sabato 12 aprile 2014

JOHNNY CASH - OUT AMONG THE STARS




Non ci sono dubbi che l'inizio degli anni '80 abbiano rappresentato il periodo meno eccitante della carriera di Cash. Nonostante la moltitudine di album precedentemente pubblicati e la solida fama di padre della patria della scena country rock, la stella di "the man in black" sembrava essere in caduta libera, oscurata dai repentini cambiamenti che stavano scuotendo il panorama musicale a stelle e strisce e dall'immobilismo di un artista ormai in deficit creativo. E poi, c'era il problema della tossicodipendenza, una battaglia durissima che Cash combatteva camminando sempre sull'orlo dell'abisso. E' con l'arrivo del produttore Billy Sherrill, guru induscusso del country, che, almeno da un punto di vista squisitamente artistico, le cose cominciano a migliorare e The Baron (1981), primo album nato da questa collaborazione, riesce a ottenere un discreto successo di vendite. Prima che Sherrill lasci la Columbia, tra il 1981 e il 1984, i due registrano un nuovo disco, che però resterà nei cassetti per ben trent'anni, fino a quando il figlio di Johnny, John Carter Cash, non riesce a trovare casualmente la bobina delle registrazioni negli immensi archivi del padre. Vede così la luce Out Among The Stars che, a differenza di ciò che si sarebbe potuto pensare al momento dell'annuncio della pubblicazione, non è una raccolta di scarti di magazzino, ma un disco vero e proprio, omogeneo e coerente nella sua composizione, e che riflette esattamente il momento di luci e ombre che stava vivendo il songwriter americano. Se da un lato, quindi, ci sono momenti assolutamente prescindibili (I Came To Believe, Call Your Mother), dall'altro, Cash riesce a piazzare la zampata del leone indomito e ci regala alcuni momenti di grande interesse, non solo storico ma anche artistico. Corroboranti a dir poco, i duetti con l'amata June Carter (semplicemente fantastica Baby Ride Easy) e con il sodale di sempre, Wylong Jennings (I'M Moving On), mentre davvero di altissimo livello sono la title track, che apre il disco, e She Use To Love Me A Lot, una delle interpretazioni migliori del Cash di quel decennio (la seconda versione del brano, inserita come bonus track e riarrangiata da Elvis Costello a fine disco, è però di una bruttezza disarmante). Una vera chicca dunque per i fans e i completisti che troveranno in questo disco la pura gioia di riascoltare una delle voci che ha saputo raccontare al meglio la grande epopea roots statunitense.

VOTO: 7





Blackswan, sabato 12/04/2014

7 commenti:

Roberto Paglia ha detto...

Questo lo prenderò senz'altro. Recensione impeccabile, grazie!

Blackswan ha detto...

@ Roberto: e fai bene perchè è davvero un buon disco :)

Antonello Vanzelli ha detto...

Ho scoperto Cash davvero tardi e sto recuperando il tempo perso. Monumento.

Blackswan ha detto...

@ Antonello : più che un monumento!

James Ford ha detto...

A me questo disco "perduto" è piaciuto davvero molto.
Lo sto ascoltando parecchio, in questo periodo.

cristiana2011-2 ha detto...

Mi è sempre piaciuto Jhonny!
Sono riuscita ad entrare, Blak!
Cristiana

Ernest ha detto...

impeccabile decisamente