sabato 18 gennaio 2014

SHARON JONES & THE DAP KINGS - GIVE THE PEOPLE WHAT THEY WANT



Sharon Jones, afroamericana originaria della Georgia, classe 1956, è la dimostrazione vivente che nella vita, se davvero ci credi, prima o poi i miracoli arrivano. Talento vocale naturale, Sharon si trasferisce in tenera età a New York, dove si esibisce nel coro gospel della chiesa, canta per qualche locale funky band e partecipa a diversi talent shows. Tuttavia, poichè la botta di culo non arriva, per sbarcare il lunario  la Jones diventa secondina presso la prigione di Rockers Island e successivamente diviene porta valori per la Walls Fargo Bank. Nonostante queste attività lavorative davvero poco confacenti alle proprie attitudini, non molla il colpo e continua ad allenarsi al canto, fino a quando, nel 1996 viene notata ad un'audizione da Gabriel Roth e Philip Lehman, che le fanno registrare alcuni singoli. Ma è del 2002 la svolta decisiva della carriera, e cioè da quando fonda i Dap Kings (la band che ha suonato anche in "Back To Black" di Amy Winehouse ), con i quali comincia a incidere regolarmente, diventando in breve tempo una delle figure di maggior prestigio della scena funky-soul statunitense. Oggi, Sharon ha 57 anni ed è uscita da una gravissima malattia che le stava ghermendo la vita. E nonostante ciò, dimostra nuovamente di essere in salute e lucidissima, gagliarda come sempre nel declinare il verbo di quella musica dell’anima che i libri di testo chiamano soul. Certo, per Sharon il mondo si è fermato cinquant’anni fa, e quello che potrete ascoltare nei solchi di questo ennesimo, ottimo, disco, è il suono che un tempo portava i marchi Motown, Chess e Stax.  E va benissimo così, alla faccia dei modaioli. Anzi, forse è proprio questo il merito della Jones: tenere in vita una tradizione e far battere forte il cuore a tutti coloro che possiedono una discografia black d’antan. Aretha Franklin, Etta James, Otis Redding, Wilson Pickett e chi più ne ha più ne metta. Insomma, “dare alla gente ciò che la gente vuole” è il surplus di fascino di una musica sinceramente anacronistica. Il tutto, peraltro, confezionato da una band che, come direbbero i più giovani, spacca, e da una voce tanto intensa che ogni ulteriore parola diventa pleonastica, puro orpello. Ascoltate e godete.

Voto: 7





Blackswan, sabato 18/01/2014

6 commenti:

ciro ha detto...

e che dir del disco precedente?
www.youtube.com/watch?v=TKZdzxX3qFc

Marco Goi ha detto...

sulla black music ogni tanto ci troviamo d'accordo.
questo è uno di quei casi ;)

gioia ha detto...

Ottima colonna sonora per questa piovosa domenica mattina...
Grazie!!! :)

Blackswan ha detto...

@ Ciro: bè, e che dire di tutti gli altri :)

@ Marco Goi : A volte capita. EE' grave ? :)

@ Gioia : ottima, anche se qui finalmente ha smesso di piovere :)

Harmonica ha detto...

Bellissimo disco, che presto recensirò anche dalle mie parti. Ciao Black.

Irriverent Escapade ha detto...

Ben più che preoccupata ormai di saper te e il FineYoung Cannibal (che sta maturando quanto a gusti musicali) d'accordo su qualcosa sono altresi felice di vederti sbordare su territori poco "sweet home alabama" (pss, ci sghignazzo talmente che ormai la Belvis quando la sente dice"Mamma, la canzone di Nick!!" affibbiandotene la paternità. Pas mal, eeh?)
Quoi dire? J'adore Sharon Jones!
(in predicato fra le mie guests del controfestival)