lunedì 22 agosto 2016

MICHAEL KIWANUKA - LOVE & HATE



Sono passati più di quattro anni da quando, nel marzo del 2012, Michael Kiwanuka, londinese di origini ugandesi, pubblicò Home Agian, il suo album d'esordio. Un tempo considerevole, se si pensa alla frenesia con cui, al mondo d'oggi, anche in ambito musicale, si battono le tappe; ma senz'altro, un tempo speso bene, durante il quale Kiwanuka ha nascosto nel cassetto il successo dell'esordio, ha metabolizzato i fiumi di inchiostro spesi (sempre molto bene) sul suo conto, si è rimboccato le maniche e ha lavorato sodo. Soprattutto, si è sgravato delle grandi aspettative che si erano create sul suo conto e ha limato la sua musica, in modo che gli scomodi paragoni che avevano animato le positive critiche a Home Again (Bill Whiters, Terry Callier, Van Morrison), fossero sempre meno evidenti, sempre meno eclatanti. Il risultato è questo ottimo Love & Hate, disco con cui Kiwanuka ha trovato uno stile tutto suo, elaborando una propria moderna idea di soul. Chiamatelo pure avant soul, o new soul, o come diavolo volete: di sicuro Michael ha definito suono personale e rilasciato un grande disco, uno dei migliori ascoltati quest'anno. Lo zampino lo ha messo anche Danger Mouse, che ha tirato fuori un lavoro di produzione eccelso, assecondando le idee di Kiwanuka e convogliando l'ipercretività del londinese nell'alveo di arrangiamenti funzionali ed elegantissimi. Un lavoro prezioso, che si ascolta a ogni passaggio del disco e che ha trasformato ottime canzoni in qualcosa di più. Un lavoro ancora più degno di nota, poi, se si tiene conto del minutaggio straordinariamente lungo dei brani in scaletta, quasi tutti sopra i quattro minuti, alcuni oltre i sette, uno, addirittura, di dieci. E' questo il caso di Cold Little Heart, che apre il disco. Ecco, mettere una suite in apertura di un album e non essere più negli anni '70, denota non solo coraggio e menefreghismo verso le stolide regole del mercato, ma soprattutto idee chiarissime. Il risultato è, infatti, sorprendente: dieci minuti che evaporano con lentezza, tra cori e arrangiamenti d'archi, verso un cielo punteggiato da stelle di puro lirismo e attraversato da leggerissime nuvole di malinconia. E' questa la nuova filosofia di Kiwanuka, che mantiene un sottile legame con il passato, ma crea qualcosa di unico e coeso, un gioiello di visione e modernità. In Love & Hate, infatti, le grandi canzoni si sprecano e anche quando i brani si dilatano oltre il minutaggio standard, il tempo diviene realmente relativo, mai affiora lo sconcerto della noia e l'unica cosa che si vuole è ascoltare musica. Questa musica. Succede nei sette minuti di Father's Child, straordinario mid tempo che vive di addizioni e si stratifica passo per passo, trasformandosi da soliloquio a corale, e nell'altrettanto lunga title track, la cui melodia contagiosa è costruita con cori in loop, ritmica secca, archi che ci avviluppano di malinconia e un assolo di chitarra in acido, improvviso e spiazzante. E dovremmo, forse, spendere parole anche per le altre canzoni in scaletta, tutte attraversate da fremiti malinconici mai invasivi e da ganci melodici che si vestono sempre con intelligenza, nonostante siano straordinariamente catchy (il crescendo gospel di Black Man In A White World). Kiwanuka, dunque, ha gestito il successo con intelligenza, non si è fatto irretire dalle effimere sirene della notorietà e ha percorso la sua lunga strada, la strada della musica che voleva. Ci ha messo tempo, ha lasciato che il suo nome venisse risucchiato quasi ai limiti dell'oblio e, quindi, ci ha regalato Love & Hate. Se per Home Again, possiamo parlare di un disco interessante, ispirato, deliziosamente retrò e splendidamente suonato, per questo seguito è inutile spendere troppi aggettivi. Ne basta uno solo: grande.

VOTO: 9





Blackswan, lunedì 22/08/2016

4 commenti:

Lucien ha detto...

Ai primi ascolti la parte finale mi sembrava più fiacca dei brani brani iniziali, ma ora me lo sto veramente godendo scoprendo ogni giorno nuove sfumature: una meraviglia.

Blackswan ha detto...

@ Lucien: Vero, stessa sensazione. forse, perchè la prima parte del disco è davvero "troppa" .

Marco Goi ha detto...

Il disco è piaciuto pure a me, però il tuo voto è un po' esagerato...
Se non altro comunque la pausa estiva sembra averti fatto abbastanza bene. :)

Blackswan ha detto...

@ Marco: beh, se non dai un gran voto a un disco così, a chi lo devi dare ? Sempre il braccino corto con la musica bella, tu...:)