martedì 20 maggio 2014

LYKKE LI - I NEVER LEARN




L'arte, soprattutto nella sua accezione più sincera, nasce spesso dal dolore e dal tormento. Succede così che Lykke Li, giovane e talentuosa cantautrice svedese, abbandoni la strada del pop, che l'aveva portata alla ribalta con la saga adolescenziale dei vampiri di Twilight (Possibility del 2009) e a riempire il dancefloor con I Follow The Rivers (2011), remixata poi dai Magician, per cercare nuove strade. Un diverso modo espressivo, quindi, che le consentisse di mettersi a nudo e di rielaborare la sofferenza per una storia d'amore finita male, di confrontarsi e convivere con la perdita, il senso dell'abbandono, la sofferenza. I Never Learn riflette un momento buio, una parentesi di vita che tutti, nel personale microcosmo emotivo, hanno vissuto, ma che nelle mani di un'artista può rendere la tragedia personale in parole e suoni che si fanno messaggio universale, percorso di salvezza, sublimazione. La bellissima cover del disco, una foto in bianconero che sorprende (con) lo sguardo a causa di un'inusuale ostilità, rappresenta alla perfezione lo stato d'animo di Lykke e suggestiona l'osservatore sui contenuti del disco: madonna addolorata, vedova inconsolabile, occhi persi in una plaga di buio in cui tutto è amarezza e rabbia, l'espressione di chi è prossima, o in balia, di un naufragio interiore. La totale assenza di colori, la vita che sembra sprofondare in un inverno senza fine e la percezione di inadeguatezza al mondo sono armi a doppio taglio, possono essere fonte di grande ispirazione ma possono finire per caricare di enfasi il messaggio, renderlo melodrammatico, privarlo di incisività. I Never Learn, invece, suona come un disco maturo ed equilibrato e in questo risiede la sua vera forza. Una misura che si percepisce fin dalla contenuta lunghezza del disco (poco più di mezz'ora), come se Lykke volesse porre un argine a un dolore sempre a rischio di esondazione. In tal senso devono essere considerati anche gli arrangiamenti, non scarni ma certamente essenziali, volti all'esaltazione di un suono acustico a detrimento delle (poche) scorie elettroniche presenti. Un suono che scava l'intima essenza della melodia, puntando sulla voce della cantante, contenendo la ritmica all'indispensabile, azzerando beat e pop in favore di una nuova natura decisamente e amaramente folk. Non tutto è centrato e talvolta il songwriting perde fascinazione in favore di un linguaggio banalmente mainstream (Just Like A Dream). Trattasi però di piccole incertezze, la cui mediocrità è accentuata dall'essere accostate in scaletta ad autentiche gemme. Quando infatti Lykke riesce a dominare la materia, la scrittura si fa sincera, autentica, tradendo un disincanto e una disillusione che lasciano il segno: il folk arreso della title track, il goth pop di No Rest For The Wicked (che supera di una spanna abbondante la migliore Lana Del Rey), la ruvida disperazione di Love Me Like I'm Not Of Stone, la miglior canzone del disco e probabilmente la miglior ballad ascoltata quest'anno, sono di un livello qualitativo assoluto. Difficile dire se si tratti di una svolta definitiva oppure di una semplice parentesi artistica, e se Lykke Li, una volta tornato il sereno, riemergerà dall'abisso per colorare di pop e leggerezza il proprio songwriting. Allo stato, quel che conta è che I Never Learn rappresenta l'episodio più riuscito della discografia della giovane cantante svedese: un'opera intensa, sofferta, colonna sonora perfetta per tutti coloro che vivono in balia dei propri tormenti interiori. The dark side of love.

VOTO: 7,5





Blackswan, martedì 20/05/2014

5 commenti:

Fexxonji ha detto...

Bellissima recensione, non ho mai ascoltato Lykke Li (a parte quelle due canzoni sue sentite per radio) ma ora mi hai convinta a sentire l'album nuovo!

Blackswan ha detto...

@ Fexxonji: è un disco molto meno pop dei precedenti, non immediatissimo, e si percepisce molta soffferenza, come nella bella canzone che ho postato. Però, già dopo pochi ascolti,I Never Learn da soddisfazioni, soprattutto se si hanno piccoli o grandi dolori da coccolare. Grazie :)

Marco Goi ha detto...

per una volta siamo d'accordo, o più o meno, visto che just like a dream per me è un pezzone!
comunque, dai, più o meno d'accordo va già bene :)

Sandra M. ha detto...

Eccomi qui di nuovo a imparare. E, anche, azzeccatissimo pezzo per questo mio periodo "made of stone".

Antonello Vanzelli ha detto...

Non mi ci sono mai soffermato, lo dico francamente, ma un buon ascolto non lo si nega a nessuno, certo non a chi viene promosso da Blackswan :-)