giovedì 9 giugno 2016

MEN OF NORTH COUNTRY - THIS CITY (Acid Jazz, 2016)



Associare il Northern Soul alla città di Tel Aviv non è certo un meccanismo immediato ma a tutto c’è rimedio, deve aver pensato Yashiv Cohen mente e motore propulsivo dei MONC: "E’ vero che la nostra non è esattamente ciò che viene in mente quando si pensa alla musica israeliana, ma ho avuto il privilegio di crescere nel Kibbutz Kfar Blum, i cui fondatori provenivano principalmente dagli Stati Uniti e grazie a loro ho ascoltato musica americana e inglese fin da piccolo. La famiglia di mia madre emigrò da Brooklyn e crescere in casa mia era un po' come stare dentro a Radio Days di Woody Allen. Ben presto il Soul è diventata la mia musica preferita. Scavando più in profondità mi sono poi innamorato del Northern Soul, il movimento che è emerso dalla scena Mod nel nord dell'Inghilterra alla fine del 1960, da quel momento mi sono praticamente innamorato di tutto il genere Mod". E’ con questo background che il buon Yashiv nel 2008 comincia a farsi notare nei locali notturni della capitale israeliana (le cronache riferiscono di karaoke clandestini!) dove presto incontrerà gli altri componenti del futuro ensemble. Dagli Elettra, rock band molto popolare nei circuiti cittadini, recluta il chitarrista Nitzan Horesh, il batterista Boaz Wolf e il bassista Doron Farhi. Completa la line-up con il trombonista Ido Kretchmer e i fratelli Sizzling, Sefi alla tromba e Ongy al sax. E' il pezzo di Dylan Girl From The North Country a ispirarlo per il nome della band; Wilson Pickett, Gloria Jones e Booker T. sono invece tra i riferimenti per l’indirizzo musicale. Un’altra allegra brigata del Soul è nata e se The Commitments sono stati nell’immaginario cinematografico la band più nera di Dublino, i MONC vogliono diventare la Northern Soul band più tosta del medio oriente! 




La gavetta anche per loro è la solita: ore trascorse nelle cantine a ripassare i classici R’n’B e Soul dei ’60 e ’70 che poi ripropongono in decine di concerti, affinando la pratica strumentale e mettendo insieme un pugno di composizioni originali con le quali riescono ad attirare l’attenzione della Acid Jazz Records ed esordire nel 2010 con il 7’’ Man Of North Country / Debut. Due anni più tardi, sempre con l’etichetta londinese (negli anni diventata sinonimo di eleganza musicale con in catalogo artisti del livello di Brand New Heavies e James Taylor Quartet), arriverà il primo lavoro sulla lunga durata, The North. Nell’album oltre alla black, di cui abbiamo già detto, le atmosfere di band come Style Council e Dexy’s Midnight Runners, canzoni esuberanti dalla presa immediata, ottimi arrangiamenti e un approccio ultra vigoroso.
Adesso, dopo quattro anni passati in tour per mezza Europa, arriva This City e i MONC colpiscono ancora. Il disco infatti parte benissimo, la voce calda di Cohen (somigliantissima a quella di Paul Weller) e il sound pastoso, illuminato dai fiati, fanno di Running un pezzo esemplare per introdurci alle prelibatezze musicali del sodalizio israeliano. Siamo nello stesso emporio frequentato da Weller, Talbot e Rowland agli inizi degli anni ‘80: memorabilia Soul e R’n’B, eleganza proletaria e inarrestabile voglia di ballare. Wendy Rene, tributo alla cantante di colore in forza alla Stax nei primi anni ’60 è, senza esitazioni, il brano più bello del lotto, un’autentica meraviglia dal refrain accattivante e la melodia lineare che non stanca mai, un piccolo classico istantaneo. Sono ancora gli ottoni e il sax che eccellono nelle solari e spumeggianti All In, Country Lost/Tobacco Road e Let’s Get Away e se, Country Boy è la perfetta colonna sonora per cocktail party e spy story alla Bond, 77 è il lento che si aspetta per ballare stretti stretti. Bella anche la versione di I’m Comun Home (In The Morn’un), capolavoro Northern Soul di Lou Pride. Chiude il disco la seducente ballata kinksiniana Permanent Vacation. This City è dunque un ottimo disco che trasmette una sensazione di libertà e gioia che è all’origine stessa di questa musica inebriante e inconfondibile. Che poi, a questo giro, provenga da Tel Aviv e non dai sobborghi di Liverpool, è solo un dettaglio. 





Porter Stout, giovedì 09/06/2016

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