martedì 18 marzo 2014

AFTERHOURS - HAI PAURA DEL BUIO? - SPECIAL EDITION




Riascoltato a distanza di diciassette anni dalla sua uscita (era il 1997 - ma le edizioni celebrative non hanno solitamente cadenza decennale?), Hai paura del buio? continua a risuonare dalle casse dello stereo con tutta la sua forza iconoclasta. Un disco che non solo si presenta ancora attualissimo, e forse addirittura ancora all'avanguardia, ma che ci proietta nuovamente, grazie a un'ottima rimasterizzazione, in quella che è stata la grande stagione del rock "alternativo" italiano. Una stagione  vibrante, aperta da Catartica (1994) dei Marlene Kuntz e chiusa dallo strabiliante esordio dei Verdena, datato 1999. In mezzo, oltre a tanti ottimi album (mi piace ricordare Lungo i Bordi dei Massimo Volume) si colloca il capolavoro degli Afterhours, fratello maggiore del già eccellente Germi, pubblicato solo due anni prima. Hai paura del buio ? è un'opera difficile, eclettica e sperimentale, un lavoro che fin dalle prime battute (il rumorismo controllato della title track e il bestemmione che benedice la seconda traccia, 1.9.9.6.) si pone volutamente e caparbiamente contro, spazza via le convenzioni (e le convinzioni) di un panorama musicalmente asfittico, porta in Italia in modo compiuto, rielaborandoli con intelligenza e gusto, i grandi fermenti sonori che in USA e Inghilterra avevano caratterizzato la prima metà degli anni '90 e la fine del decennio precedente. Sperimentazione e psichedelia (Simbiosi, Hai Paura Del Buio?), frustate hardcore di lucida follia (Dea, Lasciami Leccare l'Adrenalina e Sui Giovani D'Oggi Ci Scatarro Su rappresentano un trittico di deragliamento sonoro senza compromessi), il recupero del grunge (la vertigine distorsiva di Male di Miele) e dell'hard rock (Veleno), il ringhio amaro di Rapace, si accompagnano a momenti più morbidi, come nel pop lascivo di Voglio Una Pelle Splendida o nell'agro disincanto della struggente Pelle. 





A dominare su tutto, il chitarrismo manipolatore, spigoloso ed effettato di Xabier Iriondo e i testi oltraggiosi, ironici e corrosivi di Manuel Agnelli, che da questo momento in avanti assurgerà a punto di riferimento per tutte le nuove leve dell'alternative rock nostrano. E' evidenza storica che la grandezza di un album di rottura come Hai Paura del Buio? verrà compresa solo dopo la pubblicazione. Ci volle, infatti, un anno di tentativi perchè gli Afterhours trovassero una casa discografica (la Mescal) disposta a scommettere e investire su un disco che porterà al gruppo riconoscimenti e vendite soprattutto dopo lo splendido tour promozionale che succedette all'uscita dell'opera. Oggi, che l'importanza dell'album (diventato un vero e proprio cult per i fans degli Afterours) non è in discussione, la Universal esce sul mercato con un'operazione che, in qualche modo, ricalca quanto già sperimentato lo scorso anno dai Gov't Mule con la loro ultima fatica, Shout!: abbinare al disco originale un bonus cd, in cui le canzoni in scaletta vengono riproposte da svariati artisti, in base al proprio gusto e alla propria indole musicale. Un'intuizione, questa, che rende appetibile l'acquisto soprattutto per i fans della prima ora, curiosi di riascoltare brani arcinoti in abiti nuovi, ma che non toglie e non aggiunge nulla soprattutto per quanti si approcciassero per la prima volta al disco, che resta inimitabile nella sua veste originale. Come accade sempre per operazioni di questo tipo, alcune della cover sono apprezzabili, altre pessime, alcune semplicemente inutili. Così, se Mark Lanegan e il suo meccanico cantato in italiano mortificano il pathos di Pelle, e se Il Teatro Degli Orrori e i Ministri non aggiungono nulla al furore, rispettivamente, di Dea e di Sui Giovani D'Oggi Ci Scatarro Su, piace invece, e molto, l'intensità di Joan As Police Woman in Senza Finestra, la mano pesante dei Bachi Da Pietra in Punto G e le tinte fosche, quasi dark, con cui Eugenio Finardi rilegge Lasciami Leccare L'Adrenalina. A parere di chi scrive, non si comporta male Edoardo Bennato, che rilegge in modo autoironico una 1.9.9.6., depurata però dal bestemmione iniziale, e Nic Cester, frontman dei Jet, che si cimenta in modo convincente con la potenza di Veleno. Il resto è prescindibile, ma poco importa. Basta tornare al disco originale e il fascino di Hai Paura Del Buio? riemerge in tutta la sua aspra bellezza. Esattamente come diciassette anni fa.

VOTO CD ORIGINALE: 10
VOTO CD COVER: 6,5





Blackswan, martedì 18/03/2014

3 commenti:

Nico Donvito ha detto...

Celo, li sto ascoltando entrambi in questi giorni, belli!!!

Baol ha detto...

17 anni...minchia...

Antonello Vanzelli ha detto...

Concordo sulle parole del disco originale, capolavoro assoluto del rock italico. Un pò meno sul disco di rivisitazioni: Bennato non mi convince, mentre Lanegan è più che discreto.
Grave, gravissima pecca citare i grandi nomi del rock italiano degli Anni '90 e dimenticare Timoria e Ritmo Tribale :-)))