sabato 1 settembre 2012

LA PIU' GRANDE SBRONZA DELLA MIA VITA

Il Liceo Classico Stefano Maria Legnani di Saronno, a metà degli anni '80, non era una scuola, ma un carcere di massima sicurezza. Mancavano solo il filo spinato, le guardie giurate e i dobermann all'ingresso, e poi c'era tutto: edificio esteticamente grigio e arcigno, regole rigidissime, un corpo insegnanti ( prevalentemente ) di caratura universitaria e quindi esigentissimi, compiti a casa che venivano assegnati non per numero di pagine ma a peso ( per domani mattina, fatevi un etto e mezzo di Dante e un paio di chili di Cicerone ). Il luogo era così austero e il taglio accademico così alto, che nell'intervallo anche i bidelli, invece di parlare di calcio, discettavano di filosofia teoretica. Difficile quindi cazzeggiare, dal momento che alla prima minchiata eri fuori, out, fottuto. Non per niente, il Legnani aveva la nomea di refugium peccatorum, ultimo tentativo cioè per raddrizzare la schiena a inveterati fannulloni o danarosi figli di papà con seri problemi di consecutio temporum. Insomma, si studiava tanto e si studiava sempre. Pertanto, su poco più di trecento iscritti, la percentuale di secchioni ( volenti o nolenti che fossero ) raggiungeva percentuali da maggioranza bulgara, mentre quei pochi come me, appassionati di lettere antiche ma anche in grado di vivere la spensieratezza dell'adolescenza, finivano inevitabilmente per fare comunella fra loro, a prescindere dall'età e dalla classe frequentata. Era un'istintiva necessità che aveva più a che fare con la sopravvivenza che con la condivisione. Io, ad esempio, frequentavo tutti tranne i miei compagni di classe.La sezione B, vanto dell'istituto negli anni della mia frequentazione ( io ero l'unico a non rientrare nel vanto ), era composta da venticinque persone, di cui venti ragazze e cinque ragazzi. Delle ragazze ho ricordi tristissimi :erano quasi tutte dei tombini con grata, e per giunta poco avvezze a qualsivoglia rapporto umano che prevedesse un sorriso o una battuta e non il manuale di filosofia. Le poche carine, invece, se la tiravano come fossero al concorso di Miss Italia e puntavano a un target economico di frequentazioni così alto, a cui non potrei aspirare nemmeno oggi che sono vent'anni che percepisco uno stipendio fisso ( figuriamoci allora che giravo con le monetine in tasca ).
 I compagni erano anche peggio : smorti, studiosissimi, bacchettoni e perniciosamente juventini ( l'unico, come me interista, era anche l'essere più imbecille che abbia conosciuto in quarantacinque anni di vita, tanto che, in età adulta, divenne un pezzo grosso, nel senso di grasso, della Lega Lombarda saronnese). Ne conseguiva il fatto che, nella mia classe era pressochè impossibile disquisire dei due massimi sistemi su cui si fonda l'universo maschile di ogni età, e cioè la figa e il calcio. La situazione era vieppiù aggravata dall'infelice ubicazione del Liceo Classico, dal momento che a fianco sorgeva l'Itis ( nei cui giardini, a ogni ora del giorno, si dava vita a epocali partite di calcio, che mi procuravano un'invidia immensa ), mentre di fronte ci sorrideva sprezzante la facciata del Liceo Scientifico G.B. Grassi, frequentato da un quantitativo di gnocca che per i nostri miseri standard era a dir poco imbarazzante. Fortunatamente, l'ultimo anno, quello della maturità, da Palermo arrivò F., che divenne in poco tempo uno dei miei migliori amici e con il quale potei dedicarmi maggiormente alla nobile arte del cazzeggio, mentre con un calcio in culo dal Beccaria di Milano giunse a noi, con limousine e chaffeur, la ricchissima, bellissima e pluriripetente S., le cui scollature vertiginosamente anarchiche promettevano a tre quarti della popolazione maschile del liceo inesplorati orizzonti di autoerotismo. Ed è proprio alla formosa neo-compagna S. che devo il ricordo della più clamorosa, devastante e leggendaria sbronza della mia vita. Alla poverina, tanto procace quanto svampita, venne infatti la malaugurata idea di organizzare una festa. Non una festa qualsiasi. Di più. Con una di quelle decisioni che vivono esattamente al confine fra le terre di Re Sborone e quelle di Granduchessa Incoscienza, S. invitò tutto il liceo per un mega-party natalizio nella sua modesta dimora ( una villa su tre piani con giardino chilometrico ) situata nel centro residenziale di Arese ( una cittadina così ricca che gli abitanti giocano a golf in veranda e bevono Moet et Chandon al posto dell'acqua ). Il giorno della festa, ci presentiamo alla spicciolata in un centinaio, alcuni convinti di partecipare a un elegantissimo vernissage, altri, rassegnati a un più basso profilo, certi di una serata a base di panini al salame e coca-cola, altri ancora ( io e un manipolo abborracciato di sderenati pronti a tutto ) decisi a trasformare il festino in un baccanale condito di droga, alcol e possibilmente sesso. Ho ricordi molto sfumati dell'evento, ma per quanto ricostruiti frammentariamente ( soprattutto grazie ai racconti dei reduci alla serata ), alcuni episodi sono tuttora scolpiti indelebilmente nella mia memoria. 
Narro i fatti usando un rigoroso presente storico. La villa è lussuosissima, l'arredamento tutto giocato sui contrasti di un equilibrato mix di pezzi d'antiquariato e ultimi ritrovati della tecnologia. La festa si svolge prevalentemente in taverna, anche se il termine taverna non onora un locale superaccessoriato delle dimensioni dell'Hollywood, nota discoteca milanese, frequentata da primati impomatati e sniffatori di professione. Si beve un cocktail vagamente alcolico preparato in anticipo dai padroni di casa, si fuma erba, si chiacchiera, si ballano le hit del momento ( ciofeconi di synt-pop che solo l'età adulta mi porterà a rivalutare ). Ad un certo punto, S., più pettoruta che mai, si rivolge a me, e con studiata nonchalance, indicandomi una porta in legno, mi dice :" Quella è la cantina. Servitevi pure quando volete! ". Servitevi pure quando volete !!!! Certe frasi si pronunciano senza darci molto peso e si finisce per pagarne amarissime conseguenze. Rileggetela con attenzione,please : solo quattro parole e non un straccio di negazione, di limite, di divieto. Nessun paletto, nessuna staccionata, nemmeno un piccolo recinto. Libertà pura, nello spazio e nel tempo. Non aspettavamo altro. La cantina è piccola ma fornitissima. Non ci sono vini di pregio, che farebbero pensare a un collezionista o a un enologo, ma solo decine di confezioni regalo extralusso, di quelle che i ricchi ricevono in dono da altri ricchi. Entriamo in sette e il parterre de roi è di quelli che incutono timore : io, il Muna, il Fanta, il Pitta, Giulio, Nasone e Alberto il quale, totalmente astemio, si incarica di mescere agli astanti, quasi fosse un novello Ganimede. 
Iniziamo con una bottiglia di Armagnac, invecchiato mezzo secolo. Lo beviamo dal collo, come fanno i ciucchettoni. Poi, nell'ordine, vanno via un Chivas Regal, un Jack Daniel's, una cassa da sei di Porto, tre rum invecchiati e un bottiglione di Vodka. Si stappa e si beve, senza sosta. Da questo momento in avanti ho immagini sfocate, diluite in un quantitativo d'alcol che nemmeno John Bonahm in punto di morte. Sono in camicia, salgo dalla taverna e esco in giardino per schiarirmi le idee. Il contatto con l'aria gelida non ha propriamente effetti benefici, dal momento che svengo e cado a terra pesante come un sacco da trincea. Mi risveglio intorpidito dal freddo e con una gran voglia di vomitare. Così, prima sbocco al cancello di ingresso, nella cassetta delle lettere, per non sporcare in giro, poi, poco dopo, raddoppio in salotto, dentro un vaso ming. Svengo di nuovo. Un coglione mi fa un gavettone d'acqua gelida, un altro cerca di rianimarmi passandomi sulle labbra screpolate una fetta di limone, che mi procura un dolore feroce. 
Mia sorella, di un anno più giovane, è completamente attonita: sapeva di avere a che fare con un idiota, ma mai avrebbe pensato che l'imbecillità travalicasse anche i limiti dell'umana decenza. Tutto intorno a me, sdraiato per terra e sommerso di trasù de ciuc, romba un gran casino: musica, grida, scalpiccio concitato di passi. I miei compagni di sbronza hanno dato inzio alle danze. Nasone è in piedi sul pianoforte e balla come un derviscio infoiato. Giulio, in cucina, sputa sulle pareti il caffè che la fidanzata gli ha preparato per cercare di farlo riprendere. Più in là altri due balordi si lanciano addosso l'argenteria e palleggiano con una teiera. Gelida, la padrona di casa cerca di tenere sotto controllo la situazione e di limitare i danni, ormai ingentissimi, ma sbotta definitivamente quando mi becca a pisciare nel lavabo della cucina. Festa finita, tutti fuori dai coglioni. Salgo in macchina e al volante si mette mia sorella, che ha solo il foglio rosa e l'attitudine alla guida di un non vedente novantenne con problemi di bilateralità. Nel tragitto che ci conduce a casa, rutto come un soffione boracifero impazzito e batto il record di sboccate. Sbocco direttamente dal finestrino e in movimento ( piacevolissimo nel frangente il feddback ), dal momento che mia sorella dice che se si ferma - bestemmia -  a bordo strada - bestemmia -  poi è un casino far ripartire l'auto - bestemmia doppia. Il mattino dopo, ho l'alito che puzza come il cesso di San Siro il giorno del derby e nella testa balla San Martino Campanaro che tiene il sound-check della sua prossima esibizione. Ma sono vivo. E visto quel che ho bevuto, non è cosa da poco.


PS : Dimenticavo. Il giorno dopo, non appena tornato in possesso delle mie facoltà psico-fisiche, tornai a casa di S. Evidentemente per scusarmi, penserete voi. Manco per il cazzo, dico io. Semplicemente, volevo recuperare l'orologio che avevo poggiato nel bagno padronale mentre vomitavo nel lavandino e mi asciugavo la faccia con le tende. L'algida degnazione degli sguardi con cui mi accolsero la compagna di classe e i suoi genitori credo sia stata la peggior umiliazione provata nella mia vita.
PS2 : In seguito, mi presi altre balle mastodontiche, ma come quella descritta poc'anzi, mai. Ancora oggi bevo che è un piacere, privilegiando la qualità ma senza disdegnare talvolta la quantità. Non mi sbronzo più, però, perchè non ho più il fisico per farlo.
PS 3 : questa è la mia canzone preferita, ogni volta che decido di alzare il gomito fino a lussarmi il fegato :


Blackswan, sabato 01/09/2012

16 commenti:

Blackswan ha detto...

Lo affermo incrociando le dita, ma con molta probabilità ho risolta i miei problemi con il pc, grazie all'amico e genio informatico, Omar. A questo punto, sono pronto a tornare fra di voi a tempo pieno.

...Domani è comunque un altro giorno ha detto...

ahahahah oddio, il tuo liceo mi ha fatto rivalutare il mio: al confronto, sono stata in vacanza 5 anni.

m4ry ha detto...

Ho riso un sacco leggendo questo post. Però, bel temperamento eh ?? :D Fortunatamente il mio liceo ( scientifico Russell di Niguarda ) era un ambientino decisamente più tranquillo e “cazzaro”...comunque, l'esperienza della sbornia mi manca, non perché fossi bacchettona, ma perché l'alcol non ha mai avuto una gran presa su di me. Forse ero una maniaca del controllo ? Non so. Solo in età più adulta mi è capitato di bere un pochino di più raggiungendo solo li livello "massima allegria" ridarella senza sosta e battute senza senso. Non sono mai stata male. Ad esempio, ieri sera, forse per la prima volta in vita mia, mi è capitato di bere due birre rosse doppio malto ( piccole ) che mi hanno messa leggermente KO : gambe molli e testa sicuramente non più sulle spalle. Fortuna che non guidavo io. Eh, le amiche, dovrebbero farle sante in certe occasioni !
Buon w.e.

mr.Hyde ha detto...

Alla fine del racconto (veramente divertente) ho letto l'etichetta: 'Nostalgia'!..
Comunque tra le tante ne trovo una che somiglia alla tua (ero piu' grandetto 3 anno università): mi trovo catapultato dentro una festa in maschera a carnevale, dove non conoscevo nessuno a parte gli amici con cui eravamo andati a suonare per allietare i proprietari, straricchi intellettuali sudamericani...Ho passato il tempo a dare del cornuto ad un 'tipo vestito da cardinale' e corteggiare una 'tipa vestita da prostituta' (oltre che bere ed altro..)I miei ricordi si fermano alle cinque del mattino, quando ci hanno prelevati, me e il mio amico dalla cucina dove eravamo intentanti a mangiare armati di cucchiaio direttamente dalla pentola della carne speziata..
Solo alla fine mi sono reso conto che quello vestito da cardinale era il proprietario e quella vestita da prostituta era la moglie...
che bello.

nella ha detto...

Ah , Nick ..che goduria...Ho letto questo post tutto d'un fiato e poi l'ho riletto passando ai particolari!
Un film non poteva essere più divertente e la scelta delle foto più azzeccata...Bravo come blogger musicale , straordinario nel raccontare le tue imprese passate...Superbacione meritatissimo......

francesca ha detto...

Bellissimo post!!
Accidenti, nonostante il clima "militaresco" direi che ne sei uscito benissimo da quel liceo ;)
Peccato, l'unica cosa simpatica è che fossero tutti juventini.... :)
Perdona la mia prolungata assenza ma ... non è un buon periodo per commentare, però sono presente :)
Ciao, Francesca

Granduca di Moletania ha detto...

Me lo sono letto tutto; anzi no, me lo sono proprio gustato.
Il tuo racconto, nel reparto nostalgia, fa una gran figura.
Che fine ha fatto la signorina S. Pettoruta ? Hai ancora il suo numero di telefono ? Avrei parecchio piacere ad "imbucarmi" alla sua prossima festa.
:)
Di tanto in tanto una bella bevuta ......

Un grande abbraccio, amico mio.

face ha detto...

meno male che il giorno dopo eri gia in piedi!io sono stato sdraiato per due giorni per una sbronza cosi:)

metiu (casalingo disperato) ha detto...

minchia che gallina black! ma sei sopravvissuto, e questo è tanto.
en passant t'informo che ho passato tre anni della mia vita in un liceo di ciellini. non aggiungo altro (dì che stai rivalutando il tuo, ammettilo :)

Irriverent Escapade ha detto...

Acci a te Black meglio del miglior Belushi....ovvio che faccio finta di non aver letto i commenti sugli juventini ;-)

Blackswan ha detto...

@ Domani : effettivamente sono stati anni impegnativi. però, ho ruceperato dopo, durante il periodo universitario :)

@ Mary : l'esperienza sbronza ci vuole ! Non puoi assolutamente perderti vomito, mal di testa e lingua " felpata " :) Io due birre, di solito, me le bevo così, per sport, prima di iniziare a bere :)

@ Mr Hyde : Nostalgia perchè è un periodo che mi manca e ciucche così, ormai, non le prendo più. A leggere i tuoi racconti, ho l'impressione che fossi un bel birichino anche tu :)

@ Mella : sei sempre gentilissima, Nella :) Comunque mi viene proprio facile scrivere delle minchiate che è combinato :)

@ Francesca : non preoccuparti, sono stato assente molto anche io perchè avevo il pc rotto.Simpatia e juventus non vanno molto d'accordo :)

@ Granduca : Ne ho perso completamente le tracce. La ragazza era molto avvenente, ma stordita come una campana. Comunque, alla prossima festa così, ti faccio uno squillo :)

@ Face : recuperavo facilmente grazie a un super allenamento quotidiano :)

@ Metiu : Non ci posso credere ! Tu in un liceo di ciellini ? Ma studiavi da cardinale ? Grazie, effettivamente ho rivalutato il mio di liceo :)

@ Irriverent : ops...non mi dire che sei di quella parrocchia lì...mi eri così simpatica :))

Irriverent Escapade ha detto...

@Blackswan: non so cosa intendi esattamente per parrocchia...ma se ti riferisci al tifo, sono tremendamente gobba. Concedimi l'alibi di essere piemontese e poi sappi che anch'io, con te, ho superato il fatto che tifi per gli onestoni :-D

Irriverent Escapade ha detto...

Ohibo' se poi intendessi che io appartenga alla schiera dei puzzoni....beh allora sei fuori strada. Anzi se avessi fatto il Liceo ( linguistico) qualche centinaio di km piu' a ovest ti saresti divertito parecchio di piu' ;-)

cristiana2011 ha detto...

Hai corso un bel rischio, quello di diventare astemio!
Cristiana

Kylie ha detto...

Nel mio liceo classico per fortuna non eravamo così messi male, anche se si studiava parecchio.
Certo che una festa così è da brividi.

Buon martedì!

metiu (casalingo disperato) ha detto...

ci sono finito per sbaglio, era un liceo pubblico, laico, purtroppo pian piano colonizzato. appena ho raggiunto la capacità di intendere e di volere me ne sono andato!
ciao black