venerdì 24 giugno 2016

ROBERT ELLIS - ROBERT ELLIS



Ci sono dischi che lasciano inevitabilmente perplessi, soprattutto quando provengono da musicisti di indubbia caratura artistica, con alle spalle lavori ben fatti, di quelli che ritrovi ad ascoltare con piacere anni dopo la loro uscita. E' il caso di Robert Ellis, ottimo songwriter e chitarrista texano, con alle spalle tre album di ottima fattura e un'idea di americana capace di sposarsi meravigliosamente bene con raffinate melodie pop. Oggi, Ellis torna con un nuovo disco dedicato a una storia d'amore finita, interamente composto e autoprodotto dallo stesso chitarrista. ed è proprio sulla produzione che casca l'asino. Perchè Ellis non abbia voluto mantenere in vita il sodalizio con Jacquire King, che aveva fatto tanto bene con il precedente e celebrato The Lights From The Chemical Plant, non solo è un mistero ma è anche la classica zappa sul piede. Il songwriting del musicista texano, capace di delicatezze compositive che spesso hanno indotto ad accostamenti con Paul Simon (ascoltate l'iniziale Perfect Strangers e California, per intenderci), viene qui, infatti, soffocato da una produzione invasiva, che fa abbondante uso di MIDI keyboards, sezioni d'archi, ambient noise e sintetizzatori in dose massiccia. Il risultato è confuso e innaturale, e la sensazione dominante è quella che Ellis abbia gettato un'occasione dalla finestra. A parte alcuni filler, riconoscibili al primo ascolto (la strumentale Screw, ad esempio, è un esperimento elettronico che non funziona), le canzoni ci sono e le melodie anche. Il problema, semmai, è che tutto è pasticciato e pomposo, e brani che in una veste scarna sarebbero splendidi (You're Not The One viene letteralmente uccisa da un fastidioso arrangiamento d'archi), perdono di efficacia per un eccesso di artificio. Così, alla fine, le cose migliori sono i due brani poc'anzi citati (Perfect Strangers e California possiedono un delizioso retrogusto seventies), l'onestissimo gancio radiofonico di How I Love You e il fingerpicking seducente di Elephant. Il rimanente lotto, se fosse denudato da inutili orpelli, ci farebbe propendere per un'abbondante sufficienza. Invece, così, resta l'amaro in bocca per un enorme potenziale malamente dissipato.

VOTO: 5,5





Blackswan, venerdì 24/06/2016

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