mercoledì 9 ottobre 2013

DISCOGRAFIE : INTERPOL





INTERPOL

Genere : Post-Punk Revival, New Wave

Periodo di Attività : 1997 -ancora in attività

Fondati a New York nel 1997 da Daniel Kessler (chitarra) e Greg Drudy (batteria), gli Interpol si affacciano fattivamente sulla scena musicale statunitense solo dopo l'ingresso nella formazione di Sam Fogarino (subentrato alla batteria al posto dello stesso Drudy), di Carlos Dengler (basso e tastiere) e del cantante Paul Banks. Sono anni di tour sfibranti in cui Banks e soci presentano un repertorio composto essenzialmente da cover e da alcuni brani originali dalle sonorità eighties, che rappresenteranno il marchio di fabbrica della band.  Non siamo di fronte però a uno dei tanti gruppi che si limitano al copia e incolla : gli Interpol partono dalla lezione dei Joy Division, dei Cure, dei The Sound di Adrian Borland e dei Chameleons, ma modernizzano quel suono, creando atmosfere di maestoso lirismo gotico e derive malinconiche al neon. 



Centrale nelle canzoni Interpol è l’intreccio fra le due chitarre, che danno vita a un suono stratificato, pieno, supportato da beat ansiogeni, dalla voce baritonale e distante di Banks e da epici declivi crepuscolari tracciati dalle linee di algidi synth. Quando l'etichetta Matador mette la band sotto contratto, gli Interpol si chiudono in studio per quasi due anni. Il risultato di questa maratona in sala di registrazione si intitola Turn On The Bright Lights (2002, Voto : 9), manifesto del post-punk revival, che fa gridare al miracolo la stampa specializzata (per Pitchfork è il miglior disco del 2002) e proietta gli Interpol verso l'Olimpo degli dei del rock. Tra ritmiche pulsanti e riff serrati (Stella Was A Driver And She Was Always Down), nevrosi del nuovo millennio (Obstacle 1) e romanticismo notturno e denso (NYC), Turn On...propone una scaletta di cinquanta minuti che non si concede un momento di stanca e che affonda in un buio scuro come la pece, risultando a tutt'oggi non solo il miglior lavoro della band newyorkese, ma anche uno dei dischi più emozionanti della nuova avanguardia del wave-sound. Antics (2004, Voto : 7,5) è il seguito ideale del fulminante esordio della band. 

E proprio per questo, se paragonato a quel primo lavoro, si attesta su un gradino qualitativo leggermente inferiore. Si è perso infatti l'effetto sorpresa e la scaletta si presenta più convenzionale per alcune soluzioni marcatamente rock e per i testi più comprensibili e meno elusivi. E' il tentativo, peraltro riuscito, di accedere al grande pubblico, con una produzione che risulta più curata e canzoni che sostituiscono l'aura di mistero con una linearità a tratti addirittura rassicurante. Non mancano tuttavia  gioiellini da conservare fra i migliori ricordi della band : la zampata rock di Slow Hands, i languori depressi di Public Pervert e le pulsioni pop di Not Even Jail. Our Love To Admire (2007, Voto: 7) segna il passaggio della band a una major (Capitol) e rappresenta anche il capitolo che regala agli Interpol una solida statura internazionale. Meno cupo di Turn On...e meno umbratile di Antics, Our Love To Admire mantiene vivo il mood malinconico che aveva contraddistinto i due album precedenti, ma lo innesca attraverso una formula canzone molto più strutturata che nei due primi capitoli e caratterizzata da un wall of sound chitarristico più incline al rock. 

Non tutto è di livello (Who Do You Think?, Mammoth sono passi falsi), e The Heinrich Maneuver è un singolo dal piglio aggressivo ma banalotto; tuttavia, vere gemme come l’albeggiare nebbioso di Pioneer To The Falls, la struggente Pace Is The Trick, la cupa Rest My Chemestry salvano il disco dall'anonimato garantendo al terzo capitolo della saga un punto in più della sufficienza. Interpol (2010, Voto : 5), ultimo capitolo in ordine di tempo della discografia della band capitanata da Paul Banks, è un disco cupo, claustrofobico, pesantemente new wave, ma tuttavia privo di quei vertici di ispirazione che avevano animato i lavori precedenti. Davvero difficile misurarsi con un album che ci restituisce un gruppo che appare spento, privato di motivazioni (visti dal vivo durante il tour dell'album, rammento uno degli show più frusti e insulsi della mia vita) e algidamente autoreferenziale. Una scaletta uniforme, senza picchi emozionali, con le uniche eccezioni di Lights, primo singolo estratto dall'album, e della complessa e affascinante Always Malaise (The Man I Am), di sicuro la migliore di un lotto al di sotto delle aspettative




Blackswan, mercoledì 08/10/2013

5 commenti:

Nella Crosiglia ha detto...

Non li ricordavo Blackswan caro, ma hai fatto benissimo ad inserirli con questo magnifico post.
A me non dispiacevano , perchè le loro ripetività e il loro sound cupo , mi hanno , per un certo periodo di tempo, intrigato parecchio.
Grazie di averli riproposti!
Serena serata!
+++++

Harley Quinn ha detto...

Mi piace questa rubrichina, caro Cigno. E oggi mi ascolterò gli Interpol che conosco pochissimo e che ti svelo... mi son sempre stati un po' sulle palle per l'atteggiamento.
Vi sapremo dire :)

Sebastiano Scavo ha detto...

Mi serviva una buona "guida all'ascolto" degli Interpol... grazie, e complimenti! Alla prossima, s.

Blackswan ha detto...

@ Nella : non c'è di che :)

@ Harley : Se penso agli ultimi Interpol, concordo con te. I primi, invece, erano un bel viaggio nell'abisso.:)

@ Sebastiano : grazie a te e contento di esserti stato utile.:)

gioia ha detto...

Dallo Smartphone non riesco ad aprire i video...
Una bella e densa recensione, domani me li ascolto!!!! :)