martedì 5 maggio 2015

MAURO ERMANNO GIOVANARDI - IL MIO STILE



Intitolare un disco Il Mio Stile potrebbe suonare un filo autoreferenziale; così come porre a inizio scaletta una canzone dal titolo Sono Come Mi Vedi, riassunto in note di una carriera e di una vita, il cui testo programmatico si ispira a My Way di Frank Sinatra (peraltro espressamente citato nel testo). Dopo vent'anni di onorata carriera, però, Giovanardi se lo può permettere. E non solo perchè il suo stile, consolidato con la militanza nei Carnival Of Fools e nei La Crus e affinato in quattro dischi solisti, è un indiscutibile dato di fatto; ma soprattutto perchè il cinquantatreenne cantautore monzese (ha compiuto gli anni un paio di giorni fa) può guardarsi alle spalle con la soddisfazione e l'orgoglio di chi, con coerenza artistica, ha saputo scrivere alcune delle pagine più interessanti del panorama pop (e non solo) italiano. Ma se lo stile è l'incarnazione dell'estetica di un suono e di un modo d'essere, la classe ne è la sostanza, l'elemento imprescindibile che fa la differenza ogni volta che si inserisce un cd nel lettore. Così Giovanardi può vantare anche una classe immensa, che risalta ancor di più, perchè inserita nel grigiore della scena musicale italiana, che si nutre di cantautorato nazional popolare, rock derivativo e alternative modaiolo e senz'anima. Il Mio Stile si allontana invece da tutto ciò, è un album scritto con cura artigianale, partorito in un lungo lasso di tempo (quattro anni di lavoro, intervallati dalla parentesi di Maledetto Colui Che è Solo con i Sinfonico Honolulu), frutto della consapevolezza di chi è capace di mettersi sempre in discussione, di ripartire da zero, di osare e metterci la faccia. Sarebbe riduttiva la definizione di pop raffinato che talvolta si usa a proposito dei suoi lavori: Giovanardi ci porta molto oltre, ci racconta storie, costruisce immagini, spazia fra i generi, oscillando fra tradizione italiana, elettronica e sonorità a tratti decisamente americane (il soul di Sono Come Mi Vedi e il gospel di Se C'è Un Dio) e morriconiane (la splendida Su Una Lama), si affida a una sezione fiati che rende il suono più scintillante, e quindi meno ombroso, ma cesella egualmente con la sua magnifica voce da crooner momenti di toccante malinconia (Nel Centro Di Milano, Tre Volte), veste di linfa espressionista la title track a firma Leo Ferrè (unica cover presente nel disco) e azzarda un riuscito accostamento fra sacro e profano (la carnalità sfacciata di Se C'è Un Dio). I testi, ben lontani dagli stereotipi più frusti a cui siamo abituati, sono il degno coronamento di un album suonato ottimamente, capace di emozionare e divertire al contempo, intelligente sopra ogni cosa. Classe e stile a iosa.

VOTO: 7,5





Blackswan, martedì 05/05/2015


2 commenti:

S. ha detto...

mi piace
:)

Michele Borgogni ha detto...

Uno dei migliori in Italia