giovedì 9 ottobre 2014

THOM YORKE - TOMORROW'S MODERN BOXES



Difficile giudicare un disco di Thom Yorke senza quella propensione alla benevolenza che mi deriva dall'amore incondizionato per la musica dei Radiohead (anche se, a dire il vero, gli ultimi due lavori, In Rainbows e The King Of Limbs, mi hanno lasciato un pò tiepidino). Oggi, il ragazzo del Northamptonshire, torna a noi con il secondo disco solista e la voglia di parlarne bene, di usare termini come "geniale " o "avanguardia " è li che preme sulla punta delle mie dita, mentre scorrono sulla tastiera. Thom Yorke, su questo non ci piove, è un'artista pervaso da una coerenza incrollabile, prossima alla testardaggine: votato alla causa dell'elettronica, continua a percorrere il suo cammino portando alle estreme conseguenze quella filosofia musicale che iniziò a sviluppare fin dall'epocale Ok Computer. Un percorso incentrato anche su nuove forme di distribuzione e comunicazione, proprie di chi ama confrontarsi con il mondo che lo circonda e concepisce la musica non come mercimonio ma come aspirazione alla qualità. Esattamente all'opposto di quanto fatto dagli U2, che grazie a un contratto milionario con la Apple, hanno imperversato sulle librerie Itunes di mezzo mondo, Yorke ha così scelto una dimensione meno mediatica e soprattutto destinata a un pubblico davvero interessato, evitando ogni battage pubblicitario e distribuendo il disco in formato digitale, attraverso BitTorrent, al prezzo nazionalpopolare di sei dollari. Queste premesse, oltre che incuriosire, ben predispongono all'ascolto di Tomorrow's Modern Boxes, ennesima opera, intellettualmente rigorosa, di un musicista che potrebbe iconizzarsi e che invece, con coraggio, non cessa di mettersi in discussione, offrendo in modo inconsueto la propria arte (cristallizzata). E sta proprio qui il limite di un disco che, se da un lato apprezziamo per l'azzardo con cui entra nelle nostre case, dall'altro perplime per il rigido replicarsi di una forma canzone che pare sia diventata una specie di dogma ineffabile. In solitaria o con i Radiohead, Yorke non smette di giocare sulla contraddizione fra macchina e uomo: ritmiche algide, beat persistenti e quella voce che ti inchioda a una feroce malinconia. Il gioco riesce di nuovo, l'equilibrio è assolutamente perfetto, tecnologia e romanticismo sono di nuovo lì, ad attrarsi, respingersi, fluttuare, cercare l'impossibile simbiosi. Eppure, se un tempo questa strana alchimia ci provocava palpiti di stupore e innamoramento, oggi suona ormai consueta, come fosse figlia più del mestiere o dell'abitudine che del cuore. Sia ben inteso: in Tomorrow's Modern Boxes non ci sono brutte canzoni ne filler; tuttavia, manca, quella scintilla, quello sprazzo di originalità e passione, che avevano reso avvincente il primo lavoro solista di Yorke. A cui va tutto il nostro apprezzamento per essere capace di uscire dal coro e cantare sempre e comunque la sua canzone, senza pensare al guiderdone, senza voler necessariamente piacere a tutti. I capolavori dei Radiohead, però, sembrano lontani anni luce.

VOTO: 6,5






Blackswan, giovedì 09/10/2014

4 commenti:

Silvano Bottaro ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Silvano Bottaro ha detto...

Quoto la tua bella recensione.

Marco Goi ha detto...

in effetti manca l'originalità cui un tempo ci aveva abituati.
però la qualità è sempre parecchio alta e quindi un po' glielo si perdona...

Antonello Vanzelli ha detto...

La musica dei Radiohead non mi hai mai preso sino in fondo, ma forse è colpa mia, mettiamola cosi :-)