domenica 8 luglio 2012

THE LAST GOODBYE – JEFF BUCKLEY



Gli anni’90 sono stati probabilmente l’ultima grande stagione musicale della storia, un decennio durante il quale, e come non succederà più in seguito, il rock ha vissuto un intenso ritorno di fiamma verso la creatività. Erano gli anni del grunge ( movimento musicale ma dai risvolti sociologici ), della scena di Palm Desert e dello stoner, del nu-metal, e di quell’ OKComputer dei Radiohead che segnerà indelebilmente gran parte della musica che seguirà. Le due figure maggiormente rappresentative del periodo furono, senza ombra di dubbio, Kurt Cobain e Jeff Buckley, due ragazzi tormentati dalla vita, segnati dall’infelicità, inadeguati al mondo, icone della generation X dei belli e dannati, artefici di un rock il cui lungo respiro trovò ossigeno nel male di vivere, nella rabbia e nella malinconia. Jeff visse il tempo di un battito d’ali, fu una meteora di accecante nitore, un Gesù Cristo triste e bellissimo che un crudele disegno divino immolò all’altare del rock per la salvezza degli uomini. “Un hipster con la testa d’angelo”, come recita una sua biografia prendendo a prestito le parole di Gingsberg, “ ardente per l’antico contatto celeste, con la dinamo stellata nel macchinario della notte “. Visse poco ma intensamente,  l’angelo Jeff,  giusto il tempo di regalarci il memorabile Grace, elegiaco compendio di tutte le malinconie terrene, e di addolcire le nostre orecchie con il velluto rosso fuoco di quella voce impossibile che ereditò per cromosomica trasmissione dal padre Tim. Trent’anni, un solo disco ( poi ne verranno altri, postumi e incompleti,  per la gioia di discografici ed eredi ), un pugno di canzoni in equilibrio fra estasi e dannazione, fra abbagliante lirismo e crepuscolare consapevolezza, fra struggenti sogni d’amore e presagi di incombente morte. 

Grace è soprattutto  un album che parla della fine di un rapporto amoroso, di quel dolore che ti prende la gola quando la donna che ami ti lascia ( “ Sdraiato sul letto, la coperta è calda, questo corpo non sarà mai protetto dal dolore, sento ancora i tuoi capelli, neri come fiocchi di carbone, mi tocco la pelle per sentirmi ancora vivo” da Mojo Pin ), della difficoltà di rielaborare la perdita ( “ Bevo molto più di quanto dovrei, perché mi riporta alla mente te…Vino di lillà è dolce e inebriante, dov’è il mio amore ? “ da Lilac Wine ), delle domande senza risposta che affollano la mente e riempiono la tua solitudine ( “Non c’è tempo per l’odio, solo domande.Cosé l’amore ? Dov’è la felicità? Cos’è la vita ?Dov’è la pace ? Quando troverò la forza che mi condurrà alla liberazione ? “ da Eternal Life ). Eppure, la poetica di Buckley non è mai disperata, si nutre di speranza, si consola nella convinzione che i grandi amori non finiscano mai, che restino eterni, fluttuanti nell’aria proprio sopra il crocevia in cui i destini delle persone si separano ( “ Il mio regno per un bacio sulla sua spalla- non è mai finita – tutte le mie ricchezze per i suoi sorrisi – non è mai finita – tutto il mio sangue per la dolcezza della sua risata – non è mai finita – Lei è la lacrima sospesa per sempre dentro me “ da Alleluja ). Strano a dirsi, ma se è vero che l’amore pervade ogni nota dell’album, è impossibile però non ravvisare nei testi di Buckley più di un’intuizione di quello che gli succederà a breve, come se quella morte, prematura e assurda, camminasse già al suo fianco e gli ghermisse il tempo. Eternal Life, che inizia con i versi : “ La vita eterna è ora sulle mie tracce, ho la mia bara rosso vivo, amico, ho solo bisogno di un ultimo chiodo “, in tal senso è addirittura profetica. Un brivido di inquietudine poi scorre lungo la schiena quando in Grace Jeff canta : “ la pioggia cade, e io penso che è arrivata la mia ora, mi ricorda il dolore che dovrei lasciarmi alle spalle…non ho paura di andarmene, ma è così lento..”.


Ma più di tutte è The Last Goodbye la canzone che gioca con le parole, grazie a dei versi che ben si adattano tanto agli struggimenti di un amore finito quanto all’inesorabile destino di morte che attende Jeff. Come se la canzone fosse un trompe l’oeil e che dietro l’andamento romantico e malinconico del brano nascondesse il truce volto del fato crudele.
“Questo è il nostro ultimo saluto, non sopporto di sentir morire l’amore fra di noi. Ma è finita. Ascolta solo questo, poi me ne andrò. Mi hai dato più motivi per vivere di quanto tu possa immaginare…E’ finita, è finita. “
Jeff Buckley morirà il 29 maggio del 1997 a Menphis. Sta per inizare le registrazioni del nuovo disco ma è stanco e decide di prendersi una pausa. Ha voglia di nuotare un po’ e così, con l’amico Keith Foti, si reca su una spiaggetta del Wolf River Harbor, un affluente del Mississippi. Entra in acqua cantando Whole Lotta Love dei Led Zeppelin e si getta in un’onda. Non riaffiorerà mai più. Ritroveranno il suo corpo solo il 4 giugno. Morte accidentale, recita l’autopsia, niente droghe e niente alcol nel sangue. Jeff , semplicemente, è morto affogato. La vita eterna era sulle sue tracce.




Blackswan, domenica 08/07/2012

20 commenti:

Resto In Ascolto ha detto...

ogni sentire è un venir giù di lacrime...
d'accordo con te sugli anni '90.
buona domenica
gianni

Anonimo ha detto...

l'apoteosi,
caro Nick.

Fitzcarraldo

mr.Hyde ha detto...

Grande canzone.Crea attorno a sè un spazio enorme, come in cima all'Everest.
Bel post, poetico.Peccato che Jeff sia andato via così presto.. chissà cos'altro di meravigliosamente originale avremmo ascoltato..

Evil Monkeys ha detto...

Sempre tanto di cappello di fronte a Jeff (... e Tim, che per me resta supremo).
Se Lui e Kurt sono state due figure fondamentali per gli anni '90 (e lo sono state eccome!) io ne aggiungo una terza che poco ha a che fare con tormenti, angeli caduti e anime fragili, e anzi in apparenza è l'archetipo del good ol boys made in USA: Josh Homme; adesso si divertirà coi supergruppi e collaborazioni, però ragazzi lo stoner E' lui!

Grazie x il post

Elle ha detto...

Questa canzone mi piace molto, è particolare, perché è particolare la sua voce, come uno strumento in più, non una semplice pronuncia di parole.
Però fino a quando non ne hai parlato tu la prima volta (assieme a Tim) io non l'avevo mai sentito nominare, forse una morte troppo accidentale..

giacy.nta ha detto...

Bellissimo l'ultimo verso.
Bellissimo il tuo post.:)

Nora* ha detto...

Per alcuni momenti nel tempo è stato la colonna sonora della mia vita.

MrJamesFord ha detto...

Uno dei dischi più straordinari degli ultimi trent'anni.
Sofferenza e speranza, tutta la voglia di rialzarsi dopo una ferita.
Grande Jeff.
Only the good die young.

S. ha detto...

Ho sempre pensato che l' avesse cercata la morte in quell' onda...
Quando si e' provato l' amore eterno e tutta la bellezza che comporta, non sarà mia più come prima niente...tanto vale il nulla...
Bellissimo e struggente post Nick :)
Continua sempre così

Adriano Maini ha detto...

Ci sono canzoni, tra quelle da te citate, che riascolto volentieri dal lettore di CD Rom, ogni volta che giro in auto: occasione oggi, per vari motivi, pressoché unica per me onde usufruire di buona musica.

ElenaSole ha detto...

The last goodbye, tra le mie preferite di sempre. Una voce che trasmette l'inquietudine. Come sempre ottimo ricordo di un artista, cogliendo le sue sfumature migliori...grazie...

nella ha detto...

Jeff non volle mai spiegare le sue canzoni, le interviste erano una tortura per lui, come frugare nel suo intimo e già le sue creature dicevano tanto senza bisogno di ulteriori spiegazioni.Era solito rispondere che la canzone ha senso se spiegata nel momento della creatività, perde il vero significato nel tempo acquistando quello di chi la ascolta. Grande Capitano Black , come sempre......

m4ry ha detto...

Ho amato e amo le sue canzoni senza tempo. Quando sono in momenti mie, un po’ particolari, amo riascoltarle e mi faccio trasportare via…proprio ieri ero in fase “jukebox “ e ho riascoltato, tra le tante, Grace e Hallelujah. Non è sempre facile riuscire a trasmettere con le parole quello che si prova, in particolare quando si tratta di amore, perché si rischia facilmente di scivolare nella banalità, ma lui no, ci riusciva con una naturalezza struggente e con una voce meravigliosa. I testi delle sue canzoni sono bellissimi, pieni e veri. Peccato che se ne sia andato via per sempre con quell'onda..
Gran bel post Mr. Blackswan :)

Lady Left ha detto...

Bel post, bella musica, sei sempre una garanzia :)

Andrea ha detto...

Che disco e che anni!

Ernest ha detto...

e poi in quegli anni ho avuto da 15 a 25 anni. Proprio nel fiore...

Blackswan ha detto...

@ Gianni : concordo.Uno dei dischi più struggenti di sempre.

@ Fitzcarraldo : una vera e sublime apoteosi :)

@ Mr Hyde : a volte penso che probabilmente non sarebbe riuscito a ripetersi a questi eccelsi livelli.Purtroppo non ne avremo mai la controprova.

@ Evil Monkeys : Homme è stato ( ed è ) un vero geniaccio, uno di quelli che ha lasciato un marchio indelebile sulla musica di quegli anni.Blues For The Red Sun dei Kyuss bisognerebbe renderla materia di studio al liceo.:)

@ Elle : Jeff aveva lo stesso modo di cantare del padre, ed è proprio vero che la voce diventa uno strumento, a volte addirittura il più importante.

@ Giacy.nta : grazie :)

@ Nora : lo è stato anche della mia.E forse, a distanza di ormai quasi un ventennio, posso affermare che Grace è il mio disco preferito di sempre.

@ Mr. james ford : nella mia classifica annuale ( e quindi rivedibile ) dei dieci dischi più belli di sempre, Grace non ha mai perso il suo posto.

@ S. : è un pensiero che ho fatto spesso anche io, ma credo che alla fine sia stata proprio una fatalità.

@ Adriano : anche io in macchina ascolto sempre musica.Anzi, a dire il vero, la macchina l'ho comprata solo perchè aveva installato uno stereo meraviglioso :)

@ ElenaSole : di questo disco mi piacciono tutte tutte.Forse, se fossi obbligato a sceglierne una sola, sceglierei Eternal Life, ma nella versione Live all'Olympia perchè ne viene fuori una canzone quasi metal.

@ Nella : ragionamento ineccepibile.Come ogni forma d'arte anche la musica parte con un significato ( che è quello dell'artista ) e poi raccoglie svariati 8 che sono quelli di chi ascolta ).

@ Mary : Jeff è stato uno di quei rari casi di artista capace di abbinare musica splendida a testi di spessore.Non è da tutti.

@ Lady Left : Grazie :) Ma mi viene semplicissimo quando la musica è così bella.

@ Andrea : uno tra i dischi più belli di quel memorabile decennio.

@ Ernest : io ne avevo qualcuno in più ma mi sentvo un fiorellino di campo :)

Cirano ha detto...

quanto avrebbe potuto ancora dare...ripenso spesso a questo adagio con rammarico quanto riascolto le sue perle.

Anonimo ha detto...
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