domenica 4 ottobre 2015

JIMI HENDRIX ESPERIENCE – FREEDOM: ATLANTA POP FESTIVAL



Atlanta Pop Festival: una tre giorni pazzesca, dal 3 al 5 luglio del 1970, tenutasi in Georgia, profondo Sud degli Stati Uniti. Non un unicum, ma in realtà la seconda edizione dell’evento: la prima, svoltasi l’anno precedente, passa quasi sotto silenzio, perché il mondo della musica è tutto concentrato su quello che è appena accaduto a Woodstock. Ed è proprio a una Woodstock del Sud che hanno pensato gli organizzatori, invitando gente del calibro di Allman Brothers Band, B.B. King, Mountain, Poco, Procol Harum, Ten Years After, Johnny Winter, Bob Seger. E ovviamente Jimi Hendix e la sua nuova band Experience, vera punta di diamante del festival. E’ la mezzanotte del 4 luglio, quando davanti a più di trecentomila spettatori, il Dio nero sale sul palco accompagnato dalla fida Stratocaster e da un combo di tutto rispetto. Al basso c’è Billy Cox, che da un po’ ha sostituito Noel Redding, andatosene sbattendo la porta  a causa di un’infinità di divergenze artistiche con Hendrix (Redding, peraltro, era un chitarrista prestato al basso, cosa mai digerita completamente); mentre alla batteria giganteggia, nonostante la stazza tutt’altro che poderosa, l’indemoniato Mitch Mitchell, autentica macchina da guerra, dotata di una velocità supersonica e di un drumming selvaggio. La partenza è veramente infuocata, col pubblico in delirio e una versione convulsa di Fire, che mostra un power trio duro e grintoso, pronto a non fare prigionieri. Segue fra alti (molti) e bassi (Hendrix cicca l’inizio di All Along The Watchtower), la consueta scaletta hendrixiana del periodo, tenuta insieme, però, da arrangiamenti più essenziali e coesi, ripuliti dai fronzoli più sperimentali: Spanish Castle Magic (una delle migliori della serata), Hear My Train A Comin’, le nuove Freedom e Straight Ahead (in lavorazione per il doppio First Rays For A New Rising Sun, che vedrà la luce solo postumo, nel 1997), le classicissime Hey Joe, Purple Haze, Stone Free, Foxey Lady, e una superlativa Voodoo Child. C’è tempo anche per Star Spangled Banner, celebre trasfigurazione chitarristica dell’inno americano, ormai un must del repertorio hendrixiano dopo Woodstock e perfetta per celebrare il grande rito della festa dell’Indipendenza. Performance di tutto rispetto, scaletta da paura, band affiatatissima e tecnicamente impeccabile, registrazione di ottimo livello qualitativo. Ma soprattutto Fredoom rappresenta un pezzetto di storia, che celebra una delle ultime performance di Jimi, destinato a morire prematuramente due mesi dopo. Il 30 ottobre uscirà anche Electric Church, documentario in dvd e Blue Ray, che documenta l’evento di Atlanta con musica, interviste e rari filmati di repertorio.

VOTO: 9





Blackswan, domenica 04/10/2015

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