domenica 12 marzo 2017

SUNDAY MORNING MUSIC



 

 

Wire – 12 X U

I tre accordi sparati a mille all’ora di 12 X U fanno degli Wire di Colin Newman (ch, vc), Bruce Gilbert (ch), Graham Lewis (bs) e Robert Gotobed (bt) una delle band da indicare obbligatoriamente ogni qualvolta si parli di Punk inglese. Il pezzo, contenuto nel mini lp Mannequin, anticipò di qualche mese l’album Pink Flag che uscirà solo nel novembre del 1977. Questo esordio, tra i più clamorosi di tutta la storia del Rock, verrà presto bissato dai successivi ed altrettanto rivoluzionari Chairs Missing e 154 gli altri capolavori della band londinese nel biennio 78/79. In questi ultimi molti dei semi che daranno vita della lunga e articolata stagione New Wave. Gli Wire, tra le pochissime band del Punk settansettino ancora in attività, attraverseranno in seguito molte fasi stilistiche quindi, con Send del 2003 (disco tra i più eccitanti di tutto il decennio), arrivato dopo una lunga pausa discografica, daranno il via alla loro seconda vita artistica. Dal 2011 in poi Colin Newman e compagni non fanno mai mancare un nuovo lavoro e ogni volta sorprendono per classe e freschezza compositiva anche se l’impellenza e il furore di 12 X U sono solo dei lontani ricordi. 






Gomez – See The World

Band atipica nel panorama Britpop di fine anni 90, i Gomez di Southport capitanati dai cantanti/chitarristi Ben Ottewell e Ian Ball, si misero in luce fin dagli esordi con un sound ricco di influenze d’oltreoceano: Byrds e R.E.M. i numi tutelari. Una miscela di Folk, Country e Rock chitarristico resa originalissima da innesti Bluesy che seppe incontrare i favori di critica e pubblico, non solo inglesi, ottenendo ottimi numeri al botteghino e riconoscimenti prestigiosi come il Mercury Music Price che verrà loro assegnato per il primo album Bring It On. Nel 1999, Liquid Skin, conferma l’abilità del gruppo nel comporre canzoni di facile presa senza che la qualità scada nelle ovvietà del mainstream. See The World, gioiello Folk/Pop di tutti gli anni zero, appartiene alla seconda parte della loro produzione ed è tratta da How We Operator del 2006. L’insuccesso di Whatever’s On Your Mind del 2011 ha causato lo scioglimento della band innescando la carriera solistica di Ben Ottewell che al momento stenta a decollare. 






J.B. Lenoir – I Feel So Good
L’anima di un uomo, docu-film del 2003 diretto da Win Wenders e prodotto da Martin Scorsese per la serie The Blues, ha avuto il merito di sdoganare la figura di uno dei bluesman americani più sottovalutati di sempre: J.B. Lenoir. Nato nel 1929 a Tilton nel Mississippi, Lenoir cominciò da adolescente a suonare con alcuni dei migliori musicisti dell’epoca, tra i quali Sonny Boy Williamson II, Elmore James, e Memphis Minnie. All’inizio degli anni 60 arriveranno i suoi primi successi registrati per la Chess Records sotto la supervisione di Willie Dixon e Muddy Waters: Alabama Blues e Down in Mississippi. In seguito si distinguerà con le sue canzoni di protesta che lo renderanno inviso all’establishment discografico: pacifista, colto, grande presenza scenica, nero. Il biglietto da visita sbagliato per accedere ai piani alti del mondo dello spettacolo di quegli anni. Personaggio scomodo, apertamente contro la guerra in Vietnam e sempre osteggiato dai media per il suo radicalismo, J.B. Lenoir morirà, sconosciuto ai più, a soli 38 anni a causa delle ferite riportate in un incidente automobilistico in cui era stato coinvolto qualche settimana prima. 






Porter Stout, domenica 12/03/2017

1 commento:

Blogger ha detto...

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