domenica 7 giugno 2015

ROBBEN FORD – INTO THE SUN



Per una volta partiamo dalla fine e cioè dal voto, e scriviamo subito che questo disco vale un 6 pieno. Un sei politico, per la precisione. D’altra parte non è assolutamente possibile parlare male di uno dei più grandi chitarristi di sempre; uno che, per chi non lo sapesse, ha suonato insieme a Miles Davis (e questa precisazione vale di per sé un’intera carriera). Ma a prescindere dal luminoso curriculum, la sufficienza ci sta anche perché in Into The Sun non c’è una virgola fuori posto, tutto è perfettamente levigato, dal suono agli arrangiamenti, dallo stile inconfondibile e canonizzato, alla classe cristallina che prende forma in ogni nota che esce dalla sei corde di Ford. Tutto ciò, però, non basta a fare di questo disco qualcosa di più di una discreta raccolta di canzoni. Le quali, e qui casca l’asino, si attestano su un minimo sindacale di ispirazione da lavoro impiegatizio: piacevolmente ordinarie, certo, ma senza mai un momento che ci trasmetta un’emozione o uno scarto intuitivo che riesca a sorprenderci. Anche le numerose ospitate, pur essendo di prestigio e qualità (Keb Mo’, Robert Randolph, Warren Haynes, ZZ Ward, Sonny Landreth e Tyler Bryant) non spostano di un centimetro lo standard creativo di un disco che rappresenta un clamoroso passo indietro rispetto al precedente (e convincente) A Day In Nashville (2014). Così, ascoltando brani come Rose Of Sharon, Justified (suonata insieme a Keb Mo’ e Robert Randolph) e Stone Cold Heaven (la migliore del lotto, in duetto con la giovane promessa chitarristica Tyler Bryant) il pensiero ricorrente torna ai banchi di scuola, al primo della classe pettinato e ordinato, pronto sempre ad alzare la mano per primo, ma il più delle volte per ripetere meccanicamente la lezione, senza metterci un quid di passione o una riflessione originale. Così, alla resa dei conti, prenderà pure 8, ma la maestra in animo suo sa esattamente che il voto più giusto sarebbe 6.

VOTO: 6





Blackswan, domenica 07/06/2015

3 commenti:

mr.Hyde ha detto...

Succede che cerchiamo un errore, un'anomalia che sia segno di vita, qualcosa che ci emozioni..Siamo diventati esigenti,molto esigenti ma la colpa non è nostra.

Alessandro Raggi ha detto...

un grande, un grandissimo, però diciamocela tutta: non è mai stato un fenomenale songwriter. gli si perdona tutto però, perché il suo blues/fusion non ha eguali. Visto dal vivo ormai 17 anni fa, mi rimbomba ancora in testa, un talento inestimabile

Bill Lee ha detto...

nella mia ignoranza, non l'avevo mai sentito.
Mica male.