mercoledì 21 settembre 2016

BON IVER – 22, A MILLION



Caro Justin,
è da qualche anno che non ci sentiamo, per la precisione dal 2013, quando uscì Grownass Man, disco del tuo progetto parallelo, Shouting Matches. In quell’occasione, ti dissi che avevi fatto un mezzo passo falso e che il disco era una discreta cagata. Certo, tu sei uno che anche fuori dall’egida Bon Iver di cose ne ha provate tante, e ti do atto di una straordinaria creatività . Però, quella volta, la ciambella ti è venuta senza il buco. Capita. Mi dispiace che tu te la sia presa: per me l’amicizia è anche dirsi le cose in faccia, senza filtri e con onestà. In fin dei conti, come ben sai, quando ho potuto spendere per te le mie migliori parole, l’ho sempre fatto con entusiasmo e appassionatamente, senza aspettarmi nulla in cambio. Ti ricordi cosa ti disssi a proposito di For Emma, Forever Ago? Quel disco, quelle canzoni, e la solitudine del Wisconsin, mentre lenivano il tuo dolore, facevano altrettanto col mio. E’ allora che siamo diventati amici, quando ho capito che avevamo tante cose in comune e che tu sapevi raccontarle molto meglio di me, grazie a canzoni come Flume, capolavoro che mi accompagnerà per tutta la vita. Quando, poi, uscì Bon Iver, Bon Iver, mi schierai dalla tua parte, mentre qualcuno, dopo averti assurto rapidamente a enfante prodige della scena nu folk, non ebbe esitazione a voltarti le spalle. Certo, avevi perso l’innocenza degli esordi, costruendo la tua musica in movimento con arrangiamenti complessi e melodie oblique. Eppure, quel cambiamento mi piacque molto, nonostante preferissi di gran lunga il soliloquio interiore del tuo esordio. D’altra parte, un artista non può essere sempre uguale a sé stesso e deve seguire la propria ispirazione, ovunque questa lo porti. Adesso, la tua ispirazione ti ha condotto fino a 22, A Million, terzo disco di una breve, e fino a qui ineccepibile, carriera. 




Un album che ho ascoltato più volte, con sorpresa e incredulità, tanto da spingermi a riprendere la penna e a scriverti, per domandarti, soprattutto: ma che cazzo ti sei fumato? Che cos’ è questo rumoroso pastrocchio di campionamenti, bit, drum machine e masturbazioni elettroniche assortite? Va bene il cambiamento, va bene l’azzardo e anche la sperimentazione, ma quando è troppo è troppo! Così, davvero, finisci per somigliare a un Manuel Agnelli qualunque, uno, cioè, che rinnega il proprio passato e coloro che gli hanno donato successo e visibilità, per andare a X Factor e raccattare qualche svanzica in più. Lo so, sono sicuro che per te non sia stata una questione di soldi: d’altra parte un disco così te lo compreranno i parenti stretti e quelle fighette a cui piace inserire nel curriculum dischi incomprensibili, per poi fare bella figura con gli amici.  Secondo me, invece, sono le cattive compagnie che ti fregano, e quel James Blake che ogni tanto frequenti, te l’ho sempre detto, è un tizio poco raccomandabile.  E poi, che cosa ci sei andato a fare alle Hawai con Kanye West? Cazzo, perché non Jovanotti, allora? Comunque, so già come obietterai alle mie parole. Dirai che sono un vecchio rincoglionito (vero!), che l’ultima cosa elettronica che ho ascoltato sono i Kraftwerk (vero!), che sono un passatista della chitarra elettrica (vero!) e che se devo ascoltare musica che arriva dagli States, preferisco un banjo a un sampler (vero anche questo!). Però, permettimi di dirtelo: qui non si tratta solo della forma, è che pure le canzoni sono così così. Si, certo, ogni tanto si sente che c’è pathos nelle tue parole e, qualche buona idea, come quei fiati jazz che talvolta si fanno strada fra cumuli di plastica, non ti manca. Tuttavia, basta appena per non liquidarti con un bel 4, ma non è abbastanza per darti la sufficienza. E poi, visto che un po’ ti conosco, quella conferenza stampa che hai organizzato per spiegare il disco…eddai, significa che non ci credi nemmeno tu e hai avuto bisogno di mettere le mani avanti, come a giustificarti preventivamente. E di cosa, poi? Di aver fatto un disco di merda? Volevi forse spiegarci attraverso il simbolismo quelle canzoni dai titoli indecifrabili? Vabbè, Justin, stavolta è andata così. Io continuo a volerti bene lo stesso, nonostante tutto. Ti prego solo di non essere arrabbiato con me, come l’ultima volta. Forse dovrei farmi gli affari miei, però, per l’affetto e la stima che ti porto, certe cose ci tenevo a dirtele, senza troppi giri di parole. E tanto che ci siamo, ascolta anche un consiglio: per il prossimo disco, lascia a casa il computer. Fidati.
Ti abbraccio, con immutato affetto.

VOTO: 5






Blackswan, mercoledì 21/09/2016

4 commenti:

Marco Goi ha detto...

Non sono d'accordo con quello che dici su Manuel Agnelli, James Blake e Kanye West, però sul disco sì.
Una discreta cagata! :)

Sally luna ha detto...

DELUSIONE :(

Blackswan ha detto...

@ Marco: ci fosse una volta che la vediamo uguale al 100% :)

@ Sally: delusissimo anche io!

giuseppe ha detto...

non è completamente brutto - 10 d E A T h b R E a s T ⚄ ⚄ (Extended Version) è una bella canzone
flume non mi piace molto mentre holocene è la mia canzone preferita -