domenica 27 dicembre 2015

MIGLIOR DISCO 2015: LA SCELTA DEI LETTORI




Si è concluso il sondaggio fra i lettori del killer, dopo un combattuto testa a testa che ha avuto un epilogo decisivo solo nelle ultime ore. Al terzo posto si sono piazzati ex aequo, con il 22% delle preferenze, Honeymoon di Lana Del Rey e Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit, disco di debutto dell’australiana, Courtney Barnett. Al secondo posto, con il 29% dei voti, è arrivato l’ottimo Carrie & Lowell, nuova fatica discografica a firma Sufjan Stevens. Il disco preferito dai lettori del killer, con il 40% delle preferenze, è stato però:



SLEATER KINNEY – NO CITIES TO LOVE 

...Se qualcuno pensava che dieci anni di silenzio e la raggiunta maturità (le tre ex ragazze sono ormai tutte ultraquarantenni) avrebbero fiaccato lo spirito e la tensione che animava Dig Me Out, è servito: queste dieci canzoni, per una durata complessiva di poco più di trenta minuti, sono infatti ciò che maggiormente si avvicina alla forza iconoclasta di quel fantastico disco. In No Cities To Love c’è tutto lo Sleater Kinney pensiero: lo stridere disturbante delle due voci (la Tucker a ringhiare la melodia e la Brownstein a giocare sul contrappunto disturbante), gli spigoli acuminati di riff assassini, l’ardore scompigliato di assalti sonori all’arma bianca, i testi abrasivi e senza fronzoli (si parte con lo sputo in faccia al capitalismo di Price Tag). Mezz’ora di corsa forsennata, senza un attimo di pausa, nemmeno per pisciare: si parte a cento all’ora, il piede pigiato a tavoletta, e si finisce in derapata, con i freni che stridono lancinanti e il motore, esausto, che fuma. Urgenza, urgenza e poi ancora urgenza, le Sleater Kinney 2.0 hanno nuovamente vent’anni, sentono ancora il bisogno primordiale di fare casino, di strattonare le melodie, afferrarle per i capelli e trascinarle in quel magma rumoristico che è la linfa vitale del rock. Da tempo non ascoltavo un disco pervaso da tanta credibile cattiveria, così genuinamente sferragliante, così modernamente retrò (Hey Darling ringhia alle radici del punk). Un disco da mettere sul piatto, infilarsi le cuffie e alzare il volume al massimo, fino a farsi sanguinare le orecchie. Tanti anni fa le Sleater Kinney cantavano: “Voglio essere la tua Joey Ramone, con le mie foto appese alla porta della tua camera”. Bè, io quella foto ce l’ho da una vita e oggi mi pare più bella che mai.





Blackswan, domenica 27/12/2015

1 commento:

Marco Goi ha detto...

I primi posti se li sono presi i lavori migliori.
Anche perché gli altri sono tutti dischetti parecchio trascurabili... ;)