energia sprigionata dalle immense doti vocali di Buckley conosce davvero il dono di cancellare il tempo e riportarci, spirito e corpo, alla vibrante atmosfera di quella serata. Con gli occhi chiusi, cullati dalla voce di un angelo dal sorriso triste.



Blackswan, martedì 21/02/2012

14 commenti:

face ha detto...

un grande tim...sempre ricordato poco!

Elle ha detto...

è vero, sembra di essere lì con lui, o forse è lui qui che suona la chitarra per me, mentre la voce è irraggiungibile e molto particolare :)

D. ha detto...

ha fatto bellissimi pezzi

mr.Hyde ha detto...

Grazie a te lo so conoscendo, ascoltando ed apprezzando..La 12 corde suonata col plettro, usando un'accordatura aperta, evoca spazi enormi e lì , fuori, il suo canto ti trascina via come il vento..

nella ha detto...

Un post, caro il mio Nick , da occhi lucidi...Perfetto,con gli aggettivi giusti per la definizione della voce e del canto di Tim. Un essere così pieno di contrasti, e con l'infelicità nel cuore, che niente riusciva a lenire. Solo il canto e le sue liriche, liberavano un poco la sua anima. Simile il figlio Jeff , due angeli , belli come il sole e con le ali tagliate per sempre. Guai a chiedere il significato delle canzoni nelle poche interviste concesse. Il loro motto era sempre il tutto frutto del momento , delle sensazioni impalpabili che ti invadono così all'improvviso. Si possono catturare con una melodia, ma ogni volta potrà avere sfumature differenti.Mi hai commosso Blackswan, ma questa fine serata è veramente al top... Bravissimo!

Mary ha detto...

Post bellissimo ! Conosco alcuni dei suoi pezzi, un grande artista, vero e intenso. Grazie..

Granduca di Moletania ha detto...

Un artista che non ho mai seguito e questa sera mi rendo conto della mia grave mancanza.
Meno male che l'amico Black ogni tanto pone rimedio alla mia ignoranza.
Bel post e bella canzone.

LYSERGICFUNK ha detto...

...Greetings From L.A. il mio preferito.....

Massimo ha detto...

Conosco solo Jeff, grazie all'ottimo Grace.
Approfondirà appena possibile anche Tim. Il pezzo che hai condiviso è molto bello.

grazie

Massimo

Slowhand78 ha detto...

Il disco in questione ha l'enorme merito di renderci partecipi, seppur virtualmente, di un'esperienza emozionante e coinvolgente. Immagino, infatti, un concerto di Tim Buckley come qualcosa che tenda e sfiori il trascendente.
Una chicca tirata fuori dal cilindro del Maestro!

giacy.nta ha detto...

sei riuscito a trovare le parole che si approssimano di più a quel piacere pieno ma indefinibile che si prova ascoltandolo. :)

Sandra M. ha detto...

"Schitarrate" epiche. Proprio da occhi chiusi!

Galadriel ha detto...

Passo per un caro e forte abbraccio. Caro Nick scusa l'assenza ma ero un attimo indisposta. Mi sei mancato ed ora ti voglio leggere alla grande. A presto.

Massi ha detto...

Inutile dirti che m'hai messo addosso la voglia di sentirlo. Complimenti