lunedì 16 gennaio 2012

ROCK WORLD CHAMPIONSHIP : LA FINALE


La seconda semifinale del Rock World Championship si è conclusa con una convincente vittoria degli Usa sul Resto del Mondo. Un 4 a 2 maturato solo nel secondo tempo, dopo una prima frazione giocata in sostanziale equilibrio e ricca di emozioni.Al decimo del primo tempo, un ispiratissimo Bob Marley si fuma in slalom mezza difesa statunitense e beffa Dylan con un tocco morbido da pochi metri. Replica Springsteen con una perentorea inzuccata su calcio d'angolo pennallato da Zappa. Poco dopo è lo stesso Zappa a portare in vantaggio la compagine americana con un preciso drop da venti metri che si infila sotto la traversa difesa da un Angus Young non all'altezza della situazione.A tempo scaduto, una bella incursione di Nick Cave conclusa con un rasoterra centrale ma violentissimo, ristabilisce la parità fra le due squadre. Nel secondo tempo, è un dominio statunitense. Dopo un palo di Marley in avvio di ripresa, la compagine di capitan Cash dilaga. Prima è Eddie Vedder a raccogliere un corta respinta di Young e a segnare con un tocco morbido sotto misura. Poi, è Springsteen, dopo un cavalcata in solitaria di quaranta metri, a servire un liberissimo Iggy Pop che, lasciato colpevolmente libero, firma il definitivo 4 a 2 con un bel diagonale dal limite.

La finale del gioco-sondaggio è pertanto :
USA VS INGHILTERRA
Vi sentite più roots e on the road o subite il fascino della metropoli londinese e il richiamo di Madchester ? A voi la scelta!

FORMAZIONI :


USA ( 3-4-3 ) :
1 Bob Dylan ( da sempre una certezza )
2 Allman Brothers Band ( centrale tutto slanci e assoli )
5 Lou Reed ( stopper ruvido ed efficacissimo )
6 Johnny Cash ( libero ruspante e immarcescibile )
3 Alice in Chains (il martello di Seattle al servizio della fascia)
4 Bruce Springsteen ( una mediana di inesauribile energia )
8 Frank Zappa ( il genio di Baltimora a disegnare verticalizzazioni )
7 Elvis Presley ( quando finta di bacino è imprendibile )
10 Pearl Jam ( corsa e piedi buoni, un 10 tra tradizione e modernità )
9 Jimi Hendrix ( il piede sinistro di Dio )
11 Iggy Pop ( occhio al morso dell'Iguana ! )



INGHILTERRA ( 4-4-2 )
1 The Who ( portiere agile e di grande reattività )
2 The Smiths ( la certezza di un pop che ha fatto scuola )
Pink Floyd il potere psichedelico della fascia )
King Crimson ( le ragionate geometrie del libero)
5 Deep Purple ( stopper arcigno e graffiante )
The Cure ( la metà oscura del centrocampo )
7 Radiohead ( ala talentuosa e creativa )
8 The Clash ( rabbia e potenza per una mediana di ferro )
9 Led Zeppelin ( il martello degli dei, bomber di razza )
10 The Beatles ( estro e fantasia alla maradona )
11 The Rolling Stones ( seconda punta di movimento e...di esperienza )

Ora silenzio e tutti in piedi.E' il momento degli inni.

INNO USA :



INNO INGHILTERRA :



Come di consueto potete esprimere la vostra scelta votando nell'apposito spazio che troverete  sulla destra del blog in alto alla pagina.Buon divertimento e...vinca il migliore ( come ieri sera :P )
Rock on !

domenica 15 gennaio 2012

NON SO’ PPIU’ ER GHEPARDO DE NA VORTA !

Questa volta nessuna sequenza mitica, ma un mitico videoclip.Se si potesse consegnare un Oscar al trash, Supercafone del Piotta sarebbe dichiarato vincitore ab aeternum, impossibile trovare qualcosa che regga il confronto con questa apoteosi dei luoghi comuni del tamarro doc. Volgarità sparse, ammiccamenti, doppi sensi, abbigliamento da frickettoni di periferia e machismo d’accatto. Eppure, nonostante la modestissima caratura tecnica della canzone, il video è pervaso da un cialtronesco divertissement, che a conti fatti risulta irresistibile.Merito di un Valerio Mastrandrea perfettamente a suo agio nel dispensare perle, meravigliosamente banali, di filosofia spicciola.Fino a quella chiosa fulminante, “non so’ ppiù er ghepardo de na vorta ! “ che è entrata a far parte, non si sa bene come, del linguaggio comune.






Blackswan, domenica, 15/01/2012

sabato 14 gennaio 2012

ALICE IN CHAINS - DIRT

E' il 1992, Seattle è il cuore pulsante del mondo musicale, il grunge impazza tra camicie di flanella a scacconi, anfibi multicolore e acconciature che più trasandate è difficile.Tra i paladini del nuovo suono, gli Alice In Chains sono i più metallari. Il loro però è un heavy dai connotati strani, basato su una ritmica  incline a rallentare, sulla chitarra di Jerry Cantrell, i cui riff vischiosi ricordano da vicino il movimento di un uomo intrappolato nelle sabbie mobili, e sulla voce roca, possente ed evocativa dello sfortunato Layne Staley. Il titolo è tutto un programma : la sporcizia vive tanto nelle attitudini estetiche, quanto in suono ruvido e fortemente urticante, mitigato solo in parte da melodici intrecci vocali che richiamano alla mente addirittura i CS&N. Cupo, livido, ossianico, "Dirt " traccia le coordinate di un heavy-grunge depresso e acido, che non disdegna frequentazioni incestuose con la psichedelia. " Them Bones " e " Would ? " saranno le hit, e poi classici senza tempo, " Sickman " la pagana e ossessionata discesa negli inferi della follia, "Rooster " la ballata febbricitante che s'insinua malevola sotto pelle, " Dam That River ", "Down In A Hole " e, soprattutto," Rain When I Die " i gioielli al vetriolo dell'anima disperata e tossica dell'immenso Staley, per il quale gli eccessi della vita e soprattutto l'abuso di eroina disegneranno un percorso tragico. Sconfitto dalla dipendenza cronica e dalla depressione, Staley morirà nel 2002 per overdose. Chiuso nel proprio appartamento, abbandonato da tutti, dimenticato dallo star system, dagli amici, da un mondo a cui, nonostante l'immensa fragilità derivante dalla sua tossicodipendenza, era riuscito a donare numerosi momenti di sublime arte rockettara ( imperdibile l’epitafio del grunge a firma Mad Season ).Il suo corpo verrà ritrovato ben quindici giorni dopo il decesso e ancora oggi resta il dubbio se quell'overdose fatale sia stata un tragico errore o l'ultima volontà di un ragazzo ormai troppo distante dalla vita. Non so se il giorno in cui Layne è morto piovesse, così come preconizzava nella drammaticissima " Rain When I Die ". Ma quando penso a lui, mi fa piacere crederlo.Ci sono artisti che ho sentito più vicino di altri e la disperazione di Layne, fin da quando ero ragazzo, ha sempre trovato un accesso privilegiato verso il mio cuore. Condividere il prezzo che si paga per essere fragili e inconsistenti, o per avere un'apertura troppo sensibile verso il mondo che ci circonda, aiuta a sentirsi simili. Così, ancora oggi, ogni volta che esco a correre quando piove, come fosse un rito, sistemo il mio ipod su " Rain When I Die ", Alice In Chains, Dirt .E torno a pensare, almeno per un po’, a quel fragile ragazzo, la cui voce tossica ma possente, è ancora in grado di farmi venire la pelle d'oca e, come si dice a Milano, anche un pò di magone. La sua morte, lontanissima dagli stereotipi da rocker maledetto, grazie ai quali tanti artisti hanno goduto di leggendari tributi postumi, è solo una delle pagine più vergognose della storia del rock. Niente mito per Layne, nessuna epica del dolore. Solo un po’ di malinconica poesia, tanto sfumata da non riuscire a cancellare il violento immaginario che sottende alle sordide circostanze del suo decesso. Resta invece nelle pieghe della storia il ricordo di un ragazzo solo, abbandonato al suo fardello da chi nella vita avrebbe dovuto stargli vicino. Amarezza e molta pietà. Tuttavia, e mi conforta pensarlo, sono sicuro che da qualche parte, in giro per il mondo, c'è chi, come me, quando vede piovere, per un attimo ripensa a Layne e alle meravigliose canzoni che ci ha lasciato in eredità. Non è molto, ma forse è sufficiente a restituirgli la dignità di cui è stato privato in vita.

Ho ritrovato quanto avevo scritto dopo un concerto degli Alice In Chains visto due anni fa. Mi sembra che completi il post.

Alice in Chains-Milano - Palalido -02/12/2009
La fila, numerosa e ordinata, si snocciola verso l'entrata come i grani di un rosario. Padre Nostro e Ave Maria. C'è qualcosa di mistico nell'aria, quella sensazione di evento che un rocker consumato coglie al volo. La X generation si è data appuntamento in Piazzale Stuparich:  pochi giovanissimi, tanti trenta-quarantenni, chiome orgogliosamente spelacchiate ma ancora in favore di vento, chiodi che hanno visto tempi migliori, camicioni di flanella, vagonate di anfibi. La fredda serata è intrisa di quei discorsi che sempre anticipano un concerto: frasi smozzicate che ipotizzano scalette, la speranza di ascoltare la propria canzone, brandelli di ricordi di quando eravamo giovani, noi e gli Alice. Timore, anche. Tanto. Che Duvall, che non è Staley, affondi il nostro sogno, ghermisca in una voce minuscola il nostro desiderio di storia, di essere qui, adesso.Questa storia che stiamo andando a guardare in faccia, per ricordarci e capire se un ricordo possa vivere ancora nel presente e, a Dio piacendo, nel futuro. Paura che la storia ci si ritorca contro, che la storia diventi fredda cronaca, che la leggenda si trasformi in imbarazzante realtà,  che la passione e tutti i nostri anni siano cancellati dal pensiero di Layne, che non c'è più. Eccitazione e timore, son così le nostre facce, stasera. Facce di gente che nella vita irreale porta la cravatta, si impiega a morire in un ufficio, smazza codici e pensa al diritto, in barba al desiderio di vivere storti e strafatti. Gente che eravamo tutti Kurt Cobain e Layne Staley, che quel fallimento generazionale, quella disillusione figlia degli anni '80 se la porta marchiata a fuoco sul volto. Eravamo giovani, quando non c'era motivo di esserlo, avevamo speranze quando non c'era più un cazzo in cui sperare. Ma avevamo la musica, il grunge, l'etica di un decadentismo al contrario che ancora ci dava fiato e sangue e saliva perchè le nostre parole potessero vivere il domani. Eccoci, dunque, quegli anni tornano a noi, e li vogliamo guardare coi nostri nuovi occhi,  per capire cosa eravamo allora e, forse, cosa siamo diventati adesso. E' la magia della musica, che ci rende viaggiatori del tempo :giovani, vecchi, adulti, bambini, senza ordine cronologico, un ritornello a farci i tarocchi. Eccoli quegli anni, che salgono sul palco, incorniciato da un cuore che pulsa all'unisono coi nostri. Layne non c'è più, è morto. Forse pioveva, qualcuno lo deve sapere che pioveva. Perchè inizia proprio così  il concerto: " Rain When I Die ", e non parliamone più, vi prego. La tentazione di piangere è forte, e forse una lacrima è scesa davvero, non so se sul viso o nel romito più cupo della mia anima. Ma c'è la musica, e il ricordo vive, lo so,  vivrà, anche se non piango, anche se canterò a squarciagola, cercando nelle note ancora, ancora una volta, la voce tossica di Layne. E allora canto, e cantano tutti, lo sguardo rivolto a un pogo infernale, rutilante, sciabordio d'anime inquiete, fratelli nella calca, fratelli di dita rivolte al cielo, fratelli che non si conoscono, non si conosceranno più, eppure accumunati da un sangue che ha lo stesso dna. Partono altri classici, come treni ad alta velocità, poche stazioni, solo per rifiatare un istante, guardarsi negli occhi, accordare migliaia di air guitars. "Them Bones ","Damn That River", "Again ". Duvall non è tossico e non conosce il tormento. Gigioneggia a tratti, ammicca al pubblico in una captatio benevolentiae che, visti gli applausi scroscianti, non è necessaria.Ma ha una gran voce, perdio, di quelle che fanno vibrare l'aria, e affanculo gli snob detrattori. Una pausa acustica, sediamoci e guardiamoci un pò meglio. Con calma. Vi ricordate l'unplugged? E' Cantrell il protagonista: " Down In A Hole ( cazzo, non l 'ho riconosciuta, convinto che non tutti i sogni possano realizzarsi così, solo perchè tu li sogni ). E poi, "Black Gives Way To Blue ", le immagini di Layne in sottofondo emotivo. Layne saluta e fa ok con il pollice alzato. Applausi, signori, non lacrime. Eroe di tutti noi sbalestrati, ti salutiamo così. Basta piangere, tu ci sei, presente, come quel cuore immane che pulsa e ci regala di nuovo un futuro. Scorrono via i pezzi, in un'acustica finalmente decente, in un tripudio di schitarrate e di scapicollate da metallari quarantenni, che per una sera se ne fottono dei dolorini e degli incipienti acciacchi. Come un calcetto con gli amici, ma un pò più psichedelico e mistico. Siamo alla fine. "Man in the box " fa a botte con la mia cervicale, e vince lei ( la canzone ). Ai punti, che un ko pulito è ormai solo un sogno. C'è un ragazzo laggiù sotto il palco che ero io, quando avevo ventanni. Lo invidio. Lo guardo quanto si sbatte, naufrago nella tempesta, e lo invidio. Dio ci regala questo amore per il rock, ma non il fisico per viverlo come amanti appassionati. Ci proviamo, noi , che viviamo seduti davanti a un computer, a lucidare l'antica gloria, ma siamo dei Baggio a fine carriera: dieci minuti fatti bene, non puoi chiedermi anche di recuperare a centrocampo. Palpito, felice. Ci sono i bis, e " Would ? " che non arriva. No, arriva, arriva…Un pensiero torna ancora  a quegli anni e scivola fra le note tossiche di " Rooster" , compendio finale di un concerto che lascerà strascichi. Di gioia, e  di una giovinezza che il rock mi restituisce ogni volta. E se anche non ho, non abbiamo, una vita come quella di un ventenne, martire ed eroe sotto il palco, tornando a casa mi pare che tutte le cravatte del mondo siano scomparse, che il nostro grigio sia ora di una tonalità accesa,  e che la nostalgia, francamente, se ne possa andare affanculo. Penso che sono e sarò sempre un assolo di chitarra in un boato di rock'n'roll. Che è davvero tutto ciò che desidero essere.




Aggiungo a anche questa. Nel 1996, Layne era già al limite.Ma aveva ancora una voce capace di far tremare i polsi...




Blackswan, sabato 14/01/2011

venerdì 13 gennaio 2012

ARRESTANO IL REFERENDUM,NON COSENTINO

Nel gioco della briscola c'è una carta, il due di picche, che non conta un cazzo. La tieni nel mazzo per far numero, pronto a sacrificarla alla prima mano insignificante. Nel gioco della politica italiana il due di picche è il popolo, un impalpabile optional di quella macchina plutocratica che prende decisioni nominalmente nel nostro interesse, sostanzialmente negli interessi della casta ( rectius: cricca ) che siede in Parlamento. Così, un milione e duecentomila firme raccolte in tre settimane( quante potevano essere in sei mesi ? ) vengono considerate dalla Consulta inutili come il famoso due di picche della briscola. E' presto per tirare le conclusioni sui contenuti della decisione ( fra venti giorni ci sarà il deposito delle motivazioni ), anche se, da ormai una settimana, le voci della bocciatura circolavano insistentemente. Certo è che, qualunque siano le ragioni della Corte Costituzionale, resta più di un dubbio che l'aver affossato il referendum  avesse come unico scopo quello di rimettere in mano al Parlamento ogni decisione in merito alla legge elettorale ( riusciranno a inventarsi una porcata che sia più porcata dell porcellum ? ). D'altra parte, che la volontà popolare abbia più o meno la stessa utilità di un rotolo di cartigenica, lo ha fatto capire molto bene anche il governo Monti, visto che in nome della politica delle liberalizzazioni ( bravissimi a prendersela con poveri cristi come i tassisti e gli edicolanti, invece che con le vere lobbies ), sono pronti a sacrificare anche i venticinque milioni di voti del giugno scorso, per raggranellare un pò di denaro con l'acqua pubblica ( applausi a Polillo e al suo mandante ! ).Tuttavia, a parziale difesa dei nostri politici, bisogna dire che, se da un lato non tengono in gran conto i desiderata del popolo, è altrettanto vero che dimostrano sempre un profondo senso della legalità. Ieri, in un emiciclo festante come la notte di Capodanno, gli onest'uomini hanno negato l'arresto di Nicola Cosentino, nell'ambiente camorrista chiamato affettuosamente "l'americano". Pare che nelle carte processuali che lo riguardano, i suoi colleghi abbiano trovato tanto fumus persecutionis che nemmeno in Sardegna nella stagione degli incendi. Che ci siano foto e intercettazioni che evidenziano una certa intimità di Nick con il mondo della camorra è un fatto irrilevante. Così come è irrilevante che tre organi giudiziari ben distinti ( PM, GIP e Tribunale del riesame ) abbiano ritenuto gli elementi a carico di Cosentino tanto gravi da chiederne l'immediata associazione alle patrie galere. Lui però non andrà in carcere, a differenza degli altri 56 indagati per gli stessi reati, nei confronti dei quali l'operato di quei giudici non viene invece messo in discussione. Un fatto che potrebbe apparire bizzarro, se non si sapesse che il Parlamento Italiano pullula, oltre che di ineffabili statisti, anche di noti e combattivi garantisti dei diritti umani.Come il pluripregiudicato Bossi ( che l'amicizia con B. ha spinto a  rinnegare il proprio passato forcaiolo ) o quella personcina perbene di Alfonso Papa, l'unico ad aver goduto, suo malgrado, di una visita guidata a Poggioreale e il primo, quindi, per spirito di squadra, a congratularsi con Cosentino. Questo senza togliere alcun merito ai radicali di Pannella, passati dalle battaglie per la liberalizzazione delle droghe leggere a quelle per la liberazione dei camorristi.
 
Blackswan, venerdì 13/01/2012

mercoledì 11 gennaio 2012

E TU, CHE CANZONE SEI ?



C'è un giochino che faccio spesso per cercare di comprendere meglio le persone che mi circondano. Un giochino che probabilmente molti fanno utilizzando i colori o i fiori o gli animali o, perchè no ?, i libri, e per il quale io invece mi servo della musica. Insomma, per farla breve: conosco una persona, la frequento, ci parlo e poi l'accosto a una canzone. Operazione semplice semplice, che però spesso mi serve per chiarire le idee e mi aiuta, se possibile, a entrare in sintonia con gli altri.


Ho pensato che non sarebbe male trasferire il gioco nella blogosfera per divertirci un pò.

Voi che canzone siete ? Ve lo siete mai chiesti ? Badate bene: non intendo la canzone che vi piace di più o quella a cui vi sentite più legati, ma quella che tra tutte meglio vi rappresenta. Io, ad esempio, ci sono giorni, tanti, in cui mi sento un ibrido fra il punk e l'heavy-metal ( rabbia e poca voglia di compromessi ), e altri in cui prendo derive malinconiche, del tipo Radiohead o Spain, per intenderci. Ma a parte l'estemporaneità di alcune giornate, la mia canzone, quella che parla di me e che per musica e testo è quasi una fotocopia della mia anima, è una e una sola. Scelta banale, peraltro, ma inevitabile. Perchè, che mi piaccia o no, la mia vita è stata, ed è, una battaglia giocata in mezzo al campo, un moto perpetuo a recuperare palloni e centimetri, le gambe al servizio della squadra, poca classe, ma grinta da vendere. Mediano, numero 4, nato per correre.
Un giorno, piccola, non so quando
raggiungeremo il posto dove vogliamo davvero arrivare
e cammineremo nel sole,
ma fino ad allora i vagabondi come noi sono nati per correre.




Se ne avete voglia, inserite il titolo della vostra canzone, quella che meglio parla di voi. Prometto che, compatibilmente con le mie modeste capacità tecnologiche ( magari aiutato da Offhegoes ), inserirò tutti i video relativi alle vostre scelte. Il risultato ,spero, sia quello di un'emozionante e bellissima cacofonia.E magari un modo simpatico per conoscerci meglio.

Blackswan, mercoledì 11/01/2012


CANNIBAL KID :



FRANCESCA :




CIRANO :






MELINDA :


OVERTHEWALL :




WEBRUNNER :

 


ELLE :


 


MASSIMO :



CRISTIANA :






NARRATORE :





CONTE :






ANDREA :






POPALE :






NELLA :






MAT :






GRANDUCA :






LUCIEN :






MAGNETICO :






LYSERGIC :






CHEROTTO :






MARCO :




METIU :






ROUGE :






NEWMOON :






RESTO IN ASCOLTO :






MASSI :






ERNEST :






CHARLOTTE :






EZZELINO :



ZIO SCRIBA :



ARIANNA :



GIANF :



DOMANI E' COMUNQUE UN ALTRO GIORNO :





OFF HE GOES:




ALLIGATORE :



DOMENICO :



FOREVERME :



FACE :


LOZIRION :






LEDY : 






MARAPTICA :






VIKTOR :




BAOL :




GIACY.NTA :