mercoledì 6 giugno 2012

SOUNDGARDEN LIVE!!!

Amici killers,
lunedì sera ho saltato la partita di calcetto ed è quindi evidente che qualcosa di enorme doveva essere successo.
Nel caso di specie, all'Arena Fiera Rho di Milano (un banale spiazzo asfaltato tra due blocchi di stand della nuova fiera) si sono presentati dopo quindici anni di assenza dall'Italia quattro signori statunitensi (uno di chiare origini indiane) che, insieme, sono i Soundgarden.
Siamo quindi in pieno grunge, ma di quel grunge che tira più verso l'hard rock - heavy metal, più Alice in Chains che non Nirvana o Pearl Jam.
La band era in grande forma, Ben Sheperd alle pelli e Matt Cameron al basso hanno bastonato linee ritmiche eccellenti per potenza e precisione, e la chitarra di Kim Thayil si è spostata con disinvoltura assoluta tra l'acciaio della grande Seattle e suggestioni seventies, e pazienza se lui ha il pizzetto bianco ed è aumentato così ad occhio di almeno 20 kg.
Però, su questo non avevo particolari dubbi.
L'abilità tecnica non si perde, e in fondo dopo quindici anni che uno manca dall'Italia basta eseguire bene i pezzi e la gente è già contenta.
Restava il dubbio sulla voce di Chris Cornell datosi che, ahimè, la voce invece decade come tutte le caratteristiche del corpo umano.
Onestamente, di dire che sia proprio uguale ai vecchi tempi non me la sento.
Però, se allora era 100 oggi è 85 - 90, non meno.
Il che significa che la sua voce si stagliava comunque, pulita e senza fatica, sopra gli strumenti, ma non sopra nel senso della sciocca gara a prevalere nel casino, come accade con certo pessimo heavy metal del genere Cradle of Filth o Venom, che gli dei li strafulminino entrambi.
Sopra nel senso di "su un altro registro" contrapposizione armonica a chitarra e basso, per un effetto complessivo di enorme suggestione.
A tratti si sente, ma nettamente, una forte somiglianza con il canto che fu di Robert Plant.
La stessa potenza chiara e facile nell'emissione, quello che gli inglesi chiamano "golden velvet".
Ecco, forse meno velluto rispetto a Plant e un po' più di forza strappata, e d'altra parte sono anche figli di epoche diverse,dove là c'erano radici blues qui c'è la siderurgia di Seattle.
Ma i due sono simili, non c'è dubbio.
Tra parentesi, il buon Chris è anche un figo da paura, e sono stato molto contento per la mia fidanzata che, non essendo molto alta, di solito ai concerti vede poco, e invece stavolta la non enorme affluenza di pubblico le ha permesso di vedere questo bell'esemplare umano.
La sequenza dei brani è stata azzeccatissima, tutti i grandi pezzi famosi sono stati eseguiti per la gioia di un pubblico appunto non molto numeroso ma parecchio variegato per età e tipologia.
Tra le prime, Spoonman con il suo drumming galoppante e chitarra e basso a disegnare storie di localacci della periferia urbana, galera e chissà, forse redenzione.
Loud love, elettrica, rabbiosa e strappata, con sottofondo visivo di luci in movimento rapidissimo tipo immagini girate in autostrada di notte e proiettate a velocità doppia.
Poi, obbligatoria, Fell on Black Days, un ideale e malinconico omaggio alla memoria di chi non è più con noi, a Kurt Cobain e a Layne Staley, fiamme bruciate troppo in fretta ma in realtà, a ben vedere, bruciate nel tempo che gli era proprio.
Attraverso le belle emozioni di Blow up the Outside World e di The day I tried to live, si è arrivati ad Outshined, per me la vera prova del 9 della voce di Cornell, che su disco aveva fatto di quel pezzo una summa dei virtuosismi di un cantante hard.
E cazzo, se l'ha cantata alla grande!
Orgasmi e ruggiti a non finire, e una voce talmente bella e chiara da capire persino le parole del testo, come accadeva in altro campo solo con alcuni tenori quali Di Stefano e poi Pavarotti.
A seguire, via libera alla rabbia di Rusty Cage e poi momento top con Burden in My Hand, un grande pezzo di grande respiro, con una scansione di tempi ampia e solenne, una sorta di manifesto hippy dei giorni nostri, proprio la California, impossibile non immaginarsi un gruppo di ragazzi che ballano su un prato sotto il sole.
Sul finire quello che è forse il loro pezzo più celebre, Black Hole Sun, ritratto di una sciagura planetaria che all'epoca era uscito con un magnifico video che sembra sempre più attuale ogni volta che lo si guarda, e poi un pezzo cattivo, velenoso, splendido come Jesus Christ Pose, un grumo di anfetamine sputato con rabbia blasfema sulla sabbia del deserto.
E se qui la voce di Cornell ha denotato qualche ruga, chi se ne frega?
Io certamente no, nè gli altri presenti alla fiera, che hanno cantato, ballato, ovviamente pogato in una bella serata con un venticello fresco che era una meraviglia.
E mentre ero lì, come sempre dal 1980, a suonare la mia chitarra immaginaria, a un certo momento mi sono girato verso la mia fidanzata e verso il mio amico e mi è venuto proprio spontaneo gridare "Che gran figata!".
Il mattino dopo, naturalmente, scadenze, fatture, roba da scrivere, gente che rompe i coglioni al telefono.
Io ci sono, faccio quello che devo fare, non c'è problema, però si fottano tutti: io la sera prima ho visto i Soundgarden, bastardi!




9 commenti:

Spicy.Ginger.Ale ha detto...

Grandissima invidia!

nella ha detto...

Una vera grande opportunità... Ne sono molto felice!

Granduca di Moletania ha detto...

Amico mio,
sei proprio sicuro di aver visto Ben Sheperd alle pelli e Matt Cameron al basso ? Ma proprio sicuro sicuro oppure prima hai fatto un beer - tour ? :))
E poi perchè queste cose succedono sempre a Milano e non dalle mie parti ? Un banale spiazzo asfaltato tra due blocchi di stand di piadina romagnola li abbiamo anche noi !!!!
Si vede che 'sto 'a rosicà, vero ?

In più, se domani sera incontri Nella, abbracciala da parte mia e stalle incollato; chissa che non ti faccia incontrare il Boss!!!

Un grande abbraccio.

Flâneur ha detto...

Ai concerti buoni faccio pure io air guitar. Rigorosamente sui giri di basso, che fa assai "cool".. :-)
Bel pezzo, Ezzelino. Restituisce l'entusiasmo, la meraviglia, quello stupore infantile che ti fa esclamare "che figata!".
E la sottile ebbrezza che accompagna nei giorni seguenti, mentre rumini il riff prediletto tra le corde vocali e il cervello.

ElenaSole ha detto...

Eh eh ... e io ci sarei stata solo per vedermi Cameron alla batteria, passionaria come sono dei PJ.
Cmq invidia ennesima la mia, e concordo: dopo i concerti si fottano tutti, l'adrenalina scorre e siamo pure più buoniiiiii

Blackswan ha detto...

Bella recensione, Bro, e immagino quindi bel concerto.Se non fosse stato per il prezzo del biglietto da rapina a mano armata,sarei venuto anche io.Per ascoltare i Soundgarden, che adoro, e soprattutto per i grandissimi Afghan Whigs, uno tra i migliori gruppi degli anni'90.

Ezzelino da Romano ha detto...

Ooops, il Granduca mi ha beccato!
Ho scambiato il basso e la batteria, e non ho nemmeno l'attenuante della birra.
Chiedo venia.
Io però dal Boss non ci vado, e quindi non lo incontrerò nè grazie a Nella nè indipendentemente da lei.
Peraltro, la tua frase mi ha fatto venire in mente Guzzanti nei panni del predicatore americano: "Incontra il Boss prima che lui trovi te!".
Sull'air guitar ho costruito i miei deltoidi,altro che palestra!
E convengo con te, Flaneur, sul fatto che fare air bass sia ancora più figo.
Quanto al prezzo, fra, era effettivamente alto ma si trattava anche di una intera giornata di musica.
Peraltro il mio biglietto era parte del mio regalo di compleanno, e quindi anche lì l'ho fatta franca.
Noi siamo arrivati verso le 19 ed abbiamo sentito solo gli svedesi Refused, niente male, ma sugli Afghan Whigs mi fido delle tue parole.
Però mi sei mancato.
Tu, l'uomo di Traversetolo ed io avremmo fatto tre belle chitarre immaginarie!
Ma che cazzo ti parlo a fare, tu starai già avendo le tue polluzioni per stasera...

Granduca di Moletania ha detto...

Caro Ezzelino,
non volevo di certo fare il sapientone, ma solo il simpatico.
Ma come, tu non vai a vedere il Boss? Credo che tu sia l'unico milanese a non andarci; potresti approfittarne per farti qualche appartamento incostudito; prova con quello di Black che vai sul sicuro. Se poi ti serve qualcuno per la ricettazione dei dischi, fammi pure un fischio. :))

Un abbraccio a tutti.

Ezzelino da Romano ha detto...

Tranquillo Granduca, l'avevo intesa esattamente in quel senso, nessun problema.
E che ti devo dire, a me il Boss non mi acchiappa.
Oggi leggo i giornali che parlano di un grande concerto, e lo sarà stato senz'altro come lo era stato quello dell'85 cui ero andato.
Però non mi prende.
A pensarci, quella di farsi la casa di Black non era mica una brutta idea...