sabato 23 maggio 2015

COURTNEY BARNETT – SOMETIMES I SIT AND THINK, AND SOMETIMES I JUST SIT



Attenzione, naviganti del web che passate da queste parti: vi informo che dall’Australia, Melbourne per la precisione, è arrivata una ragazzina di ventiquattro anni che non ha paura a suonare la chitarra come la suonerebbe un uomo. E nemmeno ha paura a declinare con una certa asprezza e stentorea energia quel verbo rock tanto vituperato in nome della religione indie (ma quando ci prova a fare l’indie, come nell’iniziale, e Pixies addicted, Elevetor Operator, lo fa meglio di chiunque altra). Courtney Barnett vive di spontaneità, non deve creare formule, né seguire mode, ma suona solo quello che le passa per il cervello e che le fa fremere il corpo. Prende le distanze dalle schiere di dark ladies che oggi vanno per la maggiore e da malinconiche derive goth (ma quando lo fa, come nella sulfurea Kim’s Caravan, lo fa meglio di chiunque altra) e si limita a vedere il folk solo come una delle tante possibilità di espressione (e quando lo fa, come nei languori country di Depreston, lo fa meglio di chiunque altra). Semplicemente, imbraccia la chitarra, alza il volume degli amplificatori e ci travolge di energia. Si inventa un blues siderurgico, Small Poppies, e se la gioca sul filo di lana con tutti i noise makers di professione, rilegge in chiave moderna i grandi classici della gioventù sonica (il fragore slabbrato della feroce Pedestrian At Best), si diverte col poppeggiare elettrico di Dead Fox, riesuma un certo british rock anni ’60 con urticante leggerezza (Nobody Really Cares If You Don’t Go To The Party), e alla fine dei giochi, ti piazza una sognante ballata acustica per voce e chitarra (Boxing Day Blues), solo per farti capire che, se vuole, un disco può suonartelo tutto così. I quarantaquattro minuti di Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit, passano attraverso le nostre orecchie più veloci di quanto si impieghi a leggere il titolo dato al disco, lasciandoci alla fine quel desiderio maledetto di aggrapparci alle cuffie e non lasciarle più. Un disco che, per dirla proprio tutta, possiede i numeri per tenersi ben lontano da ogni ovvio paragone con la sferragliante rabbia in quota riot grrrl, e che semplicemente ci restituisce un rock che non ha paura di essere ciò che natura ha creato: urgenza espressiva, rumore e filtri zero. Candidato a miglior album femminile per il 2015.

VOTO: 8





Blackswan, sabato 23/05/2015

5 commenti:

Giulietta94 ha detto...

Wow. Sinceramente non l'ho mai sentito, e anche se non sono un'amante della chitarra, la trama mi attira.

Offhegoes ha detto...

:) :) wow :):)

Blackswan ha detto...

@ Giulietta: Se passi da queste parti di chitarre ne ascolterai tante. Ma a prescindere dalla sei corde,l'importante è ascoltare buona musica :)

@ Offhegoes: Oh yeahhh ! :)

giuseppe ha detto...

ma siamo proprio sicuri? e florence welch dove la mettiamo?

Blackswan ha detto...

@ Giuseppe: di sicuro nella vita ci sono solo le ta sse e la morte. Ad ogni modo, il nuovo disco di Florence + Machine esce il 2 giugno, quindi ogni paragone al momento mi e' impossibile.