sabato 9 febbraio 2013

THE DELTA SAINTS – DEATH LETTER JUBILEE



Dopo qualche ascolto di Death Letter Jubilee, si ha l’impressione che i Delta Saints abbiano tutte le carte in regola per fare grandi cose. Non stiamo parlando infatti di una delle solite next big thing che spuntano come funghi nel (presunto) panorama alternative, per poi scomparire dopo un singolo e fiumi di inutile inchiostro. Questi ragazzi di Nashville hanno dalla loro un sound davvero caratteristico, tratteggiato con una personalità così accentuata che fin da questo esordio (in precedenza sono usciti due EP) si potrebbe già parlare di marchio di fabbrica. Se viene quasi spontaneo inserirli nel revival roots che sta portanto al successo personaggi come Gary Clark Jr. o gruppi quali gli Alabama Shakes, è tuttavia evidente che i Delta Saints si distinguano dalla massa per tonnellate di originalità. Non fosse altro che per essere andati a ripescare quel suono tipico della Louisiana, che i libri di scuola definiscono come swamp blues, miscelandolo poi con il southern rock e spruzzate di gospel e jazz (New Orleans addicted). Ne viene fuori un disco rumoroso, sporco, connotato da riffoni hard a volte rallentati dal passo lento del blues, in altri casi accelerati dall’urgenza del rock’n’roll, in cui lo strumento principale diventa, strano a dirsi, l’armonica (perennemente distorta e incredibilmente calda) di Greg Hommert. Una sezione fiati (discreta, mai invasiva) e la voce piacevolmente ruvida di Ben Ringel, che si cimenta peraltro anche alla chitarra resofonica dobro (un altro pizzico di vintage che non guasta), fanno il resto. Il singolo, che porta il titolo dell’album,è lo specchio esatto di quanto qui sopra raccontato. Il resto del lotto è composto da un pugno di canzoni, per la durata complessiva di tre quarti d’ora, che faranno drizzare le antenne a tutti gli amanti di rock-blues. A partire dall’iniziale Liar, con la sezione ritmica in primo piano e un bel piglio hard, attraverso le sonorità hendrixiane di Boogie (un titolo, un programma), fino al bluesone finale di Jericho che chiude un album dal tasso energetico altissimo.
Segnatevi questo nome e cercatevi il disco. Non ve ne pentirete.

VOTO : 7,5



Blackswan, sabato 09/02/2013

3 commenti:

Irriverent Escapade ha detto...

Eeeh siamo proprio nei tuo territori :-)
Io lo dico sempre: non sono alla ricerca di novitá ad ogni uscita.
Questi ragazzotti si muovono su note che a me risultano parecchio gradite. E questo mi basta.
Li metto nella playing list :-)
Thanx Black
XXX

Albert ha detto...

Il nome l'ho segnato il disco lo cerco, intanto ascolto.

http://youtu.be/bAYWsp8vmQ0 mi piace.
Buon sabato.

Adriano Maini ha detto...

Suggestive evocazioni di grandi avventure intorno al grande fiume! Sono proprio bravini!