domenica 17 maggio 2015

BLUR – THE MAGIC WHIP



Me li ricordo molto bene gli anni ’90, vissuti da me medesimo in prima persona, con motivata soddisfazione, fra presenzialismo live e chilometri di cd dei più disparati generi, acquistati con la foga di chi pensa che non ci sarà un domani (mi ero pure comprato l’esordio degli Staind, fate voi). Un po’ era la giovane età, un po’ la baldanza compulsiva di chi era in cerca del “mito” e un pò, forse molto più di un po’, perché in quel decennio fummo sottoposti all’ultimo bombardamento creativo (e non) degno di questo nome: trip hop, grunge, post grunge, crossover, funk metal, nu metal, alternative rock. E poi, c’era pure il brit pop, categoria dai natali fittizi al pari del thriller scandinavo, creata ad hoc dal mercato per raggruppare un gruppo di artisti provenienti dalla medesima area geografica e con le medesime inclinazioni, e venderceli al meglio in un unico, proficuo, pacchetto. Pensa te che in quegli anni, si era venuta a creare anche un’insulsa querelle a proposito di quale band fosse meglio tra Oasis e Blur. A ripensarci oggi mi vien la pelle d’oca per l’imbarazzo. Ma, ai tempi, con la spavalda inconsapevolezza dei vent’anni, ne presi parte anche io, salendo sulla barricata Oasis, che erano sufficientemente grezzi e cafoni da apparire quasi sinceri. Gli altri, quelli che indossavano le Fred Perry, per intenderci, mi stavano abbastanza sul cazzo, anche se, sarebbe sleale nasconderlo, subivo comunque il fascino noblesse oblige di Damon Albarn e di quel chitarrista bravino, ma non troppo, che porta il nome di Graham Coxon. Che, poi, tutto sommato, di canzoni carine ne hanno scritte anche loro e Parklife non è  un disco tanto male, quando ti vengono prurigini da strike a pose. Nulla di così eclatante, tuttavia, da far viaggiare i Blur al di fuori dei confini del decennio in cui sono nati: almeno per quanto mi riguarda, Damon Albarn e soci sono rimasti confinati nei ricordi degli anni ’90, nonostante reunion, Olimpiadi e concertoni. Riascoltarli oggi dopo dodici anni dall’ultimo (inutile) Think Tank (2003), mi procura la strana sensazione di tornare a guardarmi alle spalle, senza un filo di nostalgia, ma con la consapevolezza dell’età adulta e, soprattutto, con un tasso di condiscendenza pari a zero. Anche perché un nuovo disco della band di Colchester non era nelle mie priorità e, peraltro, non me lo sarei mai aspettato, visto che l’ex enfant prodige del (brit) pop, l’anno scorso, ci aveva già regalato un grande album (Everyday Robots), raggiungendo il vertice della sua maturità espressiva e sparando, probabilmente, tutte le cartucce ancora disponibili nella sua bandoliera. E infatti, questo nuovo (ed estemporaneo?) full lenght sembra assemblato coi resti di magazzino del disco solista del leader: più Albarn, quindi, che Blur. Ma se quella confessione a cuore aperto aveva un senso in solitaria, qui diventa il pretenzioso sfoggio di (presunta) classe di un gruppo che ormai ha ben poco da dire (ma riesce comunque a dirlo con una certa arroganza). Registrato in cinque giorni a Honk Kong, poi levigato e prodotto a Londra dal pur bravo Stephen Street, The Magic Whip assembla in modo innaturale il corso ventennale dell’Albarn pensiero, fondendo elettronica, chitarre, Gorillaz (a proposito: che gruppo di merda!), sentori africani e orientali in un patchwork disordinato e senz’anima. Per carità, siccome non siamo di fronte proprio agli ultimi arrivati, alcune cose carine si trovano anche qui: Pyongyang, Go Out, My Terracotta Heart sono senz’altro passabili. Tuttavia, è il mood complessivo a infastidire: The Magic Whip è un disco pettinato, leccato, azzimato e super fighetto, che punta tutto sul suono perché manca di sostanza, e che trova il suo centro di gravità permanente all’ingresso di un sushi bar, in attesa che si liberi un tavolo. Insomma, i quattro (ex) ragazzi in Fred Perry confermano in peggio ciò che sono sempre stati: carini, cazzari, innocui e prescindibili. Così, se proprio anni ’90 e reunion devono essere, meglio virare verso il nuovo disco dei Faith No More, che avevano un senso allora come oggi. 

VOTO: 5





Blackswan, domenica 17/05/2015

9 commenti:

James Ford ha detto...

Mi piacerebbe vedere la faccia del Cannibale quando leggerà questo post! ;)
Non l'ho ancora sentito, quindi non mi sbilancio, ma penso di cimentarmi anch'io a breve.

Marco Goi ha detto...

Ma dai!
Il nuovo dei Faith No More fa pena, mentre questo è una figata assoluta!

Ancora una volta Blackswan confermi che di musica non ne capisci proprio una mazza.
Mai lette tante assurdità concentrate in un post solo, manco su WhiteRussian, dico sul serio.
Peggior post di sempre.
Buuuuuuuuuuuuuuuuu!

Blackswan ha detto...

@ James Ford: he si, mi sa che si è incazzato:)

@ Marco: si chiama onestà intellettuale. Aveva parlato molto bene del disco solista di Damon Albarn, ma ho un'età per cui non faccio passare una ciofeca per oro, solo per lucidare il curriculum e mantenere alto l'hype. The magic Whip anche al decimo ascolto suona per quello che è: una minchiata. Ma poi i gusti sono i gusti e ognuno si ascolta quel che si merita. Io, Faith No More tutta la vita. Ma ovviamente non capisco nulla di musica :)

Lucien ha detto...

Un disco "finto" di cui non si sentiva il bisogno. L'entusiasta Fabio Fazio che li ha avuti ospiti, completa l'opera.

Blackswan ha detto...

@ Lucien: mi fa piacere non essere l'unico a pensarla così :)

Alessandro Raggi ha detto...

disco orrendo, band da sempre mediocre (anche se Coxon del talento chitarristico ce l'ha, secondo me) non mi sono mai piaciuti e quella patina di simil intellettuali era insopportabile.
P.S. C'è qualcuno che paragona i Faith No More ai Blur?? Ma per favore...

Offhegoes ha detto...

molto interessante questo post. Noto peraltro che ha suscitato varie reazioni :) bene....

dico la mia...
1. tra Oasis a Blur, Blur tutta la vita (parlo solo anni 90). Il bullismo alcolico dei Galaggher non l'ho mai sopportato. Preferisco il low profile di Albarn et Coxon.
2. Gli Staind di break the cycle non erano affatto male ;))
3. Gorillaz gruppo di merda?? sara' che mi piacciono i cartoon. Trovavo geniali i concerti senza persone fisiche sul palco ma solo cartoons on big screen e ombre dietro il sipario (peraltro cartoni dal bellissimo stile per i miei gusti)
4. non ho ancora comprato/ascoltato magic whip...... ;)))

Blackswan ha detto...

@ Alessandro: sottoscrivo tutto :)

@ Offhegoes: su Oasis e Blur credo di essermi già espresso nel post, spero con chiarezza, anche se il low profile di Albarn proprio non lo vedo :)
Sugli Staind stendo un velo pietoso così come sui Gorillaz:)
I soldi per questo disco, te lo consiglio, risparmiali :)

Offhegoes ha detto...

De gustibus :))))
Abrazo !!