giovedì 3 maggio 2012

PAUL WELLER - SONIK KICKS



Genere : Rock

Sono trent'anni che Paul Weller cavalca la cresta dell'onda, trent'anni in cui la sua musica, nel bene o nel male, ha fatto scuola e influenzato generazioni di musicisti ( vi dicono qualcosa gli Oasis ? ). D'altra parte, se ti chiamano Modfather, e continuano a farlo anche ora, quando l'avventura dei Jam è ormai preistoria, un motivo ci sarà. Certo, Paul ha scritto canzoni come English Rose e In The City, che basterebbero a chiunque per vivere di rendita da qui all'eternità. Ma Weller ha sempre guardato oltre, ha sempre provato a rinnovarsi, a mettersi in discussione, anche rischiando di passare per traditore, quando da figlio di primo letto di Mrs. Rickembacker, abbandonò gli anfetaminici riff per accomodarsi sul velluto a declinare in chiave jazz-soul i morbosi comandamenti estetici degli anni '80 ( leggi Style Council ). Oggi, dopo anni di un'onoratissima carriera solista ( Stanley Road e Wild Wood le due gemme più scintillanti ), il cinquantaquattrenne rocker di Woking torna sulle scene con un disco che è un azzardo, una scommessa, un buio a una mano di poker giocata con quell'urgenza ( creativa ) che già aveva generato il miracoloso 22 Dreams e il nervosissimo Wake Up The Nation. Sta proprio in questo la grandezza di Weller : prendersi i rischi senza badare a spese. Avrebbe potuto rifare in eterno ( e benissimo ) il verso agli Small Faces, e nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare. Dimostrazione ne è il fatto che il Modfather, anche in dischi così così ( Heliocentric, Illumination ), qualche splendida canzone, di quelle che danno un senso a un'intera esistenza artistica, è sempre riuscito a piazzarla ( in classifica e nel cuore dei fans ). Invece, Weller produce il terzo capitolo della trilogia non dichiarata iniziata con 22 Dreams, con l'obiettivo di spaziare attraverso territori musicali apparentemente inconciliabili. Nello specifico, la svolta è prevalentemente elettronica : le chitarre ci sono, ma il loro suono è quasi nascosto, mentre il disco si sviluppa piuttosto in un tripudio di loop, di beat elettronici, di suoni sintetizzati. Ne viene fuori uno zibaldone ad alta tecnologia, a volte confuso, a tratti dislessico, ma comunque sempre affascinante, urgente, coraggioso. Gli antichi umori brit-rock sono sfumati, nascosti da un caleidoscopio di suoni non nuovi, ma amalgamati con gusto inusitato e un poco bizzarro ( almeno per i canoni espressivi welleriani ).Conta più il know-how che il resto. Ecco allora che i Beatles e i Kinks convivono con il synth pop, il funk, ritmiche dub, abbrivi jazzistici, rumorismo spinto, strumentazione classica. Il risultato, soprattutto per i fans della prima ora, suonerà spiazzante. Purtroppo funziona così : se uno fa sempre le stesse cose, viene accusato di immobilismo, se cambia registro, il reato è quello di lesa maestà. Ma la nobiltà di Paul non può essere messa in discussione e anche se Sonik Kicks non verrà annoverato fra le cose migliori del Modfather, risulta comunque un disco  godibilissimo, che trasmette un’energizzante sensazione di musica in movimento. Così, nonostante il caotico sovraffollamento di idee, alcune in nuce, altre realizzate, altre ancora irrisolte, spuntano un paio di canzoni ( la sublime By The Waters e la conclusiva Be Happy Children ) che piace tenere strette strette all’orecchio. A dimostrazione che qualunque cosa faccia, il buon vecchio Paul, difficilmente deluderà.

VOTO : 6,5




Blackswan, giovedì 03/05/2012

9 commenti:

Massi ha detto...

Prima o poi tutti quelli che campano sugli schitarramenti fanno,ad un certo punto, un disco elettronico, ma a pochi riesce il giochino. Ascolterò il disco e poi ti saprò dire

Cirano ha detto...

anch'io mi riservo l'ascolto, ma dopo i Jam per me non ha fatto molto....

Galadriel ha detto...

Caro Black! Perdonami se non commento i tuoi post "musicali" ma farei veramente brutta figura, sono troppo ignorante in materia. Ma passo per farti un caro saluto e darti un forte abbraccio.

Mary ha detto...

Buongiorno ! Ti dirò che questo pezzo non è affatto male..anzi, lo trovo molto piacevole, nonostante lo stia ascoltando di mattina, e la mattina ho gusti alquanto particolari in fatto di musica (fino a quando non posso dichiararmi perfettamente sveglia)
:)
Un bacio

nella ha detto...

Mi piaceva molto , l'asettico Weller , ai tempi degli Style Council... ma ora ho bisogno ( per me stessa dico...) di qualcosa di più caldo, meno confezionato e se , vogliamo , perfettino! Ciao mio capitano!

mr.Hyde ha detto...

Beh.. quando la classe c'è, nessuno te la può togliere..Un artista è tale quando ha anche il coraggio di sperimentare, di riproporsi..Senza spersonalizzarsi ed ottenendo risultati di alto livello.

Maraptica ha detto...

Lo trovo molto orecchiabile, che so da ascoltarlo di sottofondo mentre mi leggo un bel libro o mi bevo un bicchiere di rosso :)

Elle ha detto...

Non so perché è finito fra i miei preferiti..
Ma sì che lo so! Perché mi piace.
Dopo attento ascolto ho anche scelto la mia canzone preferita: When your gardens' overgrown :)
Dankeschön

Fullina ha detto...

La classe non è acqua... charme, eleganza, ingegno e impegno per Weller, una vera sorpresa già la copertina coloratissima lo annuncia. Un artista che cresce cercando il nuovo e si reinventa è segno d'intelligenza, visto che siamo invasi da musica commerciale quel voto di sufficienza andrebbe un pò lievitato.. la ricerca continua della perfezione merita.