giovedì 6 agosto 2015

THE STRANGE FLOWERS – PEARLS AT SWINE



Come sempre,  prima di partire per la designata meta di villeggiatura, carico sull’ipod una decina di dischetti nuovi, da ascoltarmi con tutta calma sotto l’ombrellone. Senonché, dopo aver ascoltato l’ultimo lavoro degli Strange Flowers, storica band pisana di (pop) rock psichedelico nata nel lontano 1987, il mio lettore si è rifiutato di muoversi dalle undici tracce di Pearls At Swine. Insomma, il classico caso di heavy rotation compulsiva: arrivati all’ultima traccia dell’album si torna di corsa alla prima, senza soluzione di continuità. E ciò perché, al netto di ogni possibile considerazione circa il carattere smaccatamente (e orgogliosamente) derivativo di questa musica, il nuovo disco degli Strange Flowers è deliziosamente catchy dalla prima all’ultima nota. Tanto che la vera domanda da porsi non è come sia possibile nel 2015 suonare ancora questo tipo di rock, bensì come sia possibile suonarlo in modo così efficace e convincente. Se è vero infatti che l’ascoltatore non avrà alcuna difficoltà a rinvenire nelle tracce dell’album rimandi espliciti a band come Beatles e Xtc o ad artisti del calibro di Robyn Hitchcock (ma poiché le citazioni si sprecano, ognuno avrà modo di trovare diversi altri ganci col passato), è anche vero che la freschezza delle composizioni e il ricco caleidoscopio di intuizioni melodiche affrancano Pearls At Swine dai confini angusti del rock derivativo. Queste undici canzoni, infatti, possiedono un carattere ben delineato e senza accenni di frusto passatismo: anzi, volano a cercare gli spazi aperti, dipingono arabeschi coi colori della leggerezza pop (Sarah Blake) o dispiegano come vele graffianti chitarre elettriche per puntare l’orizzonte del più classico dei classic rock (Eugene), rielaborato come fosse un’idea completamente nuova. Un disco policromatico e scintillante, che si ascolta sorridendo di tanto spregiudicato ottimismo e che ci colma di quella felicità un po’ matta e sognante, spinti dalla quale ci rotoleremmo in un campo di girasoli o, se fosse possibile, scivoleremmo fra i colori dell’arcobaleno per tuffarci poi in un soffice tappeto di nuvole. Psichedelia, leggerezza e fantasia al potere: tante idee convincenti fanno di Pearls At Swine non solo il disco perfetto per un’estate perfetta, ma anche un’opera da poter esportare all’estero sentendoci orgogliosi di cotanto made in Italy.

VOTO: 8





Blackswan, giovedì 06/08/2015

1 commento:

Bill Lee ha detto...

vado a sentirli subito