domenica 8 maggio 2016

THE JAYHAWKS - THE FIELDS ARE SMILING (LIVE AT SLIM’S)



Questo doppio live, registrato dalla radio KFOG FM, la sera del 29 aprile del 1995, allo Slim’s di San Fransisco, fotografa i Jayhawks in un momento cruciale della loro carriera. E’, infatti, appena uscito, Tomorrow The Green Grass (1995), album che ripropone la formula del suo predecessore (Hollywood Town Hall (1992), i cui spigoli più marcatamente rock vengono, però, smussati in favore di una scrittura ancora più attenta alle soluzioni melodiche. Entrano in pianta stabile nella line up un nuovo, l’ennesimo, batterista, Don Heffington, e la tastierista Karen Grotberg; i Jayhawks, inoltre, si avvalgono in sala di registrazione della presenza di alcuni ospiti, tra cui Sharleen Spiteri alle voci, Lili Hayden e Tammy Rogers agli archi, e soprattutto Victoria Williams, apprezzata songwriter della scena folk contemporanea, nel frattempo, convolata a nozze con Mark Olson. Questi estemporanei innesti contribuiscono a dare un respiro orchestrale agli arrangiamenti e a completare il processo di maturazione che, tuttavia, non porta ai Jayhawks il successo commerciale sperato e l’auspicata consacrazione mediatica. In Tomorrow The Green Grass le belle canzoni si sprecano: il rapporto quasi simbiotico di Olson e Louris rende telepatico l’interplay fra chitarra elettrica e acustica, e le due voci, sincronizzate al secondo, continuano a tinteggiare melodie in cui il rigido inverno del Minnesota lascia il posto al tepore di un sole primaverile. Tra i tanti gioielli del disco, Blue prende letteralmente il volo grazie agli archi arrangiati dal maestro Paul Buckmaster, Two Hearts cita i REM più morbidi, Bad Times è l’inusuale cover in chiave harrisoniana di una ruvida ballad dei Grand Funk Railroad, mentre I’d Run Away sboccia in un ritornello di accattivante leggerezza che lascia a bocca aperta anche l’ascoltatore più intransigente. Il disco convince nuovamente la stampa specializzata per la facilità disarmante con cui le composizioni arrivano al cuore dell’ascoltatore, senza, tuttavia, mai sbracare nel melenso. Eppure, come si diceva, l’album vende bene, ma non porta quei riscontri di vendite che la band aveva sperato. Qualcosa, poi, all’interno del gruppo si è incrinato: Olson vorrebbe dare un taglio più decisamente country rock alla musica dei Jayhawks, Louris invece preferirebbe continuare a battere una strada più marcatamente pop. Olson, quindi, se ne andrà a breve, per divergenze artistiche, ma anche perché vuole stare vicino all’amata moglie, Victoria Williams, da qualche tempo affetta da sclerosi multipla. Una brutta botta per la band, che arriva a due passi dallo scioglimento. Questo, dunque, è il contesto storico nel quale si inserisce The Fields Are Smiling, composto da due cd per una durata complessiva di circa un’ora e quaranta, in cui i Jayhawks presentano per intero il nuovo album, le cui canzoni vengono alternate in scaletta a quelle di Town Hollywood Hall e ad alcune cover, come Lights di Victoria Williams e You Ain’t Goin’ Nowhere di Dylan (la trovate su The Basement Tapes), già portata al successo nel 1968 dai Byrds. La qualità della registrazione di questo bootleg (perché, alla fine, di un bootleg si tratta) è buona ma non ottima; la band, però, sul palco è pimpante e volitiva, e oltre ai grandi classici (semplicemente perfetta la splendida Blue) ci regala anche inconsuete gemme (Six Pack On The Dashboard, con Karen Grotberg al pianoforte e voce, e la grintosissima Get The Load Out, b side del singolo Bad Time).

VOTO: 7





Blackswan, domenica 08/05/2016

2 commenti:

Alessandro Raggi ha detto...

questa non è solo musica, è l'ideale colonna sonora per giorni bagnati dal sole, la necessità di fuggire verso un punto ignoto, la voglia di lasciarsi indietro i pensieri e le preoccupazioni. però è vero, da qui in poi sono stati altri Jayhawks, più pop, non necessariamente peggiori, anche se la mancanza di Olson ha fatto terminare l'incantesimo.

Blackswan ha detto...

@ Alessandro: concordo anche nelle virgole. Sto proprio ascoltando Paging Mr. Proust e non mi sta convincendo molto.