mercoledì 3 dicembre 2014

BLACKBERRY SMOKE - LEAVE A SCAR: LIVE IN NORTH CAROLINA



Fermatevi, o voi viandanti che amate il southern rock, e ascoltate per un pò ciò che ho da dirvi. Se siete orfani dei Black Crowes, se siete cresciuti tenendo sotto il cuscino, invece dell'orsacchiotto, Live At Fillmore East della Allman Brothers Band, o se quando vi chiedono il gruppo sanguigno rispondete " LS positivo", invitando l'interlocutore a pronunciare correttamente Lynyrd Skynyrd, ecco un disco che fa per voi. Anzi, il disco dell'anno che fa per voi. Loro, i Blackberry Smoke, per chi ancora non li conoscesse, arrivano dalla Georgia (ma va?) e sono in circolazione da inizio millennio. Due Ep e tre full lenght all'attivo (irrinunciabile Little Piece Of Dixie del 2009) e ora un doppio cd live (che si porta a rimorchio anche uno splendido dvd) uscito nei negozi per celebrare alla grande la prima parte della loro carriera. Un repertorio che va a pescare da tutta la discografia del gruppo (ma con particolare attenzione all'ultima uscita, The Whipporwill del 2012), riproposto sul palco con quell'antico fuoco che anima(va) le performance delle band leggendarie citate poc'anzi. Charlie Starr, seconda chitarra e voce ruvida e strascicata, Paul Jackson, chitarrista che tiene in tasca il santino di Gary Rossington, i fratelli Turner (Richard al basso e Brit alla batteria) e Brandon Still alle tastiere, rappresentano una delle line up più solide e convincenti in circolazione. Questi suonano alla grande, e non risparmiano una stilla di sudore: tirati e rocciosi quando si cimentano con un classico riff alla Black Crowes (l'iniziale Shakin' Hand With The Holy Ghost è bella stilettata al cuore dei ricordi), intensi quando riescono a commuovere fino alle lacrime con Everybody Knows She's Mine, irrefrenabili quando si perdono negli anni '70 jammando per dieci minuti abbondanti nella clamorosa Sleeping Dogs. Ventidue canzone e un'ora e quaranticinque senza un attimo di stanca fanno di Leave A Scar un live che è già un classico della letteratura sudista, uno di quei dischi che segna la strada come pietra miliare di un suono. Senza esagerare, questo è quello che potremmo definire il One More From The Road 2.0. Mica pizza e fichi.

VOTO: 8,5






Blackswan, mercoledì 03/12/2014

6 commenti:

Michele Borgogni ha detto...

Con una cover del genere me lo prendo per forza!

Blackswan ha detto...

@ Michele: e oltre la cover c'è di più :)

Galadriel di Lórien ha detto...

Ciao caro Nick,
vedo che continui con i tuoi bellissimi post che io non capisco essendo all'oscuro di questo genere di musica. Passo per ringraziarti della visita e per scusarmi del silenzio....brutto momento durato un anno. Ma sono tornata ad occuparmi del mio blog, e dei cari amici come te. Ti abbraccio.

Jen D. ha detto...

Ross Halfin li ha consigliati sulla sua pagina Facebook. Me ne sono innamorato. Grazie anche a te.

Offhegoes ha detto...

e va beh....dovro' spendere,...mi hai convinto :)

W IL SUD!!!

monty ha detto...

Quoto tutto ;)