martedì 10 marzo 2015

BUDDY GUY & JUNIOR WELLS - PLAY THE BLUES



Scartabellando i cd della mia discografia blues, ho ritrovato questo vecchio album datato 1972, a firma Buddy Guy & Junior Wells, che sto riascoltando senza posa. Buddy Guy non ha bisogno di grandi presentazioni, dal momento che è uno dei capostipiti dell'electric blues di derivazione chicagoana e uno strepitoso chitarrista, di cui molto si è parlato anche nelle cronache rock (vedi Eric Clapton e il suo Crossroad Guitar Festival). Meno conosciuto al grande pubblico (nonostante abbia suonato, tra gli altri, con Van Morrison - lo trovate su A Night In San Francisco del 1994), ma amatissimo dagli appassionati di blues, è invece l'armonicista Junior Wells che, pur essendo originario di Memphis, trovò, come d'altronde Guy, la sua fortuna musicale nella capitale dell'Illinois, dove spesso ha condiviso il palco anche con Muddy Waters, altro grande del blues. Tuttavia, è il duraturo sodalizio artistico con Buddy Guy ad aver prodotto i frutti migliori della discografia dell'armonicista, iniziata nel 1965 con il leggendario Hoodoo Man Blues (materiale di Wells precedente a questa data si trova su alcune raccolte pubblicate successivamente) e proseguita con altri capolavori, uno dei quali, appunto, Play The Blues. Pubblicato nel 1972, ma relativo a materiale prevalentemente risalente al 1970 (gli unici brani dell'anno di pubblicazione sono Honeydripper e This Old Fool), Play The Blues viene registrato fra Miami, Boston e New York e vede alla produzione il patron dell'Atlantic, Ahmet Ertegun, Micheal Cuscuna, Re Mida della Blue Notes Records, Tom Dowd, pigmalione della Allman Brothers Band, e poi, un signore inglese, che la chitarra la sa suonare discretamente, Eric Clapton. Oltre a produrre, Clapton suona anche in tutta la prima facciata dell'album e in tre pezzi della seconda; insieme a lui, un gruppo di sessionisti (si fa per dire) da far sberluccicare gli occhi al momento della lettura dei crediti: Dr. John al piano, la J. Geils Band al completo, Carl Dean Radle e Jim Gordon, già con Clapton nei Derek And The Dominos. Ma a prescindere da tanti celebri camei, il protagonista del disco resta comunque il folgorante interplay fra la Stratocaster rapida, aspra e nervosa di Guy e l'armonica traboccante di soul di Wells. Molte cover (tra cui una suntuosa Baby Left Me di Sonny Boy Williamson) alcuni brani originali (il funk sudatissimo di A Man Of Many Words a firma Guy e l'ipnotica A Poor Man's Plea di Wells) per un disco, che riascoltato a distanza di più di quarant’anni, non sembra aver perso un briciolo della sua dinamitarda energia.





Blackswan, 10/03/2015


4 commenti:

Alessandro Raggi ha detto...

Buddy Guy è il blues, ed al contempo è stata la porta per il rock come noi oggi lo conosciamo. Il suo suono maestoso e potente e soprattutto il suo modo di "nervoso" di costruire gli assoli ha influenzato intere generazioni di rockettari. Questo disco è stupendo, indispensabile

mr.Hyde ha detto...

Due miti del blues elettrico. Buddy Guy, in particolare è un chitarrista sopraffino.L'album è da 9!

Bartolo Federico ha detto...

grande disco di rock blues. grandi musicisti, ma il delta è lontano.

Bartolo Federico ha detto...

grande disco di rock blues. grandi musicisti, ma il delta è lontano.