domenica 13 settembre 2015

BUDDY GUY – BORN TO PLAY GUITAR



Chi ha avuto modo di ascoltare Rhythm & Blues, l’ultimo lavoro a firma Buddy Guy uscito nel 2013, sa esattamente cosa aspettarsi da questo nuovo Born To Play Guitar. E’ vero: sono passati due anni, e alla soglia degli ottanta (Buddy ne ha compiuti settantanove a luglio), un biennio è un lasso di tempo così lungo che sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa (nel frattempo ci ha lasciati The King). Eppure quel disco era pervaso da una vitalità così esuberante da apparire assolutamente inconciliabile con le derive esiziali della vecchiaia. Oggi, coloro che avevano nutrito dei dubbi sulla tenuta artistica di Guy, non possono far altro che ricredersi, mentre chi aveva, invece, coltivato la propria inesauribile fede nel potere taumaturgico del rock(blues) è stato premiato con un disco bellissimo. Born To Play Guitar esibisce infatti lo stesso sfavillio tecnico e creativo del predecessore, riconsegnandoci un arzillo vecchietto che mette in riga, ancora una volta, tutti i suoi giovani scudieri, e che non si limita a farci sentire che come la suona lui nessun altro è in grado, ma all’occasione sa pure mostrare i muscoli, mulinando la Stratocaster come una durlindana (Wear You Out, in duetto con Billy Gibbons degli ZZ Top viaggia ai confini dell’hard). Accompagnato da un pugno di musicisti coi contro cazzi (in Turn Me Wild il basso lo suona Billy Cox, non so se mi spiego), Guy sciorina tutto il suo repertorio, che guarda alle radici (l’immensa e autobiografica title track), rimastica in chiave moderna il sound di Chicago, e si concede anche qualche azzeccato divertissement, come nello swing di (Baby)You Got What It Takes, in cui duetta con una misuratissima Joss Stone. A voler cercare il pelo nell’uovo, ci vien da dire che la produzione di Tom Hambridge (Re Mida del rock blues, qui in veste oltre che di produttore anche di batterista) talvolta leviga un po’ troppo il suono (Flesh & Bobe, ballad eseguita con Van Morrison e dedicata a B.B. King, appare davvero fuori contesto), ma come detto, è solo un pelo. Born To Play Guitar è, a tutti gli effetti, un disco vario, divertente e così vitale che, anche dopo parecchi ascolti, si fa fatica a togliere dallo stereo. Cosicché, vien da dire, che se Buddy è nato per suonare la chitarra, beh, noi siamo nati per ascoltarla.

VOTO: 8





Blackswan, domenica 13/09/2015

4 commenti:

mr.Hyde ha detto...

Un grande blues-man, come pochi attualmente ce ne sono.Grande tecnica ed espressività.Voto meritato!

monty ha detto...

Chiosa strepitosa ;)

Alessandro Raggi ha detto...

Buddy Guy è rimasto l'ultimo esponente di un certo blues che nasce realmente dal campo di cotone. un mito, una leggenda, non so se sono parole inflazionate, però sono le uniche che lo descrivono. personalmente, da chitarrista, un eroe

Blackswan ha detto...

@ Mr Hyde: Forse, l'ultimo rimasto.

@ Monty : :)

@ Alessandro: una delle poche chitarre che ancora sa infuocare l'anima.