giovedì 7 giugno 2012

NEIL YOUNG & THE CRAZY HORSE - AMERICANA



Neil Young è come uno di famiglia, uno di quegli zii che quando sei piccolo ti fanno divertire un botto, perchè quando giocano con te, ti lasciano fare  quello che i tuoi genitori solitamente ti vietano. Uno zio così non è un parente, ma un complice, un compagno di avventure, un mentore, un amico a cui finisci per restare affezionato anche quando diventi grande, mentre lui, giorno dopo giorno, invecchia. Succede così anche con zio Neil : puntuale come un orologio svizzero, ti viene a trovare ogni anno con la sua cesta di canzoni ed è sempre festa. A volte, lo trovi un pò logoro e forse un pò scontato, ma dopo la prima birra bevuta insieme, ti tornano in mente i tempi in cui ti faceva giocare a calcio nel fango o ti dava da bere un goccetto di nascosto, e la magia sembra tornare la stessa.Se poi si presenta con la sua affiatata compagnia di amici ( i Crazy Horse ), insieme ai quali ti portava allo stadio per vedere le partite della tua squadra del cuore, il tuffo nel passato è completo. Oggi, zio Neil ci regala una forma smagliante, e Americana, la sua ultima fatica, è indubbiamente il miglior album elettrico dai tempi di Mirror Ball ( anno domini 1995 ). Forse perchè gli undici brani che lo compongono sono cover collaudatissime; forse perchè queste cover sono pescate da un repertorio ( quello tradizionale americano ) che il rocker canadese conosce a menadito; e forse anche perchè gli ingranaggi della macchina Crazy Horse ( Talbot, Sampedro, Molina ) non conoscono ruggine, ma risultano ancora perfettamente oliati. Sarà per tutti i motivi elencati, ma il nuovo disco dello zio ha l'energia e la forza dei suoi lavori migliori. Piace soprattutto il suono, sporco, ruvido, rumoroso, senza fronzoli, che richiama i fasti del citato Mirror Ball, in cui Young veniva assecondato in un tripudio di feedback e rabbia grunge da quei suoi figli putativi di Seattle, conosciuti ai più col nome di Pearl Jam. E piace molto, anzi moltissimo, la scaletta delle canzoni, un pugno di classici senza tempo che Neil reinterpreta con sferragliante trasporto, dando nuovo lustro al suo chitarrismo caratterizzato da quei tipici assoli di poche note, ma tutte epiche e decisive. Diventa davvero difficile trovare un momento fiacco del disco, e se proprio si vuole essere pignoli, forse This Land Is Your Land non ha molto da aggiungere rispetto all'originale di Guthrie o alla struggente cover di Springsteen. Ma basterebbe la tripletta inziale (  gli accenti latini di Oh Susanna, i riff pesi e crepuscolari di Clementine e il drammatico deragliamento di Tom Dula ) a valere da sola il prezzo del biglietto: strumenti sbrigliati, approcio da " buona la prima ", sudore e tanta gagliardia. Insomma, uno zio in grande spolvero, che continua a divertirsi e a divertire con la stessa vitalità dei bei tempi andati. Per i fans di Young  questo disco è un must, per tutti gli altri soldi comunque spesi bene.

VOTO : 7,5




 Blackswan, giovedì 07/06/2012

10 commenti:

Mary ha detto...

Che dirti ?? Come sempre sei capace di raccontare i dischi in un modo divino...hai una dote naturale che appartiene a chi, come te, ha passione, amore, sensibilità e grande conoscenza.
Bel pezzo:)

Ernest ha detto...

esatto!

Granduca di Moletania ha detto...

Che Dio ci preservi per sempre l'onniscente Neil.
E' anche il mio zio preferito.

Un abbraccio.

Evil Monkeys ha detto...

Il ritorno di un grande, anzi... di un "enorme". Doveroso rendergli omaggio. Comunque.
Grazie del post.

mr.Hyde ha detto...

Quando si parla di Neil Young mi si drizzano le antenne: vado subito a documentarmi.Ciao!

Sandra M. ha detto...

Che bello uno zio così...uno può anche concentrarsi e fare egoisticamente finta che sia solo ZIO PROPRIO , tutti gli altri...ciccia!
:0)

Elle ha detto...

Anche io sono una zia di questo tipo.. cioè lo sarei.. vabbe' senti, adesso prendo a modello 'sto Neil, si sa mai che.
La musica è ispiratrice.

Adriano Maini ha detto...

Quella volta che a Milano, con i biglietti già in mano, il concerto venne annullato. O rinviato. Ma poi...

Galadriel ha detto...

Bello! Quanta passione che metti in questi post. Si legge tutto l'amore che provi per la musica. Bravop come sempre. Un abbraccio forte.

lozirion ha detto...

Heila bro!

Credo che l'ultima volta che ho lasciato un commento stesse cominciando la glaciazione Mindel... :P Bè, se ricomincio a commentare DEVO lasciare il primo commento per lo Zio Neil.... ^_^

Grande, grandissimo, immenso.... Tu sai quanto lui sia il mio preferito in assoluto, e hai fatto un esempio che più calzante non si può, Neil è uno di famiglia, quello zio che ha sempre un alone di mistero, sembra saper fare tutto e aver visto tutto, quello che ti faceva salire davanti in macchina quando di solito te ne stavi dietro, magari pure nel seggiolone, e come fai a non volergli bene?....

L'avrei comprato in ogni caso "America", e forse se fosse stato un brutto album avrei trovato una qualche giustificazione o qualche scusa da fan, ma non ce n'è bisogno! Cazzo, è una bomba! Non sentivo Neil così carico da una valanga di tempo ed è davvero una goduria!.... Alla faccia della vecchiaia che avanza!.... ^_^