martedì 3 giugno 2014

COLDPLAY - GHOST STORIES




Da quanto tempo i Coldplay non fanno un disco decente ? A voler essere cattivi fino in fondo si potrebbe dire che Chris Martin e soci non sono mai più stati in grado di ripetere la magia di un album fresco e poetico come Parachutes, l'esordio datato 2000. A voler essere invece un pò più condiscendenti, potremmo salvare, per il rotto della cuffia, due dischi modesti, ma dignitosi, quali A Rush Of Blood To The Head (2002) e X&Y (2005). Quindi, anche esprimendo il giudizio più benevolo possibile sono esattamente nove anni che la band londinese non ne azzecca una. La realtà è che i Coldplay hanno bruciato le tappe del naturale imborghesimento derivante dal successo commerciale e, si sa, la pancia piena mal convive con l'arte e la creatività. Ghost Stories, oltretutto, nasce in uno dei momenti più difficili nella vita di Chris Martin che ha definitivamente rotto con la moglie Gwyneth Paltrow dopo una tormentata relazione. Era ovvio, quindi, che la fine della storia d'amore finisse necessariamente per riverberarsi sulla composizione dei brani che compongono la scaletta del disco. Ciò che però avrebbe potuto essere motivo di ispirazione (la sofferenza e il dolore producono spesso ottime intuizioni artistiche) ha finito invece per essere un fardello troppo pesante da portare, trasformando Ghost Stories in un soliloquio pseudo filosofico (e anche un tantino masturbatorio) nel quale Chris Martin, sulla buona fede del quale questa volta non ho motivo di dubitare, sembra aver perso completamente il bandolo della matassa. Non è tanto il mood malinconico di cui l'album, obtorto collo, appare pregno fin dal primo ascolto: i dischi tristi hanno un loro fascino e possono risultare bellissimi. Il problema, a mio avviso, è che Martin ha fatto confluire il proprio dolore non nelle canzoni, ma nel suono, omologando lo sviluppo delle idee in una staticità opprimente. Il risultato finale è un disco monocorde, ucciso da una produzione che appiattisce ogni palpito, che anestetizza la riflessione, che sigilla le emozioni nel più grigio anonimato. Si intuisce, qui e là, qualche buona idea, il tentativo quantomeno di rivitalizzare un songwriting, da tempo asfittico, guardando al passato (Oceans, ad esempio, sembra ispirata ai primissimi Coldplay), ma lo sforzo profuso non coglie quasi mai il bersaglio (salviamo almeno un brano scontato ma piacevole come A Sky Full Of Stars). Le canzoni infatti sono bolse, noiose, prive di personalità, così mediocri da far apparire anche una ciofeca senza fine come Myxo Xyloto un disco frizzante e convincente (il che è tutto dire). Peccato, perchè questa volta almeno la copertina, curata da Mila Furstova, è davvero bella.

VOTO: 5





Blackswan, martedì 03/06/2014

7 commenti:

Barbara Jurado ha detto...

A me era piaciuto moltissimo Viva La Vida mentre X&Y poco o nulla. Mi sa che questa volta passo ormai per me hanno perso molta della loro magia, il tutto aiutato da un insopportabile compagna di classe che ne parla in continuazione e non lascia che gli altri esprimano un opinione sul suo gruppo preferito. Pensa una volta stavo canticchiando una loro canzone e ha detto che non ne avevo proprio il diritto. La gente è proprio fuori O_O

Marco Goi ha detto...

incredibile!
questa volta sono praticamente d'accordo su tutto!

d'altra parte dalla rottura della coppia più noiosa dello show business non poteva che uscirne un disco dannatamente noioso.

Maurilio Giordana ha detto...

mah ... io invece lo trovo un po' meglio di Myxo Xyloto e tutto sommato vicino alla sufficienza

Offhegoes ha detto...

Per me non esistono piu'....solo parachutes (masterpiece!) e a rush of blood , il resto ....davvero pessimo e mai comprato...

Alessandro Raggi ha detto...

salverei solo Parachutes, ma ho dubbi anche su quello. Per il resto, noiosi, noiosi, noiosi

Antonello Vanzelli ha detto...

Non mi hanno mai fatto impazzire, anche se hanno fatto indubbiamente delle ottime cose. Violet Hill la reputo una grande canzone, così come è difficile trovare difetti a Parachutes. Vedremo come ne uscirà Martin da questa storia, lì si vedrà il futuro del gruppo, perchè sul presente, velo pietoso.

Ezzelino da Romano ha detto...

Noia, noia, noia mortale ed inemendabile da sempre.
Quando vedo Chris Martin mi viene in mente la battuta di Paolo Cevoli: "E' più interessante guardare la vernice che asciuga sul muro".
Cristo che due balle i Coldplay!