sabato 7 marzo 2015

E’ QUESTO L’ISLAM CHE FA PAURA – TAHAR BEN JELLOUN




Si può non temere l’Islam, oggi, dopo le minacce, le parole d’ordine gridate, le stragi? È un timore giustificato? E soprattutto: l’Islam è davvero, per sua natura, violento e antidemocratico come molti lo dipingono sull’onda degli ultimi avvenimenti? La risposta viene da questo libro, in cui Tahar Ben Jelloun dialoga con sua figlia – francese di origini musulmane, come moltissimi nell’Europa odierna. Ben Jelloun non perde tempo, la sua parola è semplice e netta. Descrive lo sdegno dei musulmani moderati di fronte a un fondamentalismo che deturpa la vera fede in Allah. Spiega cosa è l’Isis, come è nato, come è riuscito a far proseliti fra i giovani più fragili e disorientati dalla mancanza di lavoro, dalla miseria morale e materiale. Ma fa anche riflettere sulle responsabilità di noi occidentali, spesso indifferenti ai gravi disagi degli immigrati di prima e seconda generazione che popolano le nostre città. Questo vuole essere un libro di lotta e di resistenza. Fatte con l’arma più affilata di tutte: l’intelligenza.

Qualche anno fa Tahar Ben Jelloun scrisse un breve ma pregnante saggio dal titolo Il Razzismo Spiegato a Mia Figlia. Chi ha avuto la fortuna di leggerlo, si ricorderà che, a fronte della grande ricchezza di contenuti, la lettura si sviluppava in modo semplice e coinvolgente. Merito dell’escamotage domanda – risposta (nulla a che vedere con un’intervista), che permetteva all’autore di mantenere alto il ritmo della narrazione e semplificare il messaggio in una comunicativa quasi didattica. Lo stesso escamotage viene utilizzato, almeno in parte anche in questo nuovo saggio dell’intellettuale marocchino, che si trova ad affrontare, insieme alla propria figlia, alcune domande di stringente attualità a proposito di Islam e fanatismo religioso (buona parte del libro è stata scritta dopo i fatti parigini dello scorso 7 gennaio). E’ evidente fin da subito che la materia è estremamente complessa e insidiosa: i continui fatti di cronaca riferiti all’Isis e il conseguente carico di pregiudizi da parte del mondo occidentale (anche quello più aperto e tollerante) nei confronti della popolazione mussulmana, necessitavano di una narrazione estremamente chiara e approfondita nei contenuti, nonchè cristallina nelle prese di posizione. In tal senso, il lavoro fatto da Tahar Ben Jelloun centra in pieno il risultato: da un lato, come fa la maggioranza della comunità mussulmana, prende le distanze, senza se e senza ma, dalla barbarie dell’estremismo; dall’altra, invece, cerca di spiegare le cause del fanatismo religioso, indagando sulla società francese, sull’ipocrisia della politica degli Stati Occidentali (che condannano l’applicazione ortodossa della shari’ah, e poi fanno affari, e quanti, con gli stati più integralisti, quali l’Arabia Saudita) e sulla profonda ignoranza che ingenera una lettura superficiale del Corano. La seconda parte del saggio, si compone invece di una serie di articoli scritti fra il 2012 e il 2015 per diverse testate giornalistiche (New York Times, Repubblica, Le Monde, etc) in cui vengono approfondite tematiche relative alla primavera araba, alla questione siriana (fulminante Nella Testa Di Bashar Al-Assad, in cui l’autore ridicolizza il despota di Damasco) e alle nefandezze del jihadismo. Un libro semplice, civile, necessario, scritto con l’intelligenza sopraffina da un intellettuale capace di farsi anello di raccordo fra due mondi, per certi versi distanti, ma non per questo impossibilitati a una pacifica e culturalmente redditizia convivenza. Da diffondere nelle scuole.

“Contro le spade che tagliano le teste, noi speriamo nella pioggia, nella freschezza del mattino con ancora l’odore dell’amore, il profumo dei sogni. Siamo stupidi, sogniamo perché non siamo adatti alla battaglia. Abbiamo solo le parole, le parole passeggere riferite dai vivi. Cadono come grandine sull’asfalto della nostra miseria, della nostra pietà vagabonda, inutile, senza scopo, senza spezie. 
Eppure bisogna scrivere, dire, scrivere con rigore, e peccato se il presente si perde negli scoppi delle bombe.”

Tahar Ben Jelloun

PS: L'impossibilità del sincretismo: da un lato, la cultura della tolleranza e del ragionamento, dall'altro, l'estremismo violento e afasico dell'ignoranza.




 Blackswan, sabato 07/03/2015

3 commenti:

mr.Hyde ha detto...

Grazie del suggerimento:il libro mi interessa e lo voglio leggere

Alessandro Raggi ha detto...

uno dei desiderata di questo periodo. L'autore è veramente una garanzia in fatto di conoscenza dell'Islam. Tra l'altro per lavoro mi sto occupando della settimana contro il razzismo e stiamo cercando disperatamente di contattarlo per una conferenza.
Ottima rece Nick, come sempre

Blackswan ha detto...

@ Mr Hyde: sono sicuro che lo troverai estremamente interessante.

@ Ale: Grazie :) sarebbe bellissimo assistervi: se solo abitassimo più vicini...