sabato 20 dicembre 2014

MARIANNE FAITHFULL – GIVE MY LOVE TO LONDON



Nonostante la veneranda età di sessantotto anni, nonostante una vita turbolenta di eccessi e di droghe, nonostante una brutta frattura la costringa a deambulare con l’aiuto di un bastone, Marianne Faithfull non ha perso un briciolo della sua immensa classe. Fascinosa, come quando Mick Jagger, secoli fa, perse la testa per lei, ispirata come quando, nel 1979, Broken English la fece riemergere dall’abisso della sua perdizione regalandoci un pugno di canzoni indimenticabili. Viene spontaneo, quindi, paragonare Give My Love To London a quel grande album, nato sulle fondamenta dell’allora nascente movimento new-wave. C’è una copertina che esplicitamente lo richiama, come se il fumo che avvolge il volto di Marianne fosse stato appena aspirato dalla sigaretta tenuta fra le dita sulla cover di Broken English; ci sono le canzoni, mai così appassionate, veraci e sofferte come da quel lontano 1979. E c’è la voce, poi, quella voce, così sgraziata, roca, aspra, feroce. Una voce che afferra le canzoni alla gola e, letteralmente, le sbrana. Canzoni bellissime, come quelle che costituiscono la scaletta di Give My Love To London, e che la Faithfull ha però il potere di spogliare della loro immanenza portandole a un livello superiore di spiritualità. Una tendenza all’assoluto, che parte dalle proprie rovine interiori, dal proprio doloroso vissuto, e che la voce, quella voce, rende universali, come se l’abisso da cui provengono fosse l’habitat naturale del genere umano. Scrivono per lei penne ispiratissime: Nick Cave, Steve Earle, Roger Waters, Anna Calvi, Ed Harcourt, ognuno con il suo stile ben definito, che diventa addirittura inconfondibile, nel tratto dell’ex-Pink Floyd (Sparrows Will Sing) e in quello di Re Inchiostro (l’incedere presbiteriano di Late Victorian Holocaust). Eppure, ciò che resta dopo ogni ascolto, ben aldilà della qualità dei singoli brani, è solo lei, Marianne: un dolore, un’esistenza, una voce. Le cicatrici interiori ci sono tutte, e si specchiano nelle rughe del volto, si riverberano nello spleen malinconico che avvolge di tenebra il disco. Ciò che però il tempo non ha toccato è l’intensità interpretativa di un’artista discesa negli inferi e poi risorta. Con quella voce.

VOTO: 9





Blackswan, sabato 20/12/2014

3 commenti:

Marco Goi ha detto...

blackswan, ma ascoltare artisti non dico contemporanei, però se non altro under 60 proprio non ti piace, vero?
;D

Alligatore ha detto...

Credo che sia un'artista giovane sempre, come tutti quelli della sua formidabile generazione. Belle penne scrivono per lei, tra l'altro...

Margherita Devalle e Marta Falcon ha detto...

quest'anno ho avuto la fortuna di lavorarci nel concerto a Milano, gran artista

Buone feste!