mercoledì 1 maggio 2013

STEVE EARLE & THE DUKES (AND DUCHESSES) - THE LOW HIGHWAY


Si può dire di tutto su Steve Earle, ma non che non sia stato coerente con sé stesso. Dischi memorabilli, undici nomination ai Grammy Awards, una schiera indomita di fans che non gli ha mai fatto mancare ammirazione e affetto anche nei momenti più difficili, sette mogli, tre figli, la dipendenza dalla droga, gli arresti, la detenzione, una difficile e sofferta disintossicazione rappresentano, in estrema sintesi, il bilancio di una vita vissuta sempre sopra le righe. Oggi, Steve, che ha 58 anni e porta un barbone che lo fa assomigliare a un santone indiano, potrebbe godersi la serenità raggiunta e gli agi conquistati tramite il successo commerciale. Invece, continua a mentenere viva la fiammella dell'impegno civile e politico che ne ha caretterizzato la carriera fin dagli esordi. Anche in The Low Highway, Earle non smette di raccontarci le piccole grandi storie della sua America, forse con maggior consapevolezza e disincanto, ma comunque senza scendere mai a compromessi, schierandosi, come tutti i partigiani della civiltà, dalla parte degli "invisibili" ("Invisible"), puntando il dito contro il disagio sociale, la crisi economica e il tema della disoccupazione, senza retrocedere di un passo. Ancora una volta non allineato, ancora una volta simbolo di controcultura e di lotta, Earle può essere definitivamente inserito nella schiera del grande cantautorato americano "dissidente ", quello che trova le sue radici nella "macchina che uccide i fascisti " di Woody Guthrie e in sonorità saldamente roots. E tutto ciò è esattamente quello che si ascolta in The Low Highway, un disco che ci riconsegna un artista ancora in grado di scrivere grandi canzoni (la title track e il folk-blues depresso della conclusiva Remember Me), di spaziare con proprietà di linguaggio fra rock, country e blues, e di ritrovare quel suono antico, forse oggi un pò risaputo, eppure sempre padroneggiato con sapienza artigianale (ad affiancarlo, tra gli altri duchi e duchesse, ci sono Chris Masterson alle chitarre e Eleanor Whitmore al violino, cioè i The Masterson al completo). Forse non tutto è perfettamente centrato (Calico County e Burnin' It Down le abbiamo già sentite migliaia di volte) e i tempi leggendari di Copperhead Road (1988) probabilmente sono finiti per sempre. Ma il pianoforte di Pocket Full Of Rain e la ruvidità springsteeniana di 21st Century Blues sono guizzi creativi di un artista che ha ancora molto da dire.
 
VOTO : 6,5
 
 
 
 
 
 
Blackswan, mercoledì 01/05/2013

10 commenti:

Badit ha detto...

Bello anche il video.Come sempre grazie:)

The Mist ha detto...

Un artista a cui non ho mai prestato attenzione. Rimedierò.

Ciao e grazie...

Anche per essere venuto a perderti nella nebbia :)

Euterpe ha detto...

mi associo a the mist.
non l'ho mai conosciuto, però il video che hai postato invoglia a saperne di più.

mr.Hyde ha detto...

Merita un approfondimento!

gioia ha detto...

Non male per questa giornata...non male...

Blackswan ha detto...

@ Badit : è un piacere.:) Domani,mi metto sotto a lavorare,vai tra :)

@ The mist : adoro la nebbia. e' la mia condizione atmosferica (e non solo) preferita. :)

@ Euterpe : il "ragazzo" ha scritto canzoni eccelse. Merita attenzione :)

@ Mr Hyde : senza ombra di dubbio :)

@ Gioia : Dalla parte degli invisibili e degli ultimi.si, non male :)

monty ha detto...

Nutro un affetto sconfinato per
Steve, anche se dal punto di vista
artistico l'ultimo suo disco che
mi ha esaltato è stato Revolution
starts now del 2004.
Ad ogni modo questo lo sto ascoltando
e dovrei scriverne, prima o poi.

Blackswan ha detto...

@ Monty : questo mi sembra un ottimo disco, il migliore da molto tempo. verrò senz'altro a leggere la tua recensione :)

Irriverent Escapade ha detto...

Vero Monty e Blacc, era da un po' che Earle non faceva cose "degne" ma, finalmente mi sembra si sia rimesso in carreggiata.
Io lo ho già messo nella wish list della Mummy Day

Blackswan ha detto...

@ Irriverent : è che è la wish list della mummy day ? :)))