giovedì 26 dicembre 2013

2013: LE SCELTE DEL KILLER. DALLA n° 20 ALLA n° 16







20) EMINEM – THE MARSHALL MATHERS LP 2
L'impressione è che Eminem sia tornato a fare quello in cui crede, che abbia smesso di guardare solo alle classifiche e che ora usi un linguaggio espressivo più articolato. Certo, il nostro è un conservatore dell'hip hop, non inventa nulla, anzi evita redditizi barocchismi cool alla Kayne West e più che guardare al pop sceglie la strada ruvida di un certo rock d'antan. Così, cita smaccatamente i Public Enemy (Berzerk), piazza dei chitarroni nella potente Survival, si diverte con gli anni '50 e Kendrick Lamar nell'incredibile Love Game, azzarda un accenno agli anni '60 nella riuscitissima Rhyme Or Reason. Insomma, è tornato cazzuto, Marshall, e a noi piace così. Tanto che gli perdoniamo anche l'ennesimo duetto con Rihanna (The Monster), innocuo sotto un profilo artistico ma, sono pronto a scommetterci, una bomba a orologeria che nel giro di un mese imperverserà su tutte le frequenze FM. The Marshall Mathers LP 2 non è un capolavoro, certo, ma è quanto basta per metterli tutti di nuovo in riga. Eminem is back e lotta ancora con noi.






19) SAVAGES – SILENCE YOURSELF
I riff claustrofobici della Thompson e gli accenti presbiteriani di una sezione ritmica che alterna cadenze marziali a slanci selvaggi, tessono  infatti una scabra trama di distorsioni su cui si muove la voce umorale della Beth. Che non è, ve ne renderete conto subito, una cantante qualsiasi, bensì una sorta di zelig gotico, capace di alternare un distonico baritono curtisiano alla irrequietezza metrica della Patti Smith più punk. Il disco si apre con Shut Up ed è come precipitare in un varco spazio-temporale, finendo fra le note di In The Flat Field dei Bauhaus (e sfido chiunque a non riconoscervi un gemellagggio eterozigote con Dark Entries) . Eppure, le distorsioni incalzanti del basso della Hassan e la chitarra martellante della Thompson non sembrano reperti di antiquariato, bensì le propaggini sanguigne di un suono quanto mai vitale. Tutto già sentito, ma tutto clamorosamente all'avanguardia. Se questo disco è sulla bocca di tutti già da qualche mese (ed è uscito il 6 maggio), un motivo ci sarà. Per scoprirlo, fate silenzio e ascoltate.

18) THE NATIONAL – TROUBLE WILD FIND ME
Anche la voce di Berninger è cambiata, dal momento che, come raccontano le cronache, ha smesso di fumare da un paio di anni. Il timbro da crooner c'è ancora, ovviamente, ma il cantato si è fatto meno scorbutico, più morbido, addirittura luminoso in certi passaggi che tempo fa sarebbero risultati irrimediabilmente ruvidi. Eppure, nonostante questi piccoli, ma niente affatto risibili cambiamenti, un disco dei The National, come dicevo all'inizio, è qualcosa che ti aspetti e che sei felice di ritrovare così come te lo immaginavi. La sensazione è un pò come quella che si prova quando si incontra un vecchio amico, con il quale, nonostante il tempo trascorso dall'ultima volta, si ricrea subito la medesima confidenza di allora, le stesse dinamiche di coppia. Trouble Will Find Me, infatti, ci conduce nuovamente là, dove i suoi predecessori ci avevano lasciati : nelle terre di un romanticismo minimale e di un crepuscolo narrato con toni dimessi e colloquiali, in cui tutto suona pacatamente sincero. Ed è curioso constatare come, se il primo ascolto del disco ci lascia ancora, come sempre, tiepidi, i successivi crescono invece inesorabilmente dentro di noi, portando alla luce la diafana bellezza di gioielli come Pink Rabbits, Fireproof e Don't Swallow The Cap. Insomma, Trouble Will Find Me è il solito, grande disco, dei The National. Una band, una certezza.

17) CLUTCH – EARTH ROCKER
Una sola ballata in acido, Gone Cold, posta esattamente a metà dell’album, in cui Neil Fallon, si traforma in un crooner di razza per dimostrarci che i “ragazzi” sanno rallentare i tempi con la stessa intensità con cui sanno accelerarli. Il resto, invece, fila via con la furia omicida di un serial killer assetato di sangue. Quindi, se cercate un attimo di tregua e amate il profumo delle mammole sfiorate dalla rugiada, girate al largo. Ma se volete farvi travolgere da uno tsunami hard, roba da farvi venire la permanente se lo ascoltate in cuffia, sono certo che consumerete il cd, perché in scaletta non c’è una sola canzone che non sia in grado di tramortire anche il rocker più scafato. Stoner, hard rock e una spruzzata di blues (la funambolica D.C. Sound Attack !: che goduria quel campanaccio strapazzato a metà brano!) e un lotto di canzoni da togliere il fiato, come il trittico iniziale (Earth Rocker, Crucial Velocity e Mr. Fredoom) che vince l’Oscar per la miglior iniezione di adrenalina in circolazione da mesi a questa parte. Roba che nemmeno Tarantino in Django Unchained.

16) ANDERS OSBORNE – PEACE
Sono tante le frecce all'arco di questo eclettico musicista. La successiva 47, ad esempio, si colora di un groove leggero e molto radiofonico (non a caso è il singolo estratto dall'album), e si chiude con un assolo di chitarra spettacolare; in mezzo alla musica, invece, un’amara riflessione sul tempo che passa e sugli anni appena compiuti da Anders ("...but nothing happens at 47...). Ma l'età non conta quando si hanno tante cose da dire e un piglio da rocker di razza. Ecco allora due grandi brani rock che trasmettono buone vibrazioni elettriche : Let It Go, che trova l'esatto punto di fusione fra ZZ Top e White Stripes, e Five Bullets, ruvidissimo garage che si imparenta a un cantato sgarbatamente rap. Osborne però trova ottimi argomenti anche quando rallenta il passo, come nella conclusiva My Son e soprattutto in Sentimental Times, una sorta di A Whiter Shade Of Pale 2.0. E non è finita : il meglio del disco, a parere di chi scrive, è Windows, funky acustico dal groove trascinante impreziosito da un inaspettato solo di sax. Ad accompagnare il nostro nella lavorazione di Peace, due solidi musicisti, tanta sostanza e niente fronzoli: Eric Bolivar alla batteria e Carl Dufrene al basso. Grande disco.




 Blackswan, giovedì 26/12/2013

3 commenti:

George ha detto...

ANCORA OTTIMO ANDERS OSBORNE, BEN CALIBRATO E IRONICO COME LA COPERTINA DEL DISCHETTO.

Nella Crosiglia ha detto...

Preziosità , comE sempre Blacky...Grazie!:::)))

Marco Goi ha detto...

ben 3 dischi presenti pure nella mia lista... mi sento male! :)
e dopo aver visto un disco rap nella tua top, a questo punto devo aspettarmi anche un album di musica elettronica o è chiedere davvero troppo? ;)