lunedì 11 gennaio 2016

"HERO"




Che altro potrei scrivere su Bowie che sul web non sia già stato scritto in queste ore? Nulla, assolutamente nulla. Questo post, lo dico senza ipocrisia, non è utile a nessuno, se non a me stesso. Non ho intenzione, infatti, di raccontarvi una storia che molti di voi conoscono meglio di me, nè di partecipare alle celebrazioni, che in queste ore sono affollatissime anche da parte di coloro che di Bowie non hanno mai ascoltato una sola nota. Il mio unico bisogno, ora, è condividere un vuoto, un'assenza, un pezzo della mia vita, della nostra vita, che ci ha lasciati per sempre. Scrivo queste poche righe non per ricordare ma per condividere, e per sentirmi un po’ meno solo e un po’ meno stupido. Perchè, lo sappiamo bene, non è morto un amico o un famigliare, ma un personaggio distante, che abbiamo amato moltissimo, certo, ma che al massimo siamo riusciti, qualche volta, a veder suonare dal vivo. Da lontano. Eppure il cuore languisce lo stesso e non si da pace. E' quel che succede sempre quando perdiamo un tassello della nostra formazione, una pagina del nostro personale racconto. Se sono ciò che sono, se siamo ciò che siamo, un pizzico di quell'essere lo dobbiamo anche a Bowie. Alla sua irrequietezza, alla sua provocatoria sperimentazione, alla sua arte che ha cercato sempre la profondità dell'orizzonte e la bizzarria del cambiamento. Al suo essere riuscito a convincerci, disco dopo disco, che la musica è in perenne movimento, e cambia, come cambiamo noi.

Stamattina, ignaro di tutto, sono arrivato in ufficio ascoltando Blackstar, l'ultima fatica di David. E nonostante sia impossibile dare in poco tempo un giudizio su un disco così complesso, ho pensato subito che stavo ascoltando un uomo che suonava ancora grintoso, graffiante e, come sempre, inafferrabile, nonostante i  sessantanove anni appena compiuti. Bowie conosceva da tempo il destino che lo attendeva, eppure, tra le note di Blackstar, ho colto uno scatto in avanti, l'accelerazione di un artista che non smetteva di pensare al futuro della sua musica. Così mi sono tornate in mente "Heroes" e quelle virgolette che incorniciano la parola "Eroi". Ecco: Bowie sta tutto in quel virgolettato, messo lì a bella posta per mitigare l'enfasi romantica della sua canzone più famosa. Perché gli eroi, lo sappiamo noi e lo sapeva Bowie, sono altri, e combattono e si sacrificano per un ideale, o perdono la vita per mantenere la schiena dritta di fronte alle ingiustizie del mondo. Ma eroi, tra virgolette, lo possiamo essere tutti: basta alzare lo sguardo oltre il muro, alla ricerca di due amanti che si baciano e di un domani migliore. Esattamente come ha fatto Bowie, che, con la morte in tasca, ha accompagnato le sue canzoni verso il futuro. Con coraggio, ogni giorno, fino all'ultimo respiro.





Blackswan, lunedì 11/01/2015

8 commenti:

Ezzelino da Romano ha detto...

And the shame was on the other side.
In questo verso ci ho sempre letto un insegnamento.
Se un muro può servire a qualcosa, dovrebbe servire a lasciare la vergogna dall'altra parte.
Ciao Black.

ilibridisandra ha detto...

TASSELLO DI FORMAZIONE mi sembra un'espressione perfetta per definire chi come dici tu non è un familiare ma ci ha dato la stessa impronta.
Per me sono soprattutto gli scrittori, ma anche alcuni musicisti, penso a De André e quindi quando vengono a mancare è davvero un pezzo della nostra identità che si sgretola.

mr.Hyde ha detto...

No invece il post è bello. Dispiace tanto che un altro dei nostri "Heroes" se ne sia andato e che non potrà più farci partecipi della sua musica, anche l'ultimo album uscito,ironia della sorte, tre giorni prima che morisse ed il giorno del suo compleanno (credo..), non l'ho voluto ascoltare per intero, solo poco, molto poco, anche alcuni video sono forti,drammatici. Lo voglio ascoltare, ma voglio prepararmi ad affrontare la musica di un artista dedicata ad un uomo reale che soffre e non a quello che ricordo, creatura di altri mondi, figura leggera e caleidoscopica.E' vero quello che dici che ho letto anche sul commento di ilbridisandra: è vero che ogni volta che scompare uno dei nostri "miti", se ne va un pezzetto di noi.Questo ci fa stare male.

Beatrix Kiddo ha detto...

Non sono riuscita ancora ad ascoltare "Blackstar"...sai la cosa assurda? Da questa mattina più di "Heroes" mi frulla in testa la sua cover italiana credo si intitolasse "Ragazzo solo, ragazza sola"...mio padre aveva la cassetta...tristezza immensa, e la cosa più triste quando uno di questi giganti se ne va è che ti rendi conto non esista nessuno in grado di raccoglierne l'eredità creativa..

James Ford ha detto...

Gran bel pezzo per un pezzo della Storia del rock e di molti di noi.

Viktor ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Viktor ha detto...

Bro, ti mando un abbraccio; lo mando a tutti quelli che come me e te ora si sentono ancora un po' più soli.
Come spesso accade, tra le cose lette in giro per la rete le tue parole di tributo sono le più belle, le più sincere e riflessive. Grazie per questa condivisione.
A me viene in mente solo una frase, certo non una qualunque: "The stars look very different today". La trovo piena di una malinconica poesia aperta a più letture e proprio per questo in linea con il dualismo che ha sempre accompagnato il camaleontico Duca.

Blackswan ha detto...

Grazie a tutti, grazie a Ezzelino, a Sandra, a Mr Hyde, a Beatrix, a James, a Viktor. Credo che il modo migliore per ricordare il nostro amato Bowie sia proprio l'abbraccio stretto delle nostre parole, lo stesso che Viktor ha rivolto a tutti, in modo figurato ma fraterno. Difficle star lontano dalla retorica, me ne rendo conto. Però,retorica o no, chi come noi respira attraverso la musica, sa esattamente che questa perdita non ci ha lasciati indenni. Non colmeremo mai il vuoto.