mercoledì 24 dicembre 2014

MIGLIOR DISCO 2014: LE SCELTE DEL KILLER – Dal 25 al 21




Come di consueto, arrivati a fine anno, ci divertiamo a stilare la classifica dei migliori dischi del 2014. In attesa che domani venga pubblicata la scelta dei lettori del killer, ecco i primi cinque dischi, quelli che vanno dalla posizione 25 alla posizione 21. 


25) WILKO JOHNSON & ROGER DALTREY - GOING BACK HOME

Il risultato è un superbo disco dal suono molto vintage, che fila via rapido e incisivo come la chitarra affilatissima di Wilko Johnson. Che, nonostante i serissimi problemi di salute, sembra davvero essere in perfetta forma come negli anni magici. Pochi assoli, tanta ritmica, un suono essenziale e preciso, sono caratteristiche che il grande Wilko porta impresse nel proprio dna musicale e che si adattano perfettamente a un repertorio che odora di pub e pinte di birra. Notevoli anche la martellante sezione ritmica e un Daltrey che sembra aver ritrovato lo smalto e gli spunti del fuoriclasse soprattutto grazie a un timbro mai così grave e black. Non si può ovviamente parlare di capolavoro dal momento che su questo genere di musica si è già detto tutto e che il repertorio è composto da canzoni già pubblicate, rivitalizzate per l'occasione da un'inaspettata seconda giovinezza. Ma di sicuro Going Back Home suona come un lavoro onesto e sincero, fresco e spumeggiante, trascinante come non se ne ascoltava da tempo. Un ultimo e doveroso appunto a margine della recensione. E' duro doverlo accettare, ma Wilko Johnson, salvo miracoli, fra pochi mesi non sarà più tra noi. Eppure, nonostante il fardello della malattia, l'uomo ha deciso di rinunciare a invasive terapie e calvari ospedalieri. Ha scelto, invece, di andarsene esattamente come ha vissuto, con la chitarra in mano, il rock 'n' roll nel cuore e un pugno di canzoni che fin dal primo ascolto suonano esattamente per quello che sono: compendio di storia, vademecum per giovani rocker, testamento spirituale. Chapeau!






24) CAPAREZZA - MUSEICA

Strano a dirsi, ma Museica si allontana sempre più dagli schemi tipici dell'hip hop (il Capa, a dire il vero, ha sempre dimostrato una certa insofferenza per le convenzioni del genere), tanto che a conti fatti, e con le dovute proporzioni, somiglia molto da vicino a un disco rock, oltretutto con qualche (riuscitissimo) deragliamento in ambito metal (Argenti Vive). Il combinato disposto tra questo cambiamento e il livello alto, a volte altissimo, dei riferimenti culturali contenuti nelle nuove canzoni, alza l'asticella qualitativa dell'ascolto e impone fin da subito una riflessione. Cosa ne sarà di questo splendido disco che cita Dadaismo, Modigliani, Van Gogh, Dante, Frida Kahlo, Piero e Alessandro Manzoni (folgorante l'immagine di Lucia e Renzo...Piano!), Giotto, Goya e molti altri artisti e scrittori che hanno contribuito alla crescita dell'umano sentire? Perchè due sono le possibilità: o (soprattutto) il pubblico più giovane sarà spinto dalla curiosità di scoprire quali e quante meraviglie si celano dietro i testi effervescenti e urticanti del Capa, oppure il cd verrà riposto, per reciproca incomprensione, nell'ambito più remoto della libreria itunes, da tutti coloro che si sentiranno spiazzati da un'opera ricca di rimandi che una cultura medio bassa nemmeno immagina.
Sarebbe un successo ben più redditizio di quello commerciale se qualcuno, spinto dall'ascolto di Museica, avesse lo stimolo di scoprire lo spirito iconoclasta del dadaismo (Comunque dada), la storia dei falsi di Modigliani, che nel 1984 misero in ambasce il mondo accademico italiano (Teste di Modi), le vicende che legarono Filippo Cavillucci detto Argenti (letteralmente massacrato dal sommo poeta nel canto VIII dell'Inferno) e Dante (Argenti Vive), la storia della grande musica rock così magistralmente raccontata attraverso le copertine di dischi leggendari (Cover). In scaletta, oltre a tanti momenti davvero riusciti (su tutti Canzone A Metà, Avrai Ragione Tu, Mica Van Gogh, Argenti Vive, Cover, Troppo Politico), anche qualche riempitivo (Figli D'Arte, Compro Horror) e il solito carico di feroce ironia che morde alla gola le ipocrisie, il perbenismo e la fuffa politica che ci circonda. Per tutti quelli che sono in fissa coi girasoli e non coi cellulari…


23) LANA DEL REY – ULTRAVIOLENCE

Ci sono però canzoni che crescono ascolto dopo ascolto, che ci accompagnano in un percorso di sognante malinconia tra blues demodè (The Other Woman) e visioni dream pop anni ’80 alla Cocteau Twins (Brooklyn Baby), che stordiscono per la precisione del tratto con cui Lana dipinge le ombre del crepuscolo (la marcia funebre di Guns And Roses assume caratteri quasi ossianici). Ultraviolence, in definitiva, è un disco niente affatto compiacente, anzi è probabilmente molto più ostico e originale di quanto chiunque si sarebbe mai potuto immaginare, anche a voler concedere credito infinito alla talentuosa Del Rey. La quale, con questa seconda opera, può indossare di diritto i panni della dark lady che avevamo intravisto con Born To Die. E se da un lato, Lana perderà una fetta di pubblico non preparata a una svolta così radicale e venderà poco, dall’altro è indubbio che si guadagnerà il consenso di quanti amano una musica più adulta, complessa e ragionata. Benvenuta nel club degli artisti veri.






22) ROBYN LUDWICK – LITTLE RAIN

La voce della Ludwick sussurra intimismo o arriva potente al cuore, ci ferma il respiro con il suo carico di quieta disperazione (Heartache è una delle canzoni più depresse che abbia ascoltato quest’anno), ci accompagna nei territori di un country soul maledettamente sincero (Breaks My Mind), ci travolge con un’urgenza che disarma (Stalker, Mama), sospende il tempo con un blues antico e carico di sofferenza (Honky Tonk Feelin’) e si concede perfino uno spiraglio di leggerezza che rinfranca (Somethin’ Good). Prodotto con sensibilità filologica da Gurf Morlix, che mantiene vivo il suono tradizionale senza però esasperarlo, suonato con misura da Rick Richards (batteria), John Ludwick (marito dell’artista texana al basso) e dalla stessa Robyn, alle prese con le chitarre, Little Rain è un disco crudo e diretto, il cui mood malinconico esalta il talento di un’artista che maneggia il suono americano con gusto inimitabile. Un’artista che meriterebbe ben altri palcoscenici e che vi invito con tutto il cuore a scoprire. Non ne rimarrete delusi.


21) RIVAL SONS - GREAT WESTERN VALKYRIE

Hard rock, rock blues e rock psichedelico sono il piatto del giorno: pietanze dal sapore antico ma cucinate a puntino da un gruppo di ragazzi che sa amalgamare alla perfezione gli ingredienti. Riff grassi e potenti, la voce graffiante e plantiana di Buchanan, ballatoni elettrici da far palpitare i cuori di chi è rimasto immobile nel tempo ai favolosi seventies (da segnalare i sei minuti abbondanti di Where I've Been), e un gusto per la melodia che sa tirare fuori il meglio anche da brani altrimenti indirizzati verso i lidi dell'ovvietà. Electric Man, primo singolo estratto dall'album, è un hard blues adrenalinico che potrebbe tranquillamente uscire da uno degli ultimi dischi di Jack White; Good Luck, Good Things e Rich And The Poor saggiano quei territori più psichedelici che già avevano frequentato, sul finire degli anni '60 Clapton, Baker e Bruce; Secret e Play The Fool (vi ricorda qualcosa Misty Mountain Hop?) sono zeppeliniane al midollo e mentre le ascolti aspetti che da un momento all'altro compaia il fantasma di Bonzo a darti l'eterna benedizione. Dieci canzoni dieci, per una tirata di quasi cinquanta minuti, che si fanno letteralmente divorare e che ci restituiscono il piacere di ascoltare un disco fottutamente rock, inteso nell’accezione più nobile del termine: potente, sanguigno e senza compromessi.





Blackswan, mercoledì 24/12/2014

3 commenti:

Marco Goi ha detto...

ho l'impressione che quello di lana sarà uno dei pochissimi dischi decenti della tua lista e tu lo metti così in basso?

il resto è tutta robetta trascurabile, compreso caparezza che ha realizzato il disco meno interessante della sua carriera.

Margherita Devalle e Marta Falcon ha detto...

Quello di Caparezza è un bel concept album!

Galadriel di Lórien ha detto...

Carissimo Nick ti faccio cari e sinceri auguri di Buone Feste. Ti auguro che il 2015 ti porti la felicità che desideri. Un abbraccio.