mercoledì 31 dicembre 2014

GLI ALTRI OSCAR DEL KILLER 2014



MIGLIOR DISCO D’ESORDIO:

LARKIN POE – KIN
Kin è in realtà un album cangiante e variegato, dove si, è vero, confluiscono sonorità legate alla grande tradizione americana (folk e blues soprattutto) ma l’ossatura delle canzoni è fatta anche di rock, pop, e tanto, tanto soul. Splendidi interplay vocali, ganci melodici come se piovesse, una veste fresca, frizzante e modernissima per dodici canzoni che vanno giù d’un fiato, che ti ritrovi a canticchiare sotto la doccia cinque minuti dopo averle ascoltate, che ti obbligano a battere il tempo con piedi e mani, mentre la testa ciondola instancabilmente. Il soul 2.0 di Dandelion, il blues caracollante di Jailbreak, la tessitura vocale di Elephant, i graffi rock di Sugar High, e il ballatone gospel di Overchiever, che chiude il disco, entreranno nel vostro iPod e ci resteranno a lungo. Vi ricordate Ultraviolence, l’ultimo disco di Lana Del Rey prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys? Ecco, se togliete la patina gotica e il mood malinconico, e aggiungete brio, ritmo, colori e allegria avrete un’idea abbastanza precisa di cosa vi troverete di fronte ascoltando Kin. Che sicuramente non è un disco che passerà alla storia, ma vi terrà incollati allo stereo per giorni e giorni.

MIGLIOR DISCO LIVE:

BLACKBERRY SMOKE - LEAVE A SCAR: LIVE IN NORTH CAROLINA
Un repertorio che va a pescare da tutta la discografia del gruppo (ma con particolare attenzione all'ultima uscita, The Whipporwill del 2012), riproposto sul palco con quell'antico fuoco che anima(va) le performance delle band leggendarie citate poc'anzi. Charlie Starr, seconda chitarra e voce ruvida e strascicata, Paul Jackson, chitarrista che tiene in tasca il santino di Gary Rossington, i fratelli Turner (Richard al basso e Brit alla batteria) e Brandon Still alle tastiere, rappresentano una delle line up più solide e convincenti in circolazione. Questi suonano alla grande, e non risparmiano una stilla di sudore: tirati e rocciosi quando si cimentano con un classico riff alla Black Crowes (l'iniziale Shakin' Hand With The Holy Ghost è bella stilettata al cuore dei ricordi), intensi quando riescono a commuovere fino alle lacrime con Everybody Knows She's Mine, irrefrenabili quando si perdono negli anni '70 jammando per dieci minuti abbondanti nella clamorosa Sleeping Dogs. Ventidue canzone e un'ora e quaranticinque senza un attimo di stanca fanno di Leave A Scar un live che è già un classico della letteratura sudista, uno di quei dischi che segna la strada come pietra miliare di un suono. Senza esagerare, questo è quello che potremmo definire il One More From The Road 2.0.





LA DELUSIONE:

THE BLACK KEYS - TURN BLUE
Il nuovo full lenght dei Black Keys, perde definitivamente ogni residuo vitale, la cui presenza si percepisce solo in sporadici lampi di classe, per far posto a un suono (complice la produzione di Danger Mouse, che a far danni riesce sempre benissimo) che è super stiloso e super plasticoso. Se si eccettua il brano iniziale, Weight Of Love, ottima prog-song in odore seventies, il resto del disco fila via liscio  come un fuso in un mare di mediocritas, senza un palpito che sia uno. Rock pettinato e patinato, basso che pompa, ammiccamenti soul-dance, e un pugno di canzoni che, sommate nei loro momenti migliori, non riescono a replicare la potenza di un singolo spacca classifica come Lonely Boy. Dovevamo capirlo subito come stavano le cose una volta ascoltato Fever, singolo piacione e senza palle, che già testimoniava un'ispirazione, se non proprio esangue, virata definitivamente verso il (quasi) mainstream. Si fosse trattato di un'altra band, avremmo anche chiuso un occhio; ma veder tanto talento sprecato, fa venir la strozza in gola.

LA CANZONE 2014:



CLOUD NOTHING – I’m Not Part Of Me da HERE AND NOWHERE ELSE
…si candida al ruolo di ultimo baluardo dell'immediatezza rock. Dimostrazione lampante che anche in generi dove ormai nulla di nuovo può essere più detto, lo si può dire come se fosse la prima volta: chitarre distorte, tamburi pestoni e melodie epiche urlate fino a far sanguinare la gola.(Cit: Ondarock)







MIGLIOR LIBRO 2014:



PHILIPP MEYER – IL FIGLIO
La storia appassionante e avventurosa di una famiglia texana, i McCullough, attraverso le voci di tre narratori indimenticabili: il capostipite Eli, ora centenario e noto a tutti come «Il colonnello», suo figlio Peter, chiamato «la grande delusione» per la sua incapacità di incarnare la visione paterna, e la pronipote di Eli, Jeanne Anne, che, da ultima erede dell'impero familiare, deve affrontare la partita finale con il destino. A breve la recensione.



MIGLIOR FILM 2014:



3) NEBRASKA di Alexander Payne
Un viaggio nel cuore dell’America, un padre e un figlio che si respingono, si cercano e si trovano, un bianco e nero che esalta la verace umanità dei protagonisti, un equilibrio perfetto fra malinconia e ironia. Un Bruce Dern inarrivabile per il miglior film di Alexander Payne.



2) ALABAMA MONROE – UNA STORIA D’AMORE di Felix Van Groeningen
La rielaborazione del lutto e la perenne battaglia fra ragione e religione, carne e spirito, simbolismo e cruda realtà: lo sguardo europeo di van Groeningen si posa sulle contraddizioni dell’America e sulla storia struggente e appassionata di Didier ed Elise. Montaggio straordinario, sceneggiatura perfetta, due attori indimenticabili (Johan Heldenberg, anche autore del soggetto, e la magnetica Veerle Baetens) e una musica potente e salvifica a declinare le stagioni dell’amore: nascita, morte e resurrezione.



1) LOCKE di Steven Knight
Il minimalismo al potere: un solo attore, l’abitacolo di un’auto, un telefono. Il film più coraggioso e improbabile dell’anno impone allo spettatore un quesito che scuote le coscienze: siete disposti a rinunciare a tutto pur di mantenere fede a una promessa e assumervi il peso di una responsabilità? In un crescendo di palpiti, una sceneggiatura essenziale rende emozionante anche il calcestruzzo. Tom Hardy, con un'interpretazione di rara intensità, si prende il mondo sulle spalle e diventa il nostro eroe con barba e maglione. Non è Marchionne, però: Ivan Locke è una persona per bene.


SERIE TV 2014:




TRUE DETECTIVE
La serie antologica americana che ha fatto impazzire anche gli italiani. Il noir in sottofondo a due storie di nichilismo e redenzione: Woody Harrelson e Matthew McConaughey ci resteranno nel cuore a lungo.




LES REVENANTS
La serie che, nel 2012, ha tenuto la Francia incollata ai teleschermi: un idea brillante, un’ambientazione claustrofobica e un mistero che inquieta fino a togliere il sonno. Musiche degli scozzesi Mogwai.




BIG BANG THEORY
Toglietemi tutto, ma non la sit-com più arguta, bislacca e spumeggiante di sempre. E’ in arrivo per il 2015 l’ottava stagione. Bazinga !


UOMO DELL’ANNO 2014:

MATTHEW MCCONAUGHEY






Perché ci ha regalato questo:



E anche questo:




BUON FINE ANNO E MIGLIOR INIZIO A TUTTI I LETTORI DEL KILLER. 

Blackswan, mercoledì 31/12/2014

6 commenti:

cristiana2011 ha detto...

Grazie di questa bella carrellata di consigli.
Contraccambio gli AUGURI:
Buon 2015!!!
Cristiana

Nico Donvito ha detto...

D'accordo su True Detective, meno su Locke :)

Blackswan ha detto...

@ Cri: Tanti cari auguri di un Buon 2015 :)

@ Nico: Per me Locke è stata una folgorazione, uno di quei film che ti restano in testa e nel cuore. Cari auguri di buon 2015 :)

Marco Goi ha detto...

ormai è chiaro che ne capisci di più di cinema e di serie tv che di musica ahahah ;)

buon anno, killer!

La firma cangiante ha detto...

Buon anno Nick, auguri sinceri. Per la musica, nonostante quel che dice Marco che sappiamo tutti in quanto a musica non fa testo (ma gli vogliamo bene lo stesso), userò i tuoi awards per aggiornarmi un po'.

Felice 2015

Salvatore Baingiu ha detto...

Un applauso per aver messo ALABAMA MONROE così in alto! :)