martedì 29 dicembre 2015

MIGLIOR DISCO 2015: LE SCELTE DEL KILLER – dalla 20 alla 16




Come di consueto, arrivati a fine anno, ci divertiamo a stilare la classifica dei migliori dischi del 2015. Ascoltati, riascoltati e rivalutati alla prova del tempo trascorso. Ecco i primi cinque dischi, quelli che vanno dalla posizione 20 alla posizione 16. A seguire, nei prossimi giorni, gli altri.


20)  TOBIAS JESSO JR. – GOON

…Eppure, la sensazione è che Jesso faccia le cose con appassionata sincerità, come se l’architettura dell’album fosse frutto di un’estemporanea ispirazione e non di un progetto a tavolino, e le melodie fluissero dal suo pianoforte vestite solo di disarmante onestà. E poi, ci sono le canzoni, alcune davvero magnifiche (Just A Dream, For You, Without You), tutte intelligentemente melodiche, catchy quanto si vuole, ma mai affette da banalità o calcoli commerciali in odore di charts. Goon è un album deliberatamente vintage, golosissimo per retromaniaci del pop di classe, e decisamente poco incline alla modernità. Senza gridare ai miracoli e senza utilizzare iperboli fuori luogo, possiamo però dire che i tre quarti d‘ora della track list attraversano le nostre orecchie con piacevole semplicità, stuzzicandoci a ripetuti, e sempre soddisfacenti, ascolti. Cosa che, al netto di ogni intellettualismo, è ciò spesso ci spinge ad acquistare (e ad amare) un disco.






19) FAITH NO MORE - SOL INVICTUS

…Perchè, diciamolo subito, non sembra essere passato un giorno dall'uscita di Album Of The Year e la band è più in forma che mai, l'inconfondibile timbro vocale di Patton si è solo un poco ispessito ma resta assai brillante, di idee valide ce ne sono parecchie (Mike Patton, in questi vent'anni, ha messo in piedi progetti e collaborazioni a iosa) e di buone canzoni pure (Rise Of The Fall, Black Friday). Resta, e non potrebbe essere altrimenti, la sensazione di deja vù. Ma questo è un problema limitato a coloro che hanno vissuto in prima persona il decennio e sono fans del gruppo dalla prima ora. Per tutte le giovani leve, abituate a suoni ingessati e ovvietà assortite, Sol Invictus rappresenterà un'inconsueta botta di adrenalina. Bentornati.



18) PUNCH BROTHERS - PHOSPHORESCENT BLUES

…Un disco, Phosphorescent Blues, che inizialmente perplime (sensazione di arroganza alternative), ma che cresce a dismisura quando entriamo in sintonia con la logica che sottende alla scaletta: rinnovare la tradizione e giocare con le radici per vedere se l'innesto può produrre frutti succosi che profumino di musica classica come in Passepied (Debussy), di pop (le incantevoli Julep e I Blew It Off) e addirittura di funky soul (Magnet è ciò che scriverebbe Prince se avesse a disposizione solo strumenti acustici). Al comando di una band affiatatissima e dalle indubbie capacità tecniche (andatevi a vedere i video delle loro performance dal vivo) c'è un signore che si chiama Chris Thile: possiede una voce angelica e suona il mandolino come Gesù. Non è un caso, quindi, se alcuni momenti di Phosphorescent Blues vi sembreranno celestiali. Amen.






17) CLUTCH - PSYCHIC WARFARE

…Sono una band da presa diretta, i Clutch, buona la prima e via, approccio live senza mistificazioni di sorta e orpelli formali. Non è un caso che le due canzoni citate siano presentate come un unico blocco tenuto insieme da una partitura di batteria e che, in X-Ray Vision, Neil Fallon, come se si trovasse sul palco, si metta a presentare tutta la band, regalandoci uno dei passaggi più coinvolgenti e meglio riusciti del disco. Che, come si diceva poc'anzi, per tutte le dodici tracce in scaletta, non perde un briciolo della sua potenza e creatività, ma ci consegna anzi una band che sta probabilmente vivendo il suo vertice artistico. In prima linea e pronti a tutto, Neil Fallon e soci si gettano in assalti frontali e corrono sotto i cannoneggiamenti, si esaltano nei corpo a corpo e non fanno prigionieri. E' l'arte della guerra, campo nel quale i Clutch, ormai è chiaro a tutti, eccellono.



16) BANDITOS - BANDITOS

…E cioè, che i Banditos non sono solo bravi da morire, ma esaltano il loro roots rock abbastanza convenzionale (ma nemmeno troppo, in fin dei conti) con una grinta e una passione davvero difficili da trovare in giro. In queste dodici tracce c'è sudore da vendere, impeto, gagliardia, un approccio da strumenti sbrigliati che cavalcano verso l'orizzonte finchè c'è luce e fiato. Non è solo The Breeze, il graffio sudista che apre l'album: è tutto il disco, anche nei suoi momenti meno concitati, a farci pensare che i Banditos, se continuano con questa grinta, avranno un luminoso futuro. Nel frattempo, godetevi un esordio coi fiocchi, in cui un suono che più roots non si può amalgama con coerenza gli accenti cow-punk di Waitin' (un brano che sembra uscire da un disco dei Lone Justice), il rock'n'roll alla Jerry Lee Lewis di Still Sober (After All These Beers) e No Good, una zampata rock - soul, in cui Mary Elisabeth Richardson fa grandi cose in memoria di Janis Joplin. Energizzante e divertentissimo.





Blackswan, martedì 29/12/2015


1 commento:

Marco Goi ha detto...

Avevo adorato Album of the Year, mentre Sol Invictus purtroppo è al massimo una delle Schifezze of the Year. :)

Bene invece Tobias Jesso Jr.