giovedì 12 marzo 2015

GAZ COOMBES - MATADOR

Mi è venuto in mente, ad esempio, che Gaz Coombes è stato il leader dei Supergrass, che i Supergrass hanno pubblicato nel lontano 1995 I Should Coco, uno dei dischi più ascoltati della mia vita, e che in quell'album c'era una canzone, Alright, che è stato un inno generazionale alla leggerezza per tutti coloro che ai tempi avevano vent'anni o giù di lì. Mi è venuto in mente, anche, che questo Matador mi ricorda incredibilmente Everyday Robots (come mood più che come sonorità), pubblicato lo scorso anno da un altro enfante prodige del britpop, Damon Albarn, e ho ripensato che, in quella stagione, forse fin troppo bistrattata, c'era gente che le canzoni le sapeva scrivere, e anche molto bene. E mi è venuto in mente, a proposito di gente che sa scrivere canzoni, che Matador sarebbe il disco che i Radiohead potrebbero tornare a comporre se, una volta tanto, decidessero di camminare coi piedi per terra, gettassero nel cestino i loro rocamboleschi coupe de theatre e provassero una volta tanto a normalizzarsi, puntando alla melodia sopra ogni cosa. E mi sono ovviamente tornati in mente anche gli anni '90, che qui affiorano ogni tanto, come piccole imperfezioni sotto un'imbiancatura di fresco, per ricordarci non tanto il britpop, ma la grazia con cui Jeff Buckley sapeva esaltare il suo fragile lirismo (Seven Walls). E potrei continuare ad libitum a raccontare le piccole, grandi, infinite suggestioni che crea l'ascolto di questo secondo lavoro solista di Gaz Coombes, uno che a vent'anni mi faceva divertire come un matto con Caught By The Fuzz, e oggi, alla soglia dei quaranta, imbastisce, con un filo di malinconia e spiccioli di tetralità, la trama policroma del suo (adult) pop. Elettronica, un pizzico di soul, palpiti notturni, soundscapes in chiaroscuro, barbagli misurati di rock e tante, tante idee. Alcune, a essere sinceri, non proprio nuove di zecca. Ma quel che conta in Matador, più che l'originalità, che poi non è necessariamente sinonimo di qualità, sono le canzoni. E di grandi canzoni, Coombes, ce ne regala alcune, belle oltre ogni nostra più lusinghiera aspettativa. Detroit, Buffalo, Oscillate, 20/20 sono le gemme assolute di un songwriting capace di portare nuova luce a un suono, forse risaputo, ma raramente così avvolgente e brillante. Tanto da costringerci ad ascolti compulsivi dettati da sincera e irrefrenabile brama. Tanto da essere disposto a scommettere una birra, con chiunque accetti la sfida, che a fine anno Matador sarà nelle top ten di tutte le classifiche del 2015. Andata ?

VOTO: 8





Blackswan, giovedì 12/03/2015


2 commenti:

Massimiliano Manocchia ha detto...

A me è venuto in mente che i Supergrass (assieme ai Pulp) erano infinitamente superiori a Oasis e Blur... E soprattutto che leggere i tuoi post è sempre un gran piacere.

Blackswan ha detto...

@ Massimiliano: riceverlo da te, questo complimento vale oro. Grazie. E poi, si, meglio di Oasis e Blur c'erano i Supergrass, i Pulp e, vorrei aggiungere, i La's.