venerdì 3 maggio 2013

SIMONE DINNERSTEIN / TIFT MERRITT – NIGHT



Si potrà obiettare che far convivere in un disco, e nella forma di canzone, musica classica e folk sia un’impresa ardua e destinata a fallire. Troppo pretenziosa e stucchevole, potrà insinuare qualcuno. E immagino anche lo sguardo atterrito di melomani incalliti, disgustati dall’idea che Schubert o Bach vengano rivisitati da chi solitamente si muove in territori pop-rock. Eppure, a ben riflettere, se la musica contemporanea popolare riesce a esprimere qualcosa di nuovo e,  seppura a fatica, continua a evolversi, molto probabilmente lo dobbiamo a operazioni come questa. Che comportano delle inevitabili forzature e che per loro stessa natura sono destinate a scontentare i puristi dei due generi, ma che hanno anche il merito di tentare strade diverse, di provare a vedere se davvero diversi moduli di espressione musicale possano convivere, creando bellezza. Il rischio di pisciare fuori dal vaso è in re ipsa e probabilmente, a un primo approccio superficiale, Night potrebbe apparire fin troppo ambizioso e autoreferenziale. Il disco, tuttavia, ha il merito di crescere ascolto dopo ascolto, di creare suggestioni, e a tratti, se si entra in sintonia con le due musiciste e questo genere diverso di fare (e ascoltare) musica, di commuovere per l’intensità e la maestria d’esecuzione esibite. Simone Dinnerstein è una pianista classica newyorkese, che dopo gli studi, ha trovato un immediato riscontro di pubblico e critica con una splendida rilettura delle bachiane Variazioni di Goldberg (2007), disco schizzato al primo posto delle classifiche americane nel settore musica classica. 

Dopo altri album di successo, nel 2011 Simone pubblica Bach: A Strange Beauty, in cui tenta un primo approccio alla canzone pop-rock, reinterpretando brani di Bruno Mars, Black Keys e The Decemberists, scalando anche in questo caso i piani alti delle classifiche internazionali. Per Tift Merritt non servono invece grosse presentazioni, poichè da un decennio circa è una delle più applaudite autrici di alternative folk, tanto da essere spesso considerata l’erede naturale di Joni Mitchell e Lucinda Williams. Le due ragazze, che si stimano a distanza, finiscono per conoscersi e intuiscono che, a dispetto di ogni scetticismo, è possibile collaborare e suonare musica insieme. Il risultato sono le quattordi canzoni di The Night, nel quale Bach, Purcell e Schubert convivono con il jazz di Brad Mehldau e Billie Holiday e il cantautorato folk di Leonard Cohen e Johnny Nash. Ne poteva venir fuori un orrido guazzabuglio e invece il disco è davvero buono, soprattutto per l’omogeneità sonora e la coerenza esecutiva che smussa le differenze di genere per rendere protagonista l’unica cosa che davvero conta, la musica. 


Una musica senza confini e senza tempo, cesellata con grazia crepuscolare e palpiti elegiaci. Don’t Explain della Holliday è da brividi, lascia senza fiato, il groppo in gola e il cuore che perde colpi. Ma sono davvero convincenti anche il blues sotterraneo di I Shall Weep At Night di Mehldau, la tradizionale Wayfaring Stranger, Night di Patty Griffin e due delle quattro canzoni a firma Merritt presenti in scaletta, Only In Song e Feel Of The World. Meno centrato, perché un po’ troppo freddino, anche se tecnicamente ineffabile, è il tributo a Leonard Cohen (The Cohen Variations), in cui la Dinnerstein gioca con Bach e le sue variazioni. The Night non è un disco semplice, impone attenzione e richiede un ascolto scrupoloso, meglio se in cuffia. Tuttavia, superate le iniziali difficoltà, sono certo che tutti coloro che sono stanchi della solita sbobba, sapranno emozionarsi di fronte a una così ricca e inusitata proposta. Merita la musica e meritano le due interpreti. Bravissime.



VOTO : 8







Blackswan, venerdì 03/05/2013

6 commenti:

Irriverent Escapade ha detto...

Hai fatto delle osservazioni interessanti, rispetto ad obiezioni che potrebbero essere poste su certi esperimenti.
Pur non essendo nel mood giusto (e rimandando un ascolto più attivo e attento ad altri tempi)per questo genere mi vien da dire una sola cosa: la musica in realtà si divide in due categorie fondamentali, quella fatta bene e quella fatta male. E qui, non ci sono santi, si ascolta della musica fatta proprio bene.

nella ha detto...

Sicuramente, dati anche i miei trascorsi, sarà un album, che mi piacerà molto!
Grazie Nick...
Ti abbraccio forte!

Femmina Gaudente ha detto...

se una cosa è bella non importa il genere di appartenenza.
Bellissimo
FG

Badit ha detto...

Se i Pink Floyd non avessero avuto il coraggio di "sperimentare"(ed in totale contro-tendenza con la musica d'allora)ci saremmo persi molto

Adriano Maini ha detto...

Interesting! Ma una volta di più é la tua prosa, che talora mi rimanda - soggettivamente! - echi di quella di Beppe Viola, che mi lascia ammirato!

Blackswan ha detto...

@ Irriverent : condivido tutto. La musica funziona esattamente come tutte le cose. C'è quella buona e quella che fa cagare.:) Domani, un altro disco, splendido, ma di tutt'altra pasta. vediamo se azzecco il mood.:)

@ Nella : un abbraccio anche a te. Sono convinto che il disco ti piacerà tantissimo .

@ FG : Bellissimo e verissimo.

@ Badit : la sperimentazione è la madre della cultura. Inventiva e coraggio : crediamoci sempre.

@ Adriano : Io ti ringrazio. Ma Viola era un grandissimo. Io un umile scribacchino intrigato dal rock :)