lunedì 7 maggio 2012

THE JEFFREY LEE PIERCE SESSIONS PROJECT : THE JOURNEY IS LONG




Genere : Alternative Rock, Punk-Blues,

Jeffrey Lee Pierce, per chi non lo sapesse, è stato il leader dei Gun Club, uno dei più grandi gruppi che il Dio del Rock abbia mandato sulla terra in dono a noi poveri mortali. A inizio anni ’'80, uno dietro l’'altro, escono due dischi, Fire Of Love e Miami, tanto belli quanto seminali. Siamo a Los Angeles ma l’'aria che si respira è quella del Mississippi : l'’ibrido punk blues inventato dal combo californiano è da capogiri, il loro roots rock psicotico e tarantolato arriva a vertici di demoniaca bellezza mai più raggiuntiDopo quei due epici exploit, inizia quasi subito un lento declino, con altri bei momenti ( The Las Vegas Story  ) e molti dischi invece prescindibili. Perché Jeffrey Lee Pierce era certamente un genio ( ascoltate i dischi che ho citato e capirete immediatamente di che livello di caratura artistica stiamo parlando ), ma viveva in totale balia delle droghe e dell’'alcol, sottoponendo il proprio fisico e la propria mente a sfiancanti maratone con biglietto di solo andata, destinazione inferno. Morì a soli 37anniil 31 marzo del 1996, a causa di un'’emorragia cerebrale, e c’'è chi dice che per il livello di abusi a cui era arrivato, si sia trattato comunque di un piccolo record di sopravvivenza. Ad ogni modo, nonostante uno stile di vita, per così dire, "bohemiennes", Jeffrey Lee scrisse tante, tantissime canzoni, le ultime delle quali vennero rinvenute, dopo la sua morte, su una cassetta.




Si tratta di registrazioni casalinghe, quasi dei bozzetti, delle idee non completamente sviluppate, ma comunque sufficientemente strutturate per poterne tirar fuori delle vere e proprie canzoni. E’ questo il senso del Jeffrey Lee Pierce Sessions Project, qui al secondo capitolo dopo il bellissimo We Are Only Riders del 2010: omaggiare il grande cantante/chitarrista scomparso, arruolando un gruppo di artisti con il compito di rileggere quei bozzetti ( e in qualche caso addirittura di completarli ) e riportare alla luce una musica diversamente destinata all’'oblio. Protagonisti di questa raccolta sono un pugno di musicisti che in comune con Pierce hanno lo stesso scintillio luciferino dello sguardo : Nick Cave, Hugo Race, Mark Lanegan, Jim Jones, Bertrand Cantant, Warren Ellis, Lydia Lunch, Debbie Harry, per citarne alcuni. Non so se il risultato dell'opera sarebbe stato apprezzato dal fondatore dei Gun Club, ma a mio avviso è molto probabile di si. Di certo, alle nostre orecchie, suona tutto come una meraviglia. The Journey Is Long è una abbecedario di rock e di punk-blues malato, notturno,intriso di whisky e perdizione. Le diciotto canzoni della raccolta sono invischiate nel fango del Delta, e si manifestano come fiammate improvvise in un contesto di sulfurea decadenza ( l'’unica eccezione è Body And Soul, interpretata dagl i Astro Unicorn, che regolarizza il battito del cuore in languide movenze di pop solare ). Nick Cave si supera in City In Pain, psycho-funky ballato dagli spiriti delle tenebre, un notturno al neon che gronda malsana inquietudine. Hugo Race riscrive il blues della tradizione, gli anni ’30 e i Crossroads, con la scorbutica slide di I'’m Going Upstairs. Tex Perkins e Lydia Lunch parlano la lingua che fu di Hendrix per In My RoomSteve Wynn intride di energia punk From Death To Texas, mentre i Vertical Smile rispolverano il grunge con Book Of Love. Il vertice assoluto lo raggiunge la ieratica The Breaking Hands, superba tanto nell'esecuzione del duo Mark Lanegan e Isobel CampbelI quanto in quella, a dir poco inarrivabile, di Nick Cave e Debbie Harry. Chiudono il lotto i Jim Jones Review con l'anfetaminico punk'n'roll di Ain't My Problem Baby, una chiosa di quelle che ti fan venir voglia di riascoltare subito il cd dall'inizio. The Journey Is Long non è solo un imperdibile omaggio a una delle figure più carismatiche e controverse della storia del rock, ma un album bello in assoluto, che nonostante si sviluppi attraverso diverse personalità artistiche, mantiene comunque un'unità di intenti e un'omogeneità interpretativa di fondo praticamente perfette. Allo stato, uno dei dischi migliori di questo inizio di 2012.




 
VOTO : 8,5

Blackswan, lunedì 07/05/2012

17 commenti:

nella ha detto...

Ma sai che mi sto rendendo conto di quanto io sia ignorante!Certe pietre preziose mi erano o sconosciute o conosciute a metà.. Ma mio unico cavaliere nero , senza di te chi riempirebbe questi buchi neri musicali? Nick Cave in " City of Pain " è semplicememte memorabile!

Granduca di Moletania ha detto...

Ma sai che me lo sentivo che prima o poi saresti arrivato ai Gun e al buon Jeffrey ? Sei troppo un buon gustaio musicale per non farlo.
Adesso mi aspetto pure i Green on red.

Un abbraccio.

Elle ha detto...

Naturalmente fra gli spiriti delle tenebre che ballano per Nick Cave ci sono anche io, e aspetterò la notte prima di tuffarmi in ascolti ripetuti al limite dell'ossessione.
Grazie :)
Mi piacciono questi ritrovamenti.

S. ha detto...

Nick ma tutta questa Cultura musicale mi confonde...io so trash...il prossimo post scegli o Gigi d'Alessio o Nino d'angelo? :D

Bartolo Federico ha detto...

immensamente grazie black,per quello che hai scritto.anche jeffrey ne sarebbe contento. puoi scommetterci.

La firma cangiante ha detto...

Questo blog è una scoperta continua, mi rendo conto delle immense voragini delle mie conoscenze. Dovrò rimediare al più presto.

Mary ha detto...

Ho viaggiato parecchio con questo meraviglioso pezzo..questo disco entrerà a far parte della mia collezione, e probabilmente sarà uno di quelli che ascolterò a ripetizione, fino a consumarlo.
P.S. Per me la "maledizione" della luna gigante non è finita..mi hanno fatta cadere e sbattere violentemente la testa allo spigolo di una porta..ho rischiato grosso..ma sono più forte io :)
Notte Nick

Blackswan ha detto...

@ Nella : e non hai idea di quante lacune abbia io,cara Nella, un'infinità.Ma se riduco ancora un pò le ore di sonno,forse l'inizio del 2100 dovrei averle colmate :)

@ Granduca : quegli anni di post punk me li sono goduti proprio alla grande, mon ami :)Vedrò cosa fare con i Green On Red :)

@ Elle : felice che tu abbia ritrovato la tua iconografia tradizionale :) Sono le 23.40 :hai già iniziato a ballare ? :)

@ S. : posso vedere di trovre qualcosa di trash, ma i due che hai citato non li conosco proprio.Diciamo che sono snob trash :)

@ Bartolo : mi sa che tra me e Jeffrey il più felice della conoscenza sono senza dubbio io :)

@ Firma : Ma dai che ne sai di bestia anche tu :)Quando passerò dalle tue parti,faremo qualche scambio musicale :)

@ Mary : mannaggia ! Spero tutto bene! Ti auguro che la musica di Jeffrey Lee riesca ad attutire il dolore.:)

Elle ha detto...

certo :)

Ernest ha detto...

8,5! Si si!

lozirion ha detto...

Ciao bro!

Mi sono perso una milardata di post!!!! Maledetto me e il mio poco tempo....

Mamma mia che album! Una bomba davvero! Grazie della dritta fratello, sempre una sicurezza! ^_^

Sandra M. ha detto...

Santa paletta...ma quanto ne sai!!

S. ha detto...

ehehehe lo immaginavo...poi esistono anche i Neomelodici
Napoletani, che dire trash e' un eufemismo...ma sono divertentissimi...il mattino sopratutto la domenica, quando passeggi tra i vicoli, oltre l' odore del bucato appena steso e l' odore del ragù...senti questi stereo a palla con canzoni tipo " Carcerato" oppure " Nun m' e' lassa'" ( non lasciarmi)
pittoreschi...scusa sono OT ma mi andava di raccontarti questo...perché ti confesso mi ritrovo ad essere una trash snob anche io ;)

Maraptica ha detto...

Niente, manco questo conoscevo... Mi devo adattare all'idea di non saperne una cippalippa!
p.s. Mi dici chi ha il fegato di spolverare la tana del cigno?! :)

Zio Scriba ha detto...

Non c'è niente da fare: almeno in campo musicale devo ammettere di essere non solo ignorante, ma ABISSALMENTE ignorante... Per fortuna ci sono i blog che mi permettono di rimediare parzialmente... almeno fino a quando l'italiA kattofascioliberista non li cancellerà...

Evil Monkeys ha detto...

Un grande personaggio veramente; per me uno dei pochi eredi di Morrison (Jim) e a suo modo il primo modello di "antieroe" alla Cobain.
Grazie per il post che mantiene viva una memoria importante!

Blackswan ha detto...

@ Ernest :ci sta tutto !

@ Lozirion :non perdertelo,bro.Chi ama il blues come te, qui va a nozze ! :)Per Novegro ti faccio sapere.

@ Sandra : molto meno di quanto vorrei,molto meno :)

@ S. : il fatto, cara S., è che tu vivi in una città ricca di tradizione.Quando senti i neomelodici a Quarto Oggiaro ha tutt'altre sensazioni :)

@ Maraptica : spolverare i cd ??? Ma sei matta ??Una mossa sbagliata e si rischia il patatrac ! :))

@ Zio : consolati,almeno rispetto a me: io sono igmnorante in quasi tutti i campi,musica compresa.Confido che i kattostronzi non cancellino proprio niente.Se no, i post, ve li mando a casa per posta :)

@ Evil Monkeys : concordo.Anche se rispetto a Morrison probabilmente era meno teatrale e più depravatamente genuino.