La notizia rimbalza sul web alla velocità della luce.Fosse successo vent'anni fa,starei qui a mordermi le mani per il dispiacere.Oggi,per certi versi,questa fine improvvisa mi sorprende,ma,riflettendoci bene, mi pare la logica conclusione di un cammino che si trascinava, stanco e irresoluto,da tempo.I R.E.M. non ci sono più.Viva i R.E.M.! Una prece in ricordo dei bei tempi che furono.
Blackswan, giovedì 22/09/2011
giovedì 22 settembre 2011
mercoledì 21 settembre 2011
JEFF BRIDGES - JEFF BRIDGES
Sono molti gli artisti del cinema che si sono avventurati nel mondo della musica in cerca di un modo diverso di esprimere il proprio talento.Pochi,però sono stati in grado di dare un valido contributo alla causa del rock ( cito Juliette Lewis,con i suoi The Licks,che è riuscita a costruirsi una parallela,e dignitosa,carriera da rocker ).Sarà un'ovvietà, ma al mio paese c'è un modo di dire che suona più o meno così :" Ofelee fa 'l to mestè ",ovvero "pasticcere fai il tuo lavoro ",ognuno cioè faccia quel che sa fare.Tra i tanti che ci provano,spunta adesso anche il grande Jeff Bridges ( o meglio, rispunta, visto che questa è la sua seconda avventura discografica ),complice un Oscar vinto per "Crazy Heart", film del 2009 in cui il nostro interpretava il ruolo di una stella del country molto decaduta e molto alcolista.Artefici della colonna sonora di quel film,e vincitori anch'essi di un Oscar per il brano " The Weary Kind ",erano Ryan Bingham,che in questo secondo lavoro di Bridges si limita invece ad una semplice comparsata,e T. Bone Burnett, uno dei guru della musica americana, già in passato al fianco di Bridges per la realizzazione della colonna sonora de " Il grande Lebowsky ",e qui in veste di produttore. Ed è forse proprio la presenza di Burnett che, nonostante il marchio di garanzia assoluta,mortifica definitivamente le ( forse pretenziose ma ) modeste veilleità rock del cantattore americano.Le canzoni,infatti, sono così così,nè belle nè brutte,figlie di un country molto di maniera,spesso vittime di derive zuccherine ( i duetti con Rosanne Cash,figlia del grande Johnny,cariano i denti ) e di interpretazioni solo un paio di gradini sopra la mediocrità.Ma è la produzione di T. Bone a tirare il colpo di grazia al povero Jeff :un pò di sporcizia,qualche suono più ruvido e un tocco di trasandatezza sarebbero stati di gran lunga più in linea col personaggio ( lo stesso di " Crazy Heart " ) e avrebbero affrancato questi dieci brani da una sensazione di fastidioso deja vù.Invece,il disco suona troppo vellutato,troppo laccato,troppo sofisticato,troppo radiofonico.Dal naufragio,si salvano solo " What a little bit of love can do",singolo apripista,la sorniona " "Blue car" e " Everything but love",in cui si tenta un'imitazione,a dir la verità poco riuscita,di quel geniaccio di Tom Waits.Il resto è da latte alle ginocchia.Mezzo punto in più in onore del Drugo.
VOTO : 5
martedì 20 settembre 2011
UALTER, L'AMICO DEL GIAGUARO
Il quadro dell'Italia che si presenta agli occhi del mondo è senza dubbio avvincente,ogni giorno c'è una novità.Un premier,Berlusconi,che si inventa fittizi impegni istituzionali per non dover andare dai giudici ed essere sentito come teste, ma che preferisce poi presentarsi come imputato al processo Mills piuttosto che presenziare ad un vero impegno internazionale ( Onu ),così da evitare colossali figure di merda ( ad aspettarlo infatti c'erano la culona inchiavabile e la fila di quelli che volevano chiedergli se davvero la Merkel sia così inchiavabile ).Si scopre,nel frattempo,che le attività del governo del fare altro non erano che abboccamenti postribolari tra il succitato premier, puttane in carriera,faccendieri di mezza tacca, deputate col carnet degli appuntamenti mignotteschi e manutengoli vari.A Venezia,un vecchio biascicone dal grappino facile,davanti a una marmaglia di trogloditi in camicia verde, prima,con mano tremante, si asperge la miracolosa acqua del Po sulle caviglie,e poi,stizzito perchè convinto di essersi pisciato addosso, invoca la secessione.Il tutto,giova ricordarlo,nel silenzio tombale delle istituzioni preposte all'ordine pubblico ( presenti in loco nella figura del pirletta che gioca a fare il Ministro degli Interni ) e nelle assordanti cariche delle forze di polizia, che preferiscono manganellare quelli che,sventolando il tricolore, si oppongono all'eversivo raduno.Nel frattempo, S&P taglia il rating del debito italiano,declassandoci a pattumiera europea, mentre B. si smarca sgomitando, e attribuisce la responsabilità dello sfracello ai media,alcuni dei quali sarebbero addirittura colpevoli di aver raccontato la verità.Il quadro,già delizioso di suo, è arricchito da una serie di vicende giudiziarie che coinvolgono i nostri parlamentari in un tourbillion di corruttele che nemmeno lo Zaire di Mobutu: Penati ( saldo sul suo scranno di Consigliere Regionale ) prende mazzette a destra e manca per concedere appalti; lo splendido Milanese ( arresto negato grazie alla Lega ) regala altri appalti in cambio di orologi e macchinoni di lusso; Scajola,che acquistò una casa a sua insaputa,more Silvio,rifiuta di recarsi dai PM;ed infine il ministro Romano,indagato a Palermo per mafia,vede le sue dubbie frequentazioni asseverate da un collaboratore di giustizia, Stefano Lo Verso,già al servizio di Bernardo Provenzano. La cornice dell'edificante quadretto è infiocchettata dalle persecuzioni censorie dei vertici della Tv di stato che,con piglio bulgaro, fanno fuori la Dandini, promuovono Gianluigi Paragone a meitre a penser di caratura nazionale, sguinzagliano i segugi da tartufo,Minzo e Lingua Ferrara, a difesa del nano, e danno visibilità agli allucinanti deliri di troie idrocefale.Un simile status quo avrebbe creato i presupposti della caduta per implosione persino del regime cambogiano di Pol Pot.In Italia,invece,ogni volta che il governo traballa,c'è un pezzo di opposizione che fa da stampella.Casini,Giano Bifronte,salta da una scarpa all'altra con un opportunismo tale da far sembrare Berlusconi un uomo dai radicati principi etici.Fli è spaccata a metà: il 50% del partito cerca di trombarsi Sabina Began,la regina delle notti arcoriane,mentre Fini, e cioè il restante 50% dei futuristi,delira di governi di responsabilità nazionale e "passi indietro".Il meglio però ce lo regala sempre il PD.Di Pietro,non si sa come,riesce finalmente a strappare un appuntamento pubblico a Vendola e Bersani.Sembra tanto rumore per nulla,ma è un successone.Già si parla del "Patto di Vasto",esplode il tripudio popolare perchè finalmente la fine del tunnel,dopo tanti tentennamenti,pare vicina,ed è immediata l'impennata di gradimento della coalizione di centro-sinistra nei sondaggi.Non passano,però,ventiquattro ore, e arriva lui,Ualter Veltroni,l'uomo che in due anni di segretariato era riuscito a ridurre i democratici alla canna del gas."Con l'Unione abbiamo già dato ","Dobbiamo guardare a Casini "," Si rischia una radicalizzazione del partito ", sono più o meno queste le illuminanti dichiarazioni di Topo Gigio e del suo entourage di topo-geni.Dichiarazioni,grazie alle quali,in men che non si dica,viene ridimensionata ad un tepore barzotto, la turgida ed improvvisa erezione che aveva ringalluzzito le sonnachiose forze della sinistra.La domanda sorge allora spontanea:perchè Berlusconi si ostina a manovrare televisioni e giornali, pagare avvocati,corrompere giudici e testimoni,quando in circolazione ci sono D'alema e Veltroni ?Basta far parlare questi due e si campa sereni fino al 2013.Forse,oltre.E mentre Ualter pontifica,l'Italia affonda,la patonza gira e Napolitano dorme.
Blackswan, martedì 20/09/2011
TWO WINNERS ON DRUMS
Si è concluso anche il sondaggio sui batteristi,che ha visto un testa a testa fra Keith Moon ( The Who ) e John Bonham ( Led Zeppelin ), conclusosi con un ex-equo.A distanza,un buon terzo posto per Ian Paice ( Deep Purple ).Difficile scegliere fra tanti validi randellatori.Personalmente, pur amando visceralmente anche Bonham, preferisco il drumming fantasioso,rutilante e pirotecnico di Moon.Tant'è...il dibattito resta aperto...
Si sta delineando il nostro supergruppo,che assume sempre più sembianze zeppeliniane.Adesso,è venuto il momento di scegliere il bassista,cioè il mediano del gruppo,quello che fa il lavoro oscuro,cuce e ricuce per la gloria degli altri.Come di consueto troverete lo spazio per votare sul lato destro della pagina,e come di consueto mi scuso in anticipo per i nomi eccellenti che per motivo di spazio mi trovo a lasciar fuori dal lotto dei papabili.Ma sono certo che anche quelli in lizza non mortificheranno i vostri gusti.
Rock on,killers !
Blackswan, martedì 20/09/2011
lunedì 19 settembre 2011
HEADCAT – WALK THE WALK…TALK THE TALK
Ho l’impressione che ci siamo sbagliati tutti, che per campare bene e in salute non è necessario attenersi a diete macrobiotiche, astenersi da alcol e fumo, praticare costantemente attività sportiva. Lemmy è da una vita che fuma come un turco, fa incetta di sostanze psicotrope in gran quantità e accompagna le sue colazioni con due o tre bicchieroni di Jack Daniel’s.Eppure, eccolo lì, alla veneranda età di sessantacinque anni, che calca i palchi coi sempreverdi Motorhead ( l’ultimo capitolo della saga,” The world is yours “ è tra i migliori di sempre ) e trova anche il tempo di seguire il progetto parallelo degli Head Cat, roots rock band composta oltre che dallo stesso Lemmy anche da Slim Jim Phantom ( batterista degli Stay Cats ) e da Danny B. Harvey, strepitoso chitarrista rockabilly dei Lonesome Spurs. “ Walk the Walk..”, terzo album all’attivo del combo statunitense, fila via veloce e sferragliante come un treno in corsa ( ventotto minuti di durata,per una media di circa due minuti a canzone ) e divertente come una serata caciarona e alcolica fra amici di vecchia data.Arrangiamenti ruvidi, sensazione di presa diretta e piglio da punk-rocker sono i caratteri distintivi di questo disco in cui undici classici della tradizione rock e blues ( l’unico brano originale è l’iniziale “American Beat “ ) vengono rimasticati dalla voce al catrame di Lemmy e da strumenti sbrigliati alla logica del puro divertissement.Nessuna intenzione di riscrivere la storia,certo,ma solo il desiderio di rileggerla per vedere che effetto fa misurarsi con i propri miti di gioventù. In scaletta adrenaliniche versioni di “ Let it rock “ di Chuck Berry, “ Something Else “ di Eddie Cochran, “ You can’t do that “ dei Beatles e “ Crossroads “ di Robert Johnson, che piaceranno a quanti hanno nel cuore gli Stray Cats e quel fulminato di Jim Jones.
VOTO : 7,5
Blackswan, lunedì 19/09/2011
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