sabato 10 marzo 2012

THE LONESOME DEATH OF HATTIE CARROLL - BOB DYLAN

Hattie Carroll ha cinquantun anni anni e undici figli da mantenere. Vive a Baltimora nel Maryland e lavora come cameriera all’Hotel Emerson. E’ un lavoro massacrante, senza orari,con una paga appena sufficiente a sfamare la famiglia. Eppure Hattie non si lamenta mai, fa il suo dovere con dignità, è benvoluta da tutti. La sera del 9 febbraio del 1963, William Devereux Zantzinger, un giovane bianco di 24 anni, proprietario di una piantagione di tabacco, entra nel bar dell’albergo.E’ ricco, è arrogante e soprattutto è molto ubriaco. Si siede al bancone del bar e ordina da bere proprio a Hattie. La sala è affollata, ci sono tante ordinazioni da smaltire. Hattie corre da un lato all’altro del bar, serve ai tavoli, cerca di soddisfare tutte le richeste il più velocemente possibile. Ma non abbastanza per Zantzinger, che urla e da in escandescenze, pretendendo di essere servito prima degli altri. Quando Hattie si avvicina a lui, provando a scusarsi, Zantzinger prima l’apostrofa chiamandola “sporca negra”, poi la colpisce al volto con un bastone. Il colpo è violentissimo, Hattie piange, poi sta male e perde i sensi. Morirà il giorno successivo per emorragia cerebrale. Zantzinger viene imputato di omicidio volontario, ma grazie  all’abilità dei suoi avvocati, è condannato a una pena di soli sei mesi, e dopo averne scontati tre viene rilasciato per buona condotta. Dopo la sentenza il New York Herald Tribune sostenne che la condanna fu ridotta a bella posta per evitare che il ricco proprietario terriero la scontasse in una prigione di Stato, rischiando così la vendetta dei detenuti afro-americani. 
Zantzinger infatti scontò la condanna in relativa sicurezza nella prigione locale della contea di Washington. Una volta scarcerato, continuò a vivere nei dintorni di Baltimora, fino a quando, nel 1991, fu nuovamente condannato a 18 mesi di carcere  per truffa ( riscuoteva l'affitto da poveri neri per degli appartamenti fatiscenti che non erano più di sua proprietà ). Morì il 3 gennaio del 2009, all’età di 69 anni, per cause non accertate. 
Questa storia di sangue, violenza e razzismo, sarebbe rimasta sconosciuta ai più se Bob Dylan, nel 1964, non l’avesse raccontata in una canzone dal titolo The Lonesome Death Of Hattie Carroll, inserita nel suo terzo album, il bellissimo The Times They Are A - Changhin’. Il brano, che non contiene mai nessun esplicito riferimento al colore della pelle di Hattie, racconta tuttavia senza sconti e con versi sferzanti e rabbiosi l’intera storia, cita nomi e cognomi, sviluppa un durissimo j’accuse nei confronti delle discriminazioni razziali e di una giustizia che troppo spesso si piega innanzi all’arroganza del potente. Zantzingler, che dopo l’uscita di The Lonesome Death Of Hattie Carroll definì Dylan un “insignificante figlio di puttana”, probabilmente comprese che quella canzone sarebbe stata una condanna molto più dura della prigione: era riuscito a sfuggire al giudizio della legge, ma non a quello degli uomini. Dylan lo aveva inchiodato per sempre alla Storia, al ricordo di una vita malvagia e alla morte assurda della povera Hattie.
La musica lo condannò alle fiamme dell’Inferno molto prima che lo facesse la volontà di Dio.

LA MORTE SOLITARIA DI HATTIE CARROLL

William Zanzinger uccise la povera Hattie Carroll
Con un bastone che fece ruotare attorno al suo dito dall'anello di diamante
In un hotel di Baltimora frequentato dall’alta società.
Ed i poliziotti furono chiamati e la sua arma gli fu tolta
E lo presero in custodia giù alla stazione
E registrarono il fatto come omicidio di primo grado.
Ma voi che filosofate sulle disgrazie e criticate tutte le paure,
toglietevi il fazzoletto dalla faccia.
Non è il momento per le vostre lacrime.

William Zanzinger, che a 24 anni
Possedeva una fattoria di tabacco di 600 acri
Con ricchi genitori che lo curavano e lo proteggevano
E relazioni privilegiate con l' ambiente politico del Maryland,
reagì al suo arresto con una scrollata di spalle
bestemmiava e scherniva, e la sua lingua sembrava ringhiare,
in pochissimo fu fuori su cauzione.
Ma voi che filosofate sulle disgrazie e criticate tutte le paure,
toglietevi il fazzoletto dalla faccia.
Non è il momento per le vostre lacrime.

Hattie Carroll era una cameriera della cucina.
Aveva 51 anni ed aveva dato alla luce 10 bambini
Che servivano i piatti e portavano via la spazzatura
E non si era mai seduta a capotavola
E non aveva mai parlato con le persone ai tavoli
Ma, dai tavoli, semplicemente ci puliva gli avanzi
E svuotava i portacenere su un intero altro piano,
fu uccisa da un colpo, abbattuta da un bastone
che attraversò l'aria e piombò nella stanza,
destinata e determinata a distruggere.
E non aveva fatto niente a William Zanzinger.
Ma voi che filosofate sulle disgrazie e criticate tutte le paure,
toglietevi il fazzoletto dalla faccia.
Non è il momento per le vostre lacrime.


Nell'aula giudiziaria, il giudice colpì con il suo martello
Per dimostrare che era tutto giusto e che le corti erano all'altezza
E che le leggi dei libri non potevano essere influenzate
E che anche i potenti vengono appropriatamente trattati
Una volta che la polizia li ha catturati
E che la scala della legge non ha né cima né fondo,
fissò in viso la persona che aveva ucciso senza motivo
e senza alcun preavviso.
E parlò attraverso il suo mantello, con tono profondo e distinto,
e con severità comminò, per pena e pentimento,
a William Zanzinger una condanna di 6 mesi.
Oh, ma voi che filosofate sulle disgrazie e criticate tutte le paure,
affondate profondamente il fazzoletto sulla vostra faccia
perché è questo il momento per le vostre lacrime.





 Blackswan, sabato 10/03/2012

19 commenti:

Elle ha detto...

Certe canzoni bellissime [e stavolta posso riferirmi alle parole :) grazie] nascono da storie bruttissime, ma così vere, che almeno si può dire che è una fortuna che ci siano persone che poi ce le raccontano, e ci informano, altrimenti rimarrebbero nascoste per sempre, ma soprattutto si ripeterebbero indisturbate, anzi come assecondate da un silenzio-assenso.

Domenico ha detto...

Villa Erba, luglio 2004. Rigido sulle tastiere (credo portasse il busto per il mal di schiena), in fondo al palco. Ho visto il mio idolo in una specie di penombra, canzoni stravolte che per capire quali erano dovevi arrivare a metà.
"Io c'ero, io c'ero" mi sono detto alla fine, per nulla pentito di essere partito apposta dalla Calabria per ascoltare, una volta nella mia vita, "Blowin' in the wind dal vivo".
Ho pensato che si vive anche di attese, di "incontri" impossibili che poi avvengono. E ci si ritrova dentro a un sogno. Bellissimo

Mary ha detto...

Ciao Nick..conosco la storia legata alla canzone di Bob Dylan..tristissima e bruttissima storia. La canzone è una canzone della memoria, ma anche una vera e propria denuncia sociale, la denuncia di una grande ingiustizia.

Arianna ha detto...

Bel post!
Buon weekend e baci.

Galadriel ha detto...

"Togliamoci i fazzoletti dalle nostre facce non è il momento per le lacrime" Ancora .. e ancora ..succedono di queste orrili ingiustizie! Ma per fortuna cè sempre un'anima buona che tramanda ai postumi la storia vera, inchiodando al giudizio futuro il vero colpevole. Grazie Nick per condividere con noi il tuo animo sensibile. Un abbraccio.

Sandra M. ha detto...

Questo stupendo menestrello riesce sempre ad emozionarmi fino al midollo. E le tue descrizioni pure. Grazie.

Adriano Maini ha detto...

Un'angosciosa vicenda inserita in quella trama storica e sociale i quell'America profonda e nera nel senso di noir, che troppo spesso si intende dimenticare.

nella ha detto...

Ho sempre avuto un debole per questo "insignificante figlio di puttana."...con le sue fragilità, le sue megalomanie ,i suoi lati bui e chiari del carattere , la sua maniera di raccontare con quel timbro inconfondibile che non può avere mezze misure ..odio od amore! Indiscutibilmente scelgo la seconda... Mio Black , grazie per un'altra tua lezione di stile!

valeria ha detto...

...e quante storie disperate restano senza denuncia, ci vorrebbero troppi artisti,ma se così fosse, il mondo non sarebbe sto schifo.

Melinda ha detto...

Che storia triste e ingiusta.
Bob Dylan al solito riesce a denunciare fatti che ai più resterebbero segreti, un grande, come sempre!
Grazie Nick per questo post.

Spicy.Ginger.Ale ha detto...

Purtroppo le vicende rese pubbliche sono sempre pochissime rispetto a quelle accadute e a quelle che ancora accadono. Soffro quando vengo trattata malamente dagli afroamericani, ma mi rendo conto che hanno anni di memoria d'odio da smaltire.

mr.Hyde ha detto...

Come sono belle tristi queste pagine e com'è grande Dylan! Pensa che nella mia Antologia di 3° media c'era una sua canzone contro la guerra insieme alla 'Guerra di Piero' di De Andrè..(Parlo di 40 anni fa)..Nell'ultimo secolo la musica è stata un'arma micidiale di pace e denuncia sociale..Oggi assolve compiti molto meno nobili. Grazie per questo bel post sul mio autore preferito, contro il razzismo e la violenza mai sopiti..

Holyriver ha detto...

Questo post è molto bello e il tuo blog mi piace molto.
E non penso di essere il solo visto il numero sempre crescente di persone che ti seguono.
Continua così.
A presto.

lozirion ha detto...

Heila bro! Bello il restyling del blog! ^_^

Un'altra, l'ennesima storia di violenza non punita e di quanto la bestia umana possa dimostrarsi orribile....

Dylan è un grande anche per questo, perchè non ha paura di raccontare queste storie e non risparmia nessuno.... Onore al signor Zimmermann e pace all'anima di Hattie Carroll...

Elle ha detto...

Abbiamo fatto shopping vedo!! Che bel vestitino che hai messo al blog, quasi quasi non lo riconoscevo! Ma sì che l'ho riconosciuto, scherzavo: se i contenuti di qualità rimangono continuerà ad essere inconfondibile anche se sullo sfondo ci metti la foto del famoso coguaro ;)

Fullina ha detto...

Nuovo look???!!!...bel grigio!
Complimenti scrivi i post con il ritmo e la frequenza come se componessi musica. Un articolo che ho gradito particolarmente, a parte Dylan un poeta, sono sempre molto sensibile all'argomento razzismo.
Ciao!

Granduca di Moletania ha detto...

Caro amico , oggi il blog nuovo è ancora più bello del solito. Hai fatto un grandissim o lavoro; sei stato veramente bravissimo.
La storia di questa canzone invece non la conoscevo ed è stato proprio un piacere leggerla.
Dalle tue parti se ne impara sempre una nuova.
Purtroppo ho visto anche che il Grandissimo Moebius ci ha lasciato per sempre. Non ci crederai ma ho scaricato alcune sue tavole proprio la settimana scorsa con l'intenzione di utilizzarle nel mio misero blog (così ne avrei guadagnato in rispettabilità).
Un motivo in più per farlo.

Un abrraccio.

Massi ha detto...

Se Dylan è Dylan un motivo ci sarà, e il motivo vede in questo testo una buona sintesi:si dicono cose che nessuno mai direbbe nel modo in cui mai nessuno riuscirebbe a scriverle. Grande Bob che ha fatto giustizia ad una brutta storia

Francesca ha detto...

Non lo sapevo, che storia triste e che canzone.. grazie!